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Quali sono i travi di base per far fronte alle esigenze dell’agonismo?

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Avvicinandosi all’agonismo, provenendo dalla pesca ricreativa, quali sono i travi di base che bisogna realizzare e portarsi dietro per far fronte alle esigenze più comuni?

Se fosse possibile stimare con un rapporto matematico, la differenza tra pesca ricreativa ed agonismo, considerando le attenzioni che servono per essere incisivi nelle competizioni, potremmo dire che l’agonismo chiede 10 e la pesca dilettantistica 3. I travi per l’agonismo vengono strutturati per coprire tutte le esigenze che il mare ci presenta quando siamo in spiaggia. Per tale motivo, non solo parliamo di qualità (fluorocarbon, travi iper-specialistici, etc.), ma anche di quantità, perché il corredo di un atleta raggiunge anche i 100 e più terminali. Il fondamento nelle gare è il trave con più snodi, per tentare catture multiple; gestire una montatura così realizzata richiede allenamento, sia per la sua preparazione che per la disposizione in pesca. Per lanciarlo occorre un gesto secco e pulito: pena una matassa indistricabile di filo.

I due assetti più in uso sono:

  • trave da 1,50 mt con due snodi, uno a 5 cm dall’asola e l’altro a 15 cm dal piombo. Terminali lunghi 60 cm. E’ un trave generico, valido per sparidi, serranidi, etc. Inserendo un flotter sul terminale superiore si possono tentare i pesci di mezz’acqua e di superficie.
  • trave di 1 mt con un solo snodo a 5 cm dall’asola. Porta un solo terminale, ma con la possibilità di capovolgerlo. In questo modo possiamo pescare con un long arm basso, se il mare è calmo o poco mosso; se, invece, il mare è mosso, lo giriamo ed otteniamo uno short rovesciato, che sarà più indicato.

Dario Limone

 

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