Drifting Magazine

I segreti del drifting : la pasturazione

Di Saverio Bersanetti

Con l’apertura al tonno alle porte, affronteremo un argomento che è la pietra angolare del drifting.

Parleremo della pasturazione o brumeggio.

Che la pasturazione sia ritenuta indispensabile lo dimostra il fatto che tutti la pratichino ma ottenere un’azione davvero efficace non è poi così scontato.

Siamo proprio sicuri che il nostro brumeggio sia ben impostato?

Cercheremo quindi di dare qualche contributo per capire al meglio come rendere il brumeggio l’arma vincente.

Le osservazioni che andremo ad esporre non sono verità assoluta ma il frutto delle esperienze di tanti pescatori di tonni che nel tempo hanno ottenuto ottimi risultati e pertanto va da sé che possano avere qualche fondamento di verità.

Tipi di pasturazione

Le soluzioni che si possono adottare sono molteplici.

La più semplice è quella rappresentata dalla scia odorosa ottenuta tramite la pastura in rete, che troviamo in commercio.

Soluzione che potrebbe essere anche fatta in casa utilizzando una certa quantità di sardine o anche di altri pesci, meglio se un tantino decomposti, per facilitare la dispersione in acqua chiusi nella solita rete e messa fuoribordo.

Altra opportunità è rappresentata dalla pasturazione “meccanica” ovvero quella realizzata con i pasturatori elettrici, capaci di rilasciare in mare sia una poltiglia tritata più o meno finemente, che sarde intere o a pezzi secondo una cadenza impostabile con un timer.

Analisi approfondita

Quindi quale di queste tecniche sarà meglio usare?

E allora analizziamole nel dettaglio

La scia odorosa, causa la sua componente oleosa, tenderà a restare molto superficiale per lunghe distanze.

Avrà quindi un effetto attrattivo soprattutto per il pesce foraggio, che è sì un ottimo richiamo, ma che può avere anche effetti diversi.

La presenza di solo pesce foraggio può distogliere l’attenzione del tonno dalle nostre esche, salvo quei casi in cui il rosso intercetti prima il nostro boccone.

Ma capita spesso che le prede vive nel tentativo di difendersi fuggano portandosi via anche il predatore.

Può succedere anche che se il foraggio non è presente la sola scia odorosa non sarà sufficiente ad attirare il tonno che quindi potrebbe proseguire la sua corsa.

E’ importante quindi, se non addirittura imperativo, integrare la pasturazione sottile con bocconi più grandi o sarde intere.

Va chiarito che gli scopi della pasturazione sono principalmente due; il primo attirare il tonno sotto barca e il secondo, molto più importante, di trattenerlo in zona il più a lungo possibile perché questo aumenterà le possibilità di strike.

Allora si potrebbe pensare che una pasturazione molto abbondante aumenti le opportunità, ma non è così.

La pasturazione abbondante è efficace all’inizio per attirare il tonno ma protrarla può risultare negativo, in quanto rischia di saziare il pesce e diminuirne la frenesia alimentare.

In questo momento entra in gioco la capacità del pescatore di capire, “leggendo” le varie situazioni, di mantenere un equilibrio che tenga il tonno sulla corda, senza saziarlo, ma stimolandone l’eccitazione alimentare.

Ad esempio è importante capire la grandezza dei pesci che abbiamo sottobordo, perché la pasturazione andrà dosata anche in funzione della taglia.

Un big si sazierà molto dopo di un tonno più piccolo e questo principio, apparentemente scontato, ci farà decidere su qualità e quantità del brumeggio.

L’analisi continua

Siccome per pescare bisogna pensarle tutte, ragioniamo anche sul fatto che il foraggio di cui sopra, soprattutto se costituito da sugheri e cavalle, può letteralmente disintegrare la pastura presente, con la conseguenza che i tonni trovando poco o nulla possano tirare via o addirittura concentrarsi sul vivo.

In questi casi avere a disposizione anche altri pesci per brumeggiare, come sgombri e sugheri può aiutare perché intanto le loro carni sono più coriacee e meno attaccabili dal foraggio stesso e la persistenza del boccone continua a tenere alta l’attenzione dei tonni, venendosi a creare una scia mista di pastura e foraggio.

Insomma è importante creare una giostra che tenga impegnati i pelagici sotto la barca.

