di Michele Prezioso
Le orate sono pesci fantastici, ma quando raggiungono taglie importanti diventano una preda pazzesca.
Combattenti incredibili che oltre ad essere difficili da incontrare, mettono a dura prova, soprattutto se pescati si fondali impegnativi, attrezzature e pescatori.
Insidiarle dalla barca con la tecnica del bolentino richiede molta determinazione, ma può essere un’esperienza che fa andare fuori di testa.
La posta giusta
Le grandi orate durante il periodo autunnale si riuniscono in gruppi numerosi, per dare seguito alle danze nuziali ed è possibile incontrarle su fondali anche molto profondi caratterizzati da consistenza detritica, sabbia e posidonia.
Insomma il fondale misto per eccellenza, ideale per l’ovo-deposizione, che avverrà in più riprese, da ottobre a dicembre.
E’ l’abbassamento della temperatura dell’acqua che darà il via all’accoppiamento che avverrà in acque dove la temperatura dovrà essere costante.
Quindi saranno le poste profonde e tranquille dove si dovranno concentrare le nostre pazienti ricerche, con l’ausilio di un ottimo fish finder.
Facciamo attenzione
Pescare le orate dalla barca è un’arte.
In primo luogo sarà indispensabile ancorarsi per bene, meglio se con due ancore, per immobilizzare la barca evitando che non solo si sposti perdendo il punto di pesca ma soprattutto che le esche sul fondo si muovano.
Il segreto di base è poggiare gli inganni immobili sul fondo, solo così saranno credibili.

La pasturazione
Ma quello che dovremo fare prima di entrare in pesca è effettuare una pasturazione mirata e che risulti molto efficace.
Creare una zona ricca di risorse alimentari è il primo passo; oltretutto non è solo il richiamo del cibo che conta, ma anche tutta la frenesia di piccoli pesci ad essere importante, perché la loro presenza a sua volta richiama altri pesci oltre a segnalare la zona come sicura e priva di predatori.
Il pasturatore a sgancio, sarà quindi il protagonista insostituibile; infatti ci consentirà di depositare proprio sul fondo nei punti desiderati il brumeggio.
Useremo un mix di sarde sminuzzate, cozze triturare e pane raffermo ammollato.
Creeremo una “attrazione fatale” fatta di odori sapori e impatto visivo generato dal pane che si sfarinerà in una nuvola, veicolando esso stesso parti di sarde e cozze.
Una “pozione magica” che sarà capace di espandere il suo richiamo per molti metri intorno.
Non dovremo esagerare e limiteremo l’operazione a circa tre o quattro sganci

Iniziamo l’avventura
Creato il giusto richiamo, sarebbe opportuno calare a fondo almeno tre canne, proponendo inneschi diversi per capire al più presto quello che è più gradito nel contesto di luogo e momento in cui ci troviamo.
Adopereremo delle esche che sono i cavalli di battaglia della pesca alle orate: il granchio ed il paguro vivi, la cozza e il tocchetto di sarda
Sia il granchio che il paguro dovranno essere innescati a modo senza far perdere loro vitalità, mentre la cozza sarà intera chiusa con del filo elastico e la sarda, ben soda, cucita dall’amo che rimarrà con la punta esposta.
Useremo degli ami beak robusti e affilatissimi di comprovata qualità, grandezza 1 o 2/0; ricordiamo che dovranno confrontarsi con bocche in grado di frantumare gusci ed ami come niente fosse, capaci di pressioni di tantissimi kg.
Le esche verranno calate sul fondo a frizione molto morbida …

La Signora, se in zona, non tarderà a farsi sentire e maggiore sarà la sua taglia tanto maggiore il suo sospetto e delicato l’approccio all’esca; ma quando avrà perso ogni sospetto la tocca sarà netta, potente e inequivocabile, con una fuga da cardiopalma.
La reazione sarà una progressiva e controllata chiusura della frizione fino a raggiungere un valore che ci consentirà di assecondare le sfuriate e allo stesso tempo di stancare il pesce.
Realizzeremo i nostri terminali in modo robusto, con dell’ottimo fluor carbon tra lo 0,28 e lo 0,33, in considerazione che opereremo a profondità elevate alla ricerca di esemplari di taglia.
I terminali consigliati sono sicuramente il jolly napoletano, la vipera e non ultimo un terminale classico con piombo scorrevole ed uno svolazzo di circa due metri



















