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ISTANTI FATALI

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istanti fatali

Nella pesca a traina con il vivo con l’amo singolo, gli istanti dell’aggressione devono essere gestiti dal pescatore in modo attivo, diversamente, l’agognata preda potrebbe essere persa prima che la frizione strida, perché il circle… di autoferrante… ha solo il nome!

L’uso degli ami circle, rappresenta la prima scelta quando si va a pesca di ricciole, utilizzando grossi pesci esca come tunnidi, lanzardi, big sugheri, e simili. Chi non lo ha mai usato, ritiene erroneamente di trovarsi di fronte ad un amo che praticamente ferra da sole le prede, come leggenda metropolitana vuole. In realtà non è così, e il rischio di avere attacchi a vuoto reiterati è altissimo, se non si seguono poche, e precise regole d’azione.

Drag

Tenere la frizione al limite dello slittamento, quando ci portiamo appresso un guardiano seppur leggero è dannoso, in quanto viene meno qualunque principio di non far sentire nulla alla preda durante l’approccio. Pensare di agevolare così la mangiata è utopistico, e lo dicono le statistiche. In assetto di traina normale meglio avere un drag intorno ai 3,5kg, sufficiente a dare all’amo la resistenza contraria per farlo penetrare correttamente.

Anche perché, con esche importanti ed un leader lungo, lo strike non sarà trasmesso immediatamente alla canna, ma serviranno diversi secondi affinché il sistema vada in tensione, e il più delle volte, quando la canna si piega, il pesce ha già ruotato l’esca e si è immolato nella prima fuga. Lì, basta a quel punto togliere la canna, aspettare che il pesce si fermi, e godersi un recupero tranquillo, senza ferrare come dei ninja.

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MINI… SUPER… ULTRA LIGHT JIGGING

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Di Domenico Craveli

LightJigging

La pesca con i mini jig, rappresenta per i puristi del vertical, una specie di eresia, quasi un frutto proibito. In realtà, questa variante della tecnica permette di divertirsi quando le prede giganti latitano; una variante sul tema che potremo considerare, con buona pace dei più integralisti, come una contaminazione reciproca tra vertical e spinning

Questa tecnica rappresenta il confine tra il jigging e lo spinning

Vj, tecnica brutale e da uomini duri! Tanto duri da canalizzare i tentativi unicamente alla ricerca del grande animale. Ma… non sempre il big fish è lì ad aspettarci. E nessuna tecnica può inventarsi un pesce che non c’è. La presenza di prede interessanti, negli spot canonici da vertical (profondità dai  35 metri in giù), può essere alquanto discontinua, tanto da far impazzire l’appassionato in ore e ore (se non mesi) di spasmodica ricerca, spesso infruttuosa nonostante la meticolosità di azione. Però, nel vagare con gli occhi fissi sul display dell’ecoscandaglio, capita di notare particolare attività trofica su fondali poco profondi, ricchi di posidonia, zona ricca di grandi banchi di minutaglia al cui seguito non possono non esserci i predatori. Questa convinzione ci ha portato ad insistere in queste aree dove non sognavamo assolutamente di calare un jig fino a qualche anno fa… Invece, provando, con jig molto piccoli, in queste particolari zone abbiamo ottenuto risultati insperati.

Meglio sul basso

Uno screen shot che dimostra quanta attività insiste sotto la nostra chiglia su un fondale poco profondo anche nella stagione calda

Che bei pesci scorrazzino sul basso fondale è cosa nota, certo non sono pinnuti facili, ma con un minimo di tecnica ed applicazione possono essere stimolati dai nostri mini “ferri”. Praterie di posidonia, scogliere, relitti o addirittura piccoli manufatti sommersi, su batimetriche comprese tra i -12 e i -30 metri, sono gli spot su cui praticare questa variante della tecnica.  Ricciole di branco,  barracuda, palamite, dentici, lecce (grosse stella e amia), pesci serra, e spigole,  rappresentano invece le potenziali prede. Naturalmente questa tecnica non è un modo per compiere stragi di piccoli predatori (l’acqua bassa è un banco di prova durissimo per il pescatore), ma è un modo per trovare comunque svago e divertimento in quelle porzioni di mare “normali”, dove magari il grande dentice e la big ricciola rappresentano, per motivi ambientali, un desiderio utopico. E poi, un pesce di qualche chilogrammo, su un’ attrezzatura davvero light, è comunque appagante e gratificante.

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ORARI DA VERTICAL

Postato in Magazine

Di Domenico Craveli

orari da vertical

Uno degli aspetti più particolari del jigging, è che è una tecnica dove con un attrezzatura davvero minimalistiche, senza nessun tipo di preliminare, e in ogni condizioni meteo-marina, si è subito pronti ad una battuta di pesca dalle prospettive di cattura infinite. Ma esistono dei “momenti” da vertical? Ci sono orari migliori di altri? E’ possibile affrontare una giornata di pesca come se fosse un cronoprogramma?

