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Eging , la pesca ai cefalopodi alla portata di tutti: tecnica e attrezzatura

eging

 

Di Marco Rasicci

LEGING la  pesca ai cefalopodi, come le seppie ed i calamari, è stata sempre considerata una tecnica praticata esclusivamente dalla barca.

Ora le opportunità di cattura sono cambiate e l’evoluzione della tecnica ci consente di insidiare le nostre prede anche da terra.

Stiamo parlando dell’Eging, la soluzione made in Japan che ha aperto nuovi orizzonti.

Una pesca che impone un approccio specifico, per ogni tipo di preda  che si diversificherà ulteriormente  in funzione della natura dei fondali, della profondità e dei periodi dell’anno.

Sarà possibile ottenere impensabili soddisfazioni a patto che ci si doti di attrezzature adeguate e si apprenda la giusta tecnica.

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Al tramonto, a ridosso di manufatti, scogliere ed aree portuali, la tecnica dell’eging può trovare il suo teatro naturale per emozionanti catture

Chi ben s’attrezza …

La canna è l’attrezzo che fa la differenza; sceglieremo attrezzi specifici e leggeri con anelli adatti all’utilizzo di trecciati sottili.

Questo è il primo passo per ottenere i movimenti migliori, mantenere la massima sensibilità e soprattutto avere la giusta elasticità per ammortizzare la reazione di prede importanti. 

Anche i mulinelli dovranno essere muli di qualità: leggeri, fluidi, con un buon riavvolgimento, ma soprattutto con una frizione ottima per gestire trecciati sottili, che non vanno oltre le 6/8 lb.

La leggerezza è tutto quando si deve lanciare in continuazione, in condizioni non sempre comodissime. In sintesi un 2500 od un 3000 sarà l’ideale, un ottimo compromesso che ben risponderà quando si tratterà di combattere grandi esemplari.

Legati ad un filo

 La scelta di cosa mettere in bobina è spesso oggetto di discussione; alcuni pescatori preferiscono utilizzare dei nylon specifico per eging o trecciati molto sovradimensionati; altri privilegiano la leggerezza.

Il trecciato, a parità di carico di rottura, ha sezioni molto ridotte oltre a rendere più semplici i lanci lunghi.

Esistono anche trecciati affondanti eccellenti per pescare sul fondo o lanciare controvento. Per quanto riguarda il libraggio, fili con carichi di rottura superiore alle 10lb, sono superflui rappresentando già questo un carico di rottura molto superiore alle necessità e un buon compromesso può essere rappresentato da un 8lb.

Completeremo il complesso pescante con un terminale in fluorocarbon dello 0,22, che connetteremo al trecciato con un nodo di buona tenuta ed infine ad un buon moschettone.

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Le seppie sono una preda classica, anche diurna, di quelle zone in cui è presente il fondale sabbioso

In un mare di inganni

 L’offerta di mercato ci propone una varietà di artificiali a dir poco imbarazzante ed è difficile riuscire ad avere le idee chiare su cosa comprare.

Sicuramente si può partire da un concetto di base riguardo i colori e possiamo dire, in linea di massima, che le colorazioni chiare o glow vanno molto bene in condizioni di scarsa visibilità mentre arancio, verde, rosa, nero risultano funzionanti con acqua limpida.

Anche i colori naturali spesso si rivelano la scelta vincente cosi come alcuni accorgimenti quali il tessuto termico di copertura degli artificiali; un aspetto importante è rappresentato dalla luminosità notturna che può influenzare la resa di una determinata livrea rispetto ad altre.

L’importanza del peso

Altra scelta da affrontare è il peso e l’affondabilità dei nostri inganni, elementi importanti sia per le distanze di lancio che per le profondità da raggiungere.

Per i calamari useremo esche per sondare le fasce d’acqua intermedie, mentre per le seppie dovremo entrare rapidamente in contatto con il fondo.

Per quanto riguarda le dimensioni degli egi queste sono espresse in “grammature” e vanno dall’ 2.5   fino al 3.5 e, soprattutto all’inizio, sarà bene orientarsi sulle misure intermedie.

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Calamari di questa taglia possono essere prede possibili nei periodi freddi e mettono a dura prova attrezzatura e pescatore

In pesca

Siamo giunti al dunque, al momento di mettere in pratica l’azione di pesca. L’animazione dell’esca sarà la cosa più importante dalla quale dipenderà la riuscita del nostro gioco.

Inizieremo con jerkate ampie in serie di due o tre seguite da un periodo di stop per poi ripetere lo schema fino al recupero definitivo. Ciò farà lavorare l’esca nel modo più imitativo possibile delle prede usuali di seppie e calamari.

Rapide fughe , stasi sul fondo e saltelli, rapidi o lenti, dovranno essere alternati, sondando varie porzioni di mare fino a trovare quello più stimolante per la nostra preda. 

Gli attacchi avvengono principalmente nel momento in cui l’artificiale si ferma e l’aggressione all‘artificiale sarà inconfondibile e il momento delicatissimo.

E’ importante mantenere il sangue freddo reagendo con un recupero omogeneo e senza scatti per evitare di perdere la preda. Infatti potremo correre il rischio, soprattutto con i calamari, di rompere i tentacoli e perdere la preda.

Sono questi gli attimi in cui la taratura della frizione e l’elasticità controllata della canna possono fare la differenza.  Perdere un calamaro nel branco significa dire addio ad ogni opportunità successiva.

Nel caso che l’obbiettivo siano le seppie, il lavoro si dovrà svolgere sul fondo con jerkate meno rapide e più cadenzate, in ragione di 5,6 per volta, intervallate da lunghe stasi sul fondo.

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