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Il grongo : il signore della notte !

di Dario Limone

Il grongo è l’incontrastato signore delle tenebre.

Potente e reattivo è un incontro che mette alla prova attrezzatura e pescatore.

Ingiustamente bistrattato e considerato una preda di ripiego, rappresenta invece una bella sfida per il surf caster, specie se parliamo di pesci di mole importante.

Il suo valore agonistico non è secondo a nessuno ed anche a tavola, se saputo trattare, fa la sua degna figura nonostante l’aspetto.

Ma, grazie alla sua forza e vitalità, può essere anche rilasciato sempre con ottime aspettative di sopravvivenza.

HABITAT ED ABITUDINI

Dove c’è roccia, davanti ad un litorale sabbioso, c’è un grongo.

Di giorno preferisce poltrire nella sua tana sicura, mentre di notte si trasforma in un temibile cacciatore, e non disdegna di fare lo spazzino del fondo.

Col calar del sole inizia l’accostamento a riva e vi rimane per svariate ore, specie se nei pressi c’è la foce di un fiume ad intorbidire l’acqua ed a richiamare minutaglia.

Il grongo è un predatore che in natura non ha molti nemici.

 

Le tenebre avanzano,  una spiaggia a grana grossa, un fondale ricco di  formazioni rocciose: un vero hot spot per il grongo ….

 

La sua bocca possente e dura,  è armata di piccoli denti con cui ghermisce la preda.

Per dilaniare una carogna o una preda di taglia, una volta addentata effettua delle torsioni su se stesso per strappare i pezzi di carne.

La ricerca del cibo viene fatta più con l’olfatto, che con la vista.

Poichè arriva fino nel sottoriva la zona migliore per insidiarlo va dai 40 mt agli 80 mt dalla battigia.

Una sua caratteristica è quella di possedere una coda in grado di farlo insabbiare velocemente; infatti appena allamato bisogna recuperare subito ed in modo costante; altrimenti si arrocca sul fondo.

Preferisce la condizione di mare calmo o poco mosso.

Sicuramente le fredde notti invernali sono sue migliori alleate.

Quando il termometro arriva ai 5 gradi e c’è quel simpatico vento da nord che ti taglia il naso, l’incontro si fa più che possibile!

TRAVI E TERMINALI

 

Il grongo è uno strenuo combattente con una bocca molto forte e mette alla prova ogni calamento

 

I calamenti devono essere essenziali, robusti  e con un solo bracciolo; questo perché useremo esche corpose e di un certo peso.

Il grongo viene insidiato sia con piombo scorrevole, che fisso.

La nostra preferenza, come al solito, va al fisso, per la convinzione dell’importante effetto sull’auto-ferrata.

Infatti un piombo fermo sul fondo, già grazie alla sola resistenza dovuta al suo stesso peso, alla fuga del pesce garantisce la penetrazione dell’amo, scagionandone la fuga.

L’intervento successivo del pescatore completa e perfeziona l’azione di cattura, ma deve essere un’azione pronta per evitare che il grongo si intani.

 

Lo short basso od un minitrave sono le soluzioni più indicate.

Il bracciolo deve essere lungo dagli 80 cm al 1,50 mt., con un diametro compreso tra lo 0,35 e lo 0,50.

Per gli esemplari XXL è bene utilizzare uno spezzone di  ventina di cm di treccia d’acciaio da 30 lb, come elemento terminale del bracciolo.

Il filo nel mulinello deve avere un buon carico di rottura perché, una volta allamato, il grongo tende ad impuntarsi parecchio, offrendo una forte resistenza passiva e pertanto non dovremo mai scendere sotto uno 0,35 mm, a patto che sia un prodotto di qualità.

Gli ami possono essere sia del tipo Aberdeen, che Beak.

Dovranno avere punta affilata chimicamente ed essere a filo medio-grosso, altrimenti possono aprirsi sotto le sfuriate di un peso massimo.

 ESCHE

 

Le esche principali sono il filetto di sardina ed il trancio di calamaro.

Il filetto, può essere flotterato o rovesciato; mentre il trancio, può essere usato da solo o in un misto col filetto.

Il grongo non si formalizza e potrebbe abboccare anche con esche, destinate a pesci diversi, come  fasolare, americano, verme di Rimini ed altri anellidi o bivalvi.

Così, quando le zone sono frequentate da questi potenti predatori, non bisogna mai abbassare la guardia, perchè con loro tutto è possibile.

Alcuni pescatori sostengono, che i gronghi siano attirati dalla luminescenza e che aggiungere all’esca delle perline fosforescenti, possa portare qualche vantaggio.

Ognuno ha le sue personalissime convinzioni e provare non ha davvero controindicazioni.

Sebbene le esperienze dirette non abbiano premiato le soluzioni “luminose”.