Il Vj è una disciplina molto particolare, che scatena l’aggressione da parte delle prede generando disturbo/irritazione/curiosità . Stimoli che esulano dal bisogno alimentare del pesce. Questo fattore è alla base della tecnica, perché stravolge le metodologie di approccio agli spot, in base alla presenza di un preciso tipo di preda. Poi, è  normale che in ogni istante della giornata può sempre capitare di tutto, ma qui stiamo raccontando un’altra storia.

Alba da ricciole

Le ricciole, alle prime luci del giorno, sono ancora imbrancate nelle loro zone di stasi. Ferme in corrente, oppure intente a nuotare in circolo come se fossero in un grande acquario sferico. Questo è il momento in cui sono più vulnerabili alla provocazione da jig. Il loro grado di aggressività è massimo e se un artificiale viene calato in mezzo a quel branco, verrà attaccato istantaneamente senza troppi problemi. Una situazione simile a quel che potrebbe accadere ad un verme nel pollaio … . Nelle stesse condizioni, trainisti di provata capacità, si sono visti ignorare enormi bocconi naturali, come grossi tonnetti vivi e/o calamari. Questa situazione si ripete anche al tramonto, ma i carangidi sono meno propensi ad attaccare. Anzi, insistere nelle fasi di apatia, può rendere quei pesci imprendibili.

Dalle 9 alle 12…

Nella calma piatta delle ore centrali della mattinata, è bene andare profondi, molto profondi. Gli sciabola, sono di solito attivi e garantiscono divertimento

Specialmente nei mesi estivi, questo orario corrisponde ai momenti di bonaccia, a parte situazioni diverse legate a perturbazioni in corso o in arrivo. Ed è l’orario peggiore per pescare. Sia per il caldo che avanza, che per le possibilità di cattura che si riducono al lumicino sugli spot non troppo  profondi , diciamo 30/50 metri. Se proprio si vuole insistere anche in questi orari, conviene andare profondi, diciamo tra i 70 e i 150 metri, dove i ritmi biologici sono diversi rispetto al medio fondale, perché condizionati da variabili diverse. A quote importanti, il sole alto arriva meglio fin giù, contribuendo a rendere visibili maggiormente gli artificiali. Anche se  a quelle quote è il rumore idrodinamico ad attirare maggiormente.

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Tutto sulle canne da tonno

Postato in Magazine

Di Aldo Benucci

tutto sulle canne da tonno

E’ verso la fine degli anni 70 che in adriatico si comincia ad andare in alto mare per insidiare sua maestà il TONNO.  Si pescava con canne molto potenti 130 lb,  costruite in vetroresina e fibra fenolica,  equipaggiate di mulinelli enormi, taglia 14/0. Un’attrezzatura pescante pesava almeno 10 kg, impossibile da tenere in mano a lungo e gestibili solo in sedia. In quel periodo però i tonni erano veramente maestosi. Si potevano catturare esemplari che superavano spesso i 300 kg. i veri giganti che hanno segnato una vera e propria epopea.  Nel tirreno la pesca sportiva al tonni arriva solo dieci anni dopo, agli inizi degli anni 80, ma con pesci molto più piccoli, rispetto all’adriatico. La taglia media allora era di 130 kg  con qualche esemplare che superava i 200 kg.

Nuove esigenze

Nasce in questo mare, quindi, l’esigenza di alleggerire le attrezzature ed ecco affacciarsi sul mercato canne più corte, non solo adatte a pesci più smart, ma anche più maneggevoli. Infatti rispetto alle esigenze adriatiche le rotte dei tonni tirrenici sono più vicine alla costa, raggiungibili anche da imbarcazioni più piccole, con spazi ridotti e dove l’uso di canne lunghe e della sedia da combattimento era poco confortevole. La progressiva  diminuzione della taglia dei tonni ha fatto il resto, facendo affermare l’uso di canne corte da gestire in piedi, le attuali stand up, che offrivano anche una nuova connotazione al combattimento, più sportivo e soprattutto più divertente.

Dimensioni e leggerezza

Oggi le attrezzature sono cambiate ulteriormente. L’uso di canne corte è diventato uno standard mediterraneo e la leggerezza è diventata la parola d’ordine. E cambia anche l’azione che si alleggerisce ulteriormente. Si modifica la geometria di costruzione e dai passanti carrucolati si è passati a canne con gli anelli. Ultima evoluzione è il montaggio ACID, ovvero con anelli montati a spirale lungo il fusto della canna.

Scelte importanti

Per chi deve avvicinarsi alla tecnica o chi vuole rinnovare l’attrezzatura, inn considerazione dell’offerta di mercato, può diventare difficile fare delle scelte autonome e consapevoli. Perché sapere a cosa andare incontro con un nuovo acquisto è difficile. Soprattutto è importante non comprare un prodotto, solo per il concetto modaiolo di possedere un prodotto di tendenza, ma si deve essere consapevoli delle prestazioni di una canna e possedere la giusta esperienza per apprezzare una canna evoluta rispetto ad una con caratteristiche più adeguate a chi non ha ancora la sufficiente autonomia. Quindi è importante avere il supporto di amici competenti o meglio di un negoziante esperto e professionale che indirizzi e canalizzi le nostre esigenze. 

