Il re degli Sparidi … vita e abitudini di Sua Maestà il Dentice

Il re degli Sparidi ….. Sua Maestà il Dentice

di Michele Prezioso

Il dentice o, meglio, DENTEX DENTEX (come vuole la nomenclatura scientifica) è uno degli esemplari più grandi della famiglia degli sparidi. Infatti, sono stati pescati esemplari di ragguardevoli dimensioni, anche 16 e più kg. Parente del sarago, dell’orata, del fragolino, ma anche della più umile boga, il dentice è un po’ l’icona, insieme alla ricciola, della pesca a traina, soprattutto di quella con le esche vive.

Basta guardarlo per percepire dal suo sguardo, apparentemente accigliato, e dalla conformazione della bocca l’indole di predatore potente. I denti acuminati, molto simili a canini, sono stati concepiti da madre natura per catturare in corsa prede in movimento. Ma il dentice è un pesce dal profilo piuttosto complesso e molto adattabile e per insidiarlo con successo è bene conoscerne le abitudini.

Dove vive

Il dentice è un pesce demersale, ovvero che trascorre la maggior parte del suo tempo in prossimità del fondo, perché è lì che prevalentemente preda e si nutre. Ma non vive solo ed esclusivamente sul fondo, si sposta e, da buon predatore, sebbene lo si peschi sempre in profondità, non disdegna scorribande in quota, quando ha l’opportunità di predare alici e sardine messe già sotto pressione da altri predoni, o catturare sprovveduti pesci in evidente difficoltà, che avvista più in alto. Le zone frequentate sono decisamente quelle in prossimità degli scogli e delle variazioni batimetriche rocciose; ma molto spesso è possibile trovarlo sui fondali di misto e di fango. E’ lì che passa molto più tempo di quanto si possa immaginare, sia perché ama sostare nelle depressioni del fondo, sia perché qui trova, con pochissimo sforzo, di che alimentarsi, nutrendosi di creature bentoniche e piccoli pesci legati al fondo.

Le profondità

Si potrebbe liquidare l’argomento dicendo da 0 a 100 mt…. Infatti, il nostro amico dentice si sposta dai bassissimi fondali alle batimetriche ben più impegnative dei 100 e più metri. Non è raro pescarlo su batimetriche anche di 90 mt, insidiandolo sia con la tecnica del vertical che a traina. La profondità lo rende molto più confidente: averne ragione in acqua bassa non è impossibile, ma è un evento estremamente raro ma che può capitare nei momenti in cui questo pesce è nel pieno dell’attività di caccia e si sposta verso le batimetriche più basse o ne torna.

Di cosa si nutre

dentice

Contrariamente a quanto si possa immaginare, sono  per lo più i piccoli pesci le prede preferite di questi grandi sparidi …

Possiamo asserire che il dentice è proprio uno dai gusti semplici e, se vivesse in terra, potrebbe essere definito onnivoro. Diciamo che per l’indole, l’aspetto e le reazioni dopo la cattura, più volte ci è venuto di paragonarlo ad un cinghiale e l’esempio è quanto mai calzante. La sua dieta è fatta di piccoli pesci e piccoli crostacei, piuttosto che di calamari e seppie come molti pensano. Si nutre anche di animali morti che intercetta sul fondo; fatto per cui viene anche ingannato in drifting sul fondo o dalle esche dei palamiti. Ma non disdegna, lo dicevamo prima, di azzannare pesci grandi che gli capitano a tiro o di infilarsi nella mischia di una mangianza quasi a galla, risalendo per decine di metri.

Vita ed abitudini

Il dentice ha un accrescimento lento e un pesce che supera i dieci kg è prossimo ad avere una trentina d’anni. Quindi, c’è da tenere in considerazione che una inebriante cattura di un grande dentice mette fine ad una esistenza molto lunga. Spesso i dentici vivono in grandi branchi di moltissimi esemplari, soprattutto durante il periodo riproduttivo in cui maschi e femmine si ammassano in punti specifici per le danze nuziali. In questi momenti è facile pescarli, perché reagiscono per aggressività all’intrusione delle esche e farne bottino è semplice. La pesca intensiva, con ogni tecnica, oltre a decimarne lo stock provoca l’allontanamento definitivo del branco, che non ritornerà mai più in quel punto. A tal proposito ricordiamo che in un habitat privo di insidie la popolazione residente si raddoppia tra gli 8 e 14 anni: un periodo davvero lungo ….

dentice

Il dentice è un pesce a lento accrescimento, i maschi diventano maturi sessualmente tra i 30 e 35 cm, mentre le femmine quando raggiungono i 40. Ha