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Invisibilità o movimento ? Cosa conta di più?

A cura della Redazione

 

Quando le catture scarseggiano, quando si perde qualche pesce dopo un attacco andato a vuoto è naturale analizzare a fondo le cose.

Il pesce c’è ma non mangia, ha aggredito la mia esca ma non ha concluso l’attacco … a cosa sarà dovuto?

Sarà il filo troppo visibile?

Avrà visto l’amo?

Sta di fatto che, magari, diminuendo le sezioni la situazione cambia e spesso ci si convince che il problema stia nel fatto che i pesci vedano le nostre montature.

Ma sarà proprio così?

I pesci davvero scartano un boccone perché vedono che è appeso ad un filo?

Non ne siamo assolutamente convinti.

Anni di pesca con l’obbiettivo non solo di prendere pesci, ma soprattutto di farlo con continuità ci ha portato a fare ragionamenti diversi.

Convinzioni personali che non vogliamo, come è nostra abitudine, vendere come regole assolute ma che vogliamo condividere, come spunti di discussione e ragionamento.

 

Ma davvero la visibilità di un terminale può essere la causa di  un rifiuto dell’esca?

 

La logica della predazione

E allora percorriamo insieme tutti i ragionamenti che hanno motivato le nostre convinzioni, anche se forse la prendiamo un po’ alla lontana.

Tutti i pesci sono predatori, anche la timida triglia, i fragolini, piuttosto che l’orata.

Ognuno ha le sue prede abituali che cattura con metodi diversi ed in genere specializzati.

Nel caso degli obiettivi classici della traina con il vivo, soprattutto se parliamo di dentici e ricciole, l’alimentazione di questi pesci avviene con attacchi diretti ed improvvisi, su moltissime prede.

Il dentice è meno selettivo ed è capace di nutrirsi anche di piccoli pesci, a volte di carogne o di pesci importanti che aggredisce con irruenza, quando ne percepisce le difficoltà.

La ricciola è un grande aspirapolvere capace di “ingoiare” pesci enormi, pesci piccoli , i cefalopodi , tunnidi, sparidi fino a suoi stessi simili, grazie al nuoto poderoso, agile e veloce e, ovviamente ad una bocca smisurata.

 

La ricciola aumenta la sua diffidenza con l’aumentare della taglia … 

Come cacciano i pesci

I predatori non mangiano sempre; e se qualcuno asserisce di aver capito con precisione quando lo fanno o racconta una grande balla o ha preso un abbaglio.

Abbiamo individuato delle macro informazioni rispetto ai momenti migliori, rispetto a marea, luna e corrente, ma da qui a prevedere quando i pesci sono in attività con certezza ce ne passa.

Sta di fatto che ci sono momenti precisi in cui tutti i predatori entrano in attività in ampi tratti di mare, come se fossero sincronizzati , mentre durante il resto della giornata le catture diventano meno che casuali.

Questo non fa che complicare l’analisi statistica, ovviamente.

I pesci cacciano a vista, con l’olfatto, il gusto e con l’udito.

Ovvero sono in grado di vedere la sagoma della preda, sentirne l’odore, percepirne quello che possiamo paragonare ad un sapore, monitorare il movimento tramite le vibrazioni rilevate con la linea laterale e ascoltare i suoni grazie all’amplificazione che è in grado di effettuare la vescica natatoria.

Insomma un sistema di caccia degno di un sommergibile da guerra, super evoluto; un complesso di sensori che consente al predatore di avere una precisa valutazione della preda

 

Nel caso della pesca in bolognese alla spigola una lenza leggera che non snaturi l’andamento in corrente dell’innesco è determinante: questo dimostra quanto sia importante la sezione del filo e la sua morbidezza

Movimento e non invisibilità

Dopo tutte queste premesse torniamo al concetto della possibilità da parte del pesce di rifiutare una preda perché vincolata ad un filo visibile.

Quando la predazione é frenetica abbiamo più volte verificato che i pesci non vanno per il sottile; ma l’effetto branco non è la regola e le cose in genere si complicano.

Ragionando sulle premesse precedenti è evidente che i predatori riconoscano le prede dal movimento e ne valutino la attaccabilità proprio dall’analisi di tutti i parametri percepiti.

Li vogliamo chiamare proprio “parametri” perché sono quelli che contribuiscono a far discriminare un boccone tra “naturale” e “innaturale”.

Nella pesca che sia a traina, a spinning dalla spiaggia che a bolognese ci sono dei comuni denominatori; uno su tutti quello che cerchiamo di ingannare un pesce offrendogli del possibile cibo.

A tutti sarà capitato di vedere un tonno come scarta il boccone legato al filo, o una spigola che ignora un bigattino mal presentato o una ricciola che smusa un pesce esca poco convincente.

In realtà il motivo è davvero il filo, ma non il fatto che sia visibile o sia l’amo esposto a far scoprire l’inganno.

 

E’ evidente, in questo video, quanto i pesci siano discriminanti nei confronti delle esche. Fatto che accade anche con i dentici …

 

Sezione e flessibilità modificano  peso specifico dell’esca, movimento, reazione alla corrente e autonomia di nuoto.

Tutti parametri che i pesci discriminano e che in modo “digitale” consente loro una valutazione del boccone .

Un fatto che capita spesso, quello dell’esca seguita per molto tempo senza attacchi, che viene ispezionata e sollecitata anche da colpi di muso da parte di qualche ricciola.

 E in quando è così, i casi son due, o non è ora di mangiare o qualcosa nel movimento non convince il predatore.

Ricordiamo che molte prede sfuggono ai predatori con l’assoluta immobilità e non solo nascondendosi

Maggiore è la sezione del filo e maggiore è il vincolo che crea, come un guinzaglio troppo rigido, subendo anche altre forze, durante l’avanzamento in acqua.

La sezione della lenza offre maggiore superficie, aumentando l’influenza delle correnti, creando dei movimenti che insospettiscono.

Un filo leggero compromette poco il nuoto di un pesce, lo fa faticare meno in fase di reazione all’attacco ed emette meno “rumore” con le vibrazioni che si creano col movimento in acqua

Nel bolentino, nel drifting e nella pesca da terra ed anche nella traina e nello spinning un filo leggero turba in modo meno evidente l’andamento in acqua degli inganni .

Anche nella traina veloce sezione e morbidezza del filo possono avere un ruolo importante

Per concludere

Sicuramente fin qui abbiamo fatto una analisi che motiva la nostra convinzione sul fatto che la forza dei fili sottili non sia davvero quella della minore visibilità.

Insomma, per riconoscere un pesce, noi umani dobbiamo vederlo e quindi confrontarlo con il data base nella nostra memoria.

Un pesce lo cataloga tramite immagini , suoni, odori, vibrazioni e analisi del movimento, cosa che ci fa capire che in tutto il gioco il vero elemento di disturbo è il filo.

In acqua vedere in modo dettagliato è impossibile, per ovvi motivi legati alla propagazione luminosa in acqua e i particolari non si evidenziano.

Nel presentare un’esca quindi il concetto vincente è quello di non snaturarla.

I pesci oltretutto imparano in modo inspiegabilmente veloce le cose da cui diffidare e stare alla larga.

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