Va ribadito ancora una volta che quando il tonno è arrivato sotto la barca non è più necessario abbondare con la pastura, perchè basta molto poco per trattenerlo purché la pasturazione sia costante e con intervalli mai troppo lunghi.

Purtroppo non c’è un timing, una misura universale, una formula che dia regole certe e solo l’esperienza e l’osservazione saranno in grado di darci una risposta.

Consideriamo anche che la taglia dei tonni è inversamente proporzionale al ratio di strike, per cui è fondamentale capire chi abbiamo in pastura ed ecco il perché.

I tonni grandi in genere sono in numero ridottissimo, a volte sono solitari, mentre le taglie giovanili sono sempre in branchi.

I tonni di taglia sono molto più difficili da ingannare, forse, anche se l’ipotesi è azzardata, perché l’età li ha resi più attenti o selettivi, mentre i “tonnacchiotti” di branco, tra necessità di accrescimento e competizione alimentare vanno molto meno per il sottile, rendendo a volte quasi inutili, tutte le alchimie di pasturazione.

I ragionamenti continuano

Un’altra considerazione va fatta rispetto alla pasturazione manuale od elettrica.

Buttare pesci in mare con stoica dedizione, sotto al sole, tra i miasmi di sarde non sempre freschissime non piace a nessuno, fatto per cui è difficile mantenere ritmo e cadenze di lancio.

Al contrario il pasturatore elettrico, vera rivoluzione di settore, non accusa noia o stanchezza assicurando una continuità assoluta.

Però è anche vero che in questa modalità viene meno l’opportunità di cambiare quantità, dimensione e soprattutto punto di caduta del brumeggio.

Il che non vuole essere sminuente l’efficacia degli strumenti meccanici ma suggerisce anche una integrazione manuale  che aggiunga una variabilità che, secondo anni di esperienza, può essere un elemento molto importante.

Tecniche segrete

Di fatto, di segreto non c’è un bel nulla ma sicuramente di poco conosciuto si; parliamo quindi di alcune soluzioni adottate per cercare di dare maggiore efficacia ai nostri inganni.

La prima è quella del pane; questa tecnica consiste nel procurarsi una certa quantità di pane secco per poi rilasciarlo spezzettato in acqua. Il pane, galleggiando, si allontanerà dalla barca con la corrente, creando una bella scia che sarà una attrattiva irresistibile per i gabbiani.

Lo scopo sarà quello di simulare l’attività che i gabbiani hanno quando seguono la scia di un peschereccio che pulisce le reti o quando c’è una mangianza.

I tonni percepiscono perfettamente l’attività degli uccelli e la identificheranno come l’opportunità di un irrinunciabile banchetto, ne saranno attratti convinti di trovare cibo.

In alternativa al pane, ma anche come complemento, si possono usare le sardine a cui gonfieremo il ventre con una siringa.

Rimanendo bene a galla, faranno impazzire i gabbiani ed anche i tonni, perché davvero in questo modo si scatenerà l’inferno.

Anche in questo caso la pasturazione dovrà essere ben misurata perché il rischio è di saziare i gabbiani che smetteranno di essere in competizione.

Ma il mix di pane e sarde ben dosati può  davvero  fare la differenza.

Oltretutto il pane disfandosi in acqua crea una scia molto visibile che risulta essere attrattiva per i nostri pelagici.

Per pasturare esistono ancora altri metodi interessanti.

Uno è quello del pasturatore a sgancio che tutti conoscono, utile per rilasciare pastura sul fondo, quando si pesca su fondali medio bassi o quando si vuole creare una scia di pastura, corrente permettendo, in quota con le esche in pesca.

Attualmente ne sono stati costruiti nuovi di ultima generazione che non hanno meccanismi di apertura e che trascinano il brumeggio sul fondo per gravità.

Sebbene poco usato, perché sostituito dai sacchi di pastura pronti, c’è un altro “marchingegno”, il pasturatore a lame.

Un cilindro in rete metallica al cui interno si inserisce la pastura dotato di uno stantuffo con delle lame, che va messo fuoribordo alla profondità voluta.

Il rollio della barca fa muovere su e giù le lame che tritano il contenuto che viene rilasciato in corrente.

Oltre alla scia anche il rumore metallico, che si propaga in acqua, pare eserciti un ottimo richiamo.