Bolentino in basso fondo … metodi inediti per risultati impensabili!

Bolentino in basso fondo … metodi inediti per risultati impensabili!

di Domenico Craveli

Tecniche classiche, applicate nella maniera di sempre ma in contesti inediti, possono rappresentare una valida soluzione quando si ha che fare con prede diffidenti, nella reale convinzione che ogni tanto trasgredire con metodo ripaga alla grande.

L’incessante ricerca di poste sempre più lontane e solitarie, la convinzione che i bassifondi costieri siano piuttosto sterili ed inadeguati per concretizzare con continuità belle catture, ci porta inesorabilmente a priori ad escludere determinati tipi di spot che, se affrontati con tecniche particolarmente leggere e raffinate, potrebbero veramente rappresentare una piacevole e poco impegnativa sorpresa, realmente a portata di mano e… di barca.

Senza volersi inventare niente di nuovo, attraverso spirito di osservazione e numerosi test in mare, siamo giunti alla conclusione che la corretta applicazione di sistemi di pesca utilizzati comunemente da terra, per insidiare prede diffidenti in contesti ambientali difficili, può trovare ampio spazio anche da natante.

Frequentando assiduamente le banchine portuali e le scogliere con acque antistanti abbastanza profonde, anche 8/10/15 metri, ci si è resi conto che pescare a stretto contatto con il fondo, in ambienti così “alti” per le  efficacissime tecniche di superficie, non era poi così complicato come poteva a primo impatto istintivamente apparire, magari senza aver provato a sfruttare a pieno le potenzialità dei terminali sospesi che prevedono l’uso di galleggianti scorrevoli. E’ bastato infatti utilizzare attrezzature specifiche, ben ottimizzate, acquisendo naturalmente un po’ di propedeutica pratica,  per riuscire tranquillamente ad essere incisivi in questi luoghi un po’ ostici, realizzando catture importanti e in buon numero.

Il perché di una scelta

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Dopo queste valutazioni, il trasferirsi a bordo di una imbarcazione è stata solo una logica conseguenza, per applicare quanto acquisito sulla terraferma,  in tutte quelle zone costiere a bassa profondità che si presentino  a carattere misto/roccioso o con vaste praterie di posidonia, dove i pesci sono sì numerosi, ma generalmente catturarli è davvero difficile, specialmente con tecniche di bolentino tradizionale.

Che la “materia prima” ci fosse si era in molti a pensarlo, ma sono stati  soprattutto i “cugini” in apnea  a crederci, almeno quelli con il bagaglio tecnico più elevato, perché anche per loro le acque poco profonde e limpide non sono facili da affrontare.

Le prede catturabili sono molteplici, e spaziano dai pregiati sparidi,  come occhiate, saraghi e orate, fino ai più modesti ma altrettanto divertenti muggini, oppure alle boghe e ai sugarelli, frequentatori assidui di queste zone specialmente di primo mattino. Naturalmente all’elenco potrebbero, in alcuni casi, anche aggiungersi pesci imprevedibili ed erranti come le spigole e le lecce stella.

Come si può facilmente intuire, le potenzialità sono tangibili ed obiettivamente realistiche, basta solamente crederci, superando quell’ impaccio pregiudizievole che assale il pescatore ogni qual volta affronta una situazione nuova, nell’impazienza di vedere immediatamente i risultati: calma, siamo qui per rilassarci e divertirci, cercando di interpretare la pesca a 360 gradi fuori dai luoghi comuni.

Le attrezzature

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 Senza stare troppo a pensare alle opinioni di chi ci sorprenderà a pescare su una piccola barca con canne lunghissime anche di 5 metri, dovremo obbligatoriamente adeguare tutto il corredo delle attrezzature alle esigenze ultraleggere di questo tipo di tecnica, cercando di acquisire velocemente una buona dimestichezza con lenze ed ami di dimensioni molto ridotte rispetto a quelle solitamente usate dai “bolentinari” puri.

Le canne da pesca saranno del tipo bolognese o inglese da metri 4,5/5, nelle versioni più rigide, studiate appositamente per il mare. L’azione dovrà essere prevalentemente di punta senza scendere a compromessi, per garantire una rapidità di ferrata tale da permettere agli ami di ben penetrare nonostante il lungo terminale.

I mulinelli, piccoli e non troppo veloci, dovranno avere nella frizione il loro punto di forza.

La lenza in bobina, di colore neutro, avrà un diametro 0.18/0.20, mentre per il terminale pescante uno 0.12/0.14 potrà andare bene. In alcuni casi potrà rivelarsi necessario scendere anche allo 0.10, ma per fare questo è richiesta una notevole padronanza per evitare di perdere numerose prede.

I galleggianti scorrevoli saranno del tipo a penna anglosassoni o a goccia. I primi si lasciano preferire in condizioni di calma e acque ferme, mentre i secondi ci agevoleranno quando la corrente farà derivare il terminale. Gli ami saranno a misura di prede e di esche, solitamente mai più grossi di un buon 12 a gambo corto.

 La tecnica

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Scelta la zona, provvederemo immediatamente ad ancorarci senza fare troppo rumore, calando il rampino lentamente. Filata un po’ di sagola, provvederemo a iniziare una pasturazione a base di sfarinati e bigattini nei pressi della barca. In base alle nostre mire decideremo se intensificare il brumeggio più in superficie o a fondo, anche se, data la bassa profondità, è consigliabile interessare tutta la fascia d’acqua.

Prima di lanciare in mare le nostre lenze, è necessario adeguare la distanza di lavoro delle esche dal fondo agendo sullo “stop” del galleggiante, effettuando le dovute misurazioni con una sonda tipo la famigerata Stonfo. L’ecoscandaglio è un ausilio, ma da solo non basta per effettuare una taratura perfetta dei terminali.

A questo punto, scegliendo le opportune esche, rappresentate solitamente da bigattino, gambero, filetti di alice o di sarda, potremo incominciare a pescare. Solitamente i pesci entreranno in pastura in circa 20/30 minuti, e a noi non resta che aspettare l’inabissarsi del galleggiante per dare vita ad un recupero divertente, esaltato dalle performance che solo questo tipo di attrezzature riescono ad avere.

Naturalmente, oltre al divertimento arriveranno anche tante belle prede… basta provarci con metodo.