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Una ricciola per l'estate

Postato in Magazine

Di Michele Prezioso

una ricciola per l'estate

E’ il momento. La ricciola, carangide icona della traina con le esche vive, è in arrivo: il pesce che laurea davvero chi ama la traina, la cattura che può stregarci fino a farci diventare monomaniacali.

Non è un pesce facile, ma neanche impossibile. E’ una preda che va cercata con determinazione ma anche con molta tecnica. E, qui di seguito, faremo proprio il punto su come effettuare una sessione mirata alla ricerca della ricciola . Per i neofiti e non solo.

Piccole e grandi

Le ricciole sono pesci che per una buona parte della loro esistenza vivono in branchi. Quando sono piccole, di pochi etti, i branchi sono enormi, mentre man mano che crescono i gruppi si assottigliano, fino a quando, raggiunta l’età adulta, i grossi esemplari vivono in solitudine o al massimo in gruppi di due, tre animali. La particolarità è che in ogni momento aggregativo i branchi sono composti da individui tutti dello stesso peso e dimensioni. Soprattutto nelle fasi giovanili, quando i branchi sono folti di esemplari, la necessità di cibarsi per crescere genera una fortissima competitività alimentare tra gli stessi componenti; quando si incontrano questi pesci lo strike multiplo è garantito. Più crescono e maggiore diventa la loro attenzione a ciò che gli si propone. E, di conseguenza, aumentano i nostri problemi ….

Posti specifici o rotte casuali ?

E’ bene sapere che tutti i pesci sono abitudinari; addirittura le loro abitudini sono tali pur senza esperienza. Vogliamo dire che anche un pesce giovane, nuovo di quegli spot, passerà nei posti dove passano o sono passati gli altri; e così sarà fintanto che lo spot non subirà eventi gravi, come ad esempio un prelievo di massa di qualche cianciola; quindi è certo che esiste la memoria genetica che trasmette ai pesci l’esperienza e ne fa evolvere i comportamenti. Addirittura, i loro percorsi, gli spot di caccia e gli areali dove soggiornano sono frequentati con micrometrica precisione durante specifici periodi dell’anno in funzione delle fasi lunari piuttosto che del foto periodo. Questo per farci capire che di anno in anno, di stagione in stagione, noi quei pesci li potremo incontrare sempre negli sessi posti e negli stessi periodi. E’ una specie di appuntamento, che però impone l’obbligo a noi pescatori di non abusare di questa conoscenza. Tornando, però, alle tecniche di ricerca del “posto buono” se non si hanno dritte giuste, la soluzione migliore è quella di studiare il fondale e il gioco delle correnti e cercare di pensare come un pesce.

Quando il pesce è a bordo la giornata è stata coronata dal successo. Abilità e un pizzico di fortuna ci hanno premiato. Inutile insistere per catture multiple … le ricciole sono prede a cui va il massimo rispetto

Fondali da ricciola

Ma quale morfologia deve avere il fondale per potervi incontrare le ricciole in caccia? Intanto tutti i salti batimetrici, ed i canaloni in particolare, che rappresentano delle vere e proprie autostrade e, poi, tutte le zone limitrofe ai punti in cui è presente mangianza. Le nostre amiche mangiano di tutto; in un’ultima pescata, in un esemplare di poco più di una decina di kg abbiamo trovato un dentice di circa 800 gr …. Va da sè che la nostra regina è un predatore ad ampio spettro e la sua strategia di caccia è a tutto campo. E questo ci fa capire che, sebbene sia fortemente abitudinaria, può essere capace di grandi improvvisazioni. La troveremo pronta a predare sui branchi di pelagici minori in mezzo al mare; sotto la bagarre di una mangianza di piccoli tonni o di grandi palamite ci può essere lei pronta a accaparrarsi il pesce più grosso. Quindi, ispezionate le zone calde, è consigliabile andarsene in giro, con lo scandaglio ben in vista e esche lontane, battendo in modo organizzato le zone adiacenti le secche piuttosto che i promontori che sprofondano nel blu o i pianori di misto prima delle batimetriche più profonde. 

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Se mi tiri io ti... affondo

Postato in Pesca

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Gli affondatori idrodinamici sono a torto considerati spesso solo come accessori di sussidio alla traina; molti li posseggono e non li adoperano e molti ancora non ne conoscono neppure  l’esistenza. Eppure sono strumenti che possono aprire scenari di pesca molto interessanti, soprattutto perché poco impegnativi nell’uso e dall’ effetto decisamente  assicurato.

Passione Dentice

Postato in Scuola di Pesca

Il dentice è una delle prede più ricercate dai pescatori che lo insidiano con la tecnica della traina di fondo con le esche naturali, vive o morte. Un pesce molto tecnico che deve essere ricercato con perizia e profonda conoscenza dell’ habitat in cui vive e delle sue abitudini predatorie e alimentari, che si differenziano secondo l’areale e i periodi dell’anno.

Trasduttore Raymarine

Postato in Elettronica

Raymarine ci parla del trasduttore...