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I segreti dello slow pitch, una tecnica tutta da provare

slow pitch

I segreti dello slow pitch, una tecnica tutta da provare

Di Marco Rasicci

Per chi ha vissuto le fatiche del vertical e, soprattutto, ne ha subito il suo progressivo declino, sentire parlare nuovamente e con entusiasmo di una tecnica verticale può avere dell’incredibile. In realtà, la funzionalità di questo nuovo modo di pescare è assoluta realtà e, come diceva una vecchia pubblicità, bisogna solo provare per credere.

E’ ovvio che per ottenere risultati bisogna applicarsi, soprattutto documentarsi su funzionalità e modalità di pesca, ma anche capire come funziona. Lo scopriremo insieme, passo per passo.

Momenti cruciali

slowpitch

A seconda delle tipologie di esca, ma anche di controllo dell’artificiale, queste sono le possibili “traiettorie” in caduta

Nello slow pitch il momento di caduta dell’artificiale  è il momento durante il quale è indispensabile  prestare particolare attenzione; le diverse evoluzioni che l’artificiale compie, sia in caduta che in risalita, sono le circostanze in cui si verificano il 90% degli attacchi.  Con lo slow pitch si può mirare non solo alle prede classiche del vertical, ma si possono andare ad insidiare, in modo mirato, tutte quelle specie che hanno attacchi più lenti e che era impensabile insidiare con il vj, come tutti i predatori pelagici e di fondo, fino ai grufolatori. Il bello è che possiamo tentare, con buone possibilità di successo non solo quando il pesce è in attività, ma anche quando è in stasi o attacca l’esca per territorialità.

La seduzione del movimento

barracuda

Il barracuda è un predatore  opportunista e le prede in difficoltà sono spesso un richiamo a cui non sa resistere 

Gli artificiali da slow pitch hanno una conformazione decisamente diversa da quelli che conoscevamo. Una dinamica totalmente nuova che conferisce loro un moto irresistibile. I predatori cercano sempre delle prede in difficoltà o ferite. Più sono in difficoltà e più risultano appetibili: è l’istinto primordiale del predatore, uno dei tanti modi in cui Madre Natura regola gli equilibri. I pesci feriti e in difficoltà fanno dei movimenti particolari, nuotano con andamento irregolare,  si fermano, ripartono a scatti con traiettorie a zig zag e poi, a volte, cadono sul fondo privi di qualsiasi difesa. Nel mondo marino, e non solo, andare a fondo inermi è un segnale che i predatori recepiscono come un chiaro input per procurarsi cibo a buon mercato.  Questo è ciò che andiamo a simulare con la tecnica dello Slow Pitch. La dimostrazione che questa teoria è esatta viene dal fatto che abbiamo verificato, con regolarità, che quando l’artificiale è in posizione orizzontale e quando è in fase di caduta libera  avvengono la maggior parte degli attacchi.

Punti essenziali

Praio

Pescare in verticale, in modo da insistere su punti di pascolo precisi, è importante

L’impostazione è essenziale per stare in pesca correttamente. Lo slow pitch è una tecnica verticale e, pertanto, neanche a dirlo, l’allineamento verticale-artificiale-filo-canna è basilare. Non pescheremo sicuramente con il “filo a piombo in tasca” e di certo non riusciremo ad essere perfettamente in asse: leggère inclinazioni non inficieranno l’efficacia dell’artificiale. Però è bene cercare di controllare al massimo lo scarroccio, provando a rimanere in overing, sullo spot, il più possibile. Idonee manovre del motore, sempre governando al minimo, ci consentiranno di controllare scarroccio e deriva. Anche l’uso di un’ancora flottante potrà aiutarci nel contrastare il vento.

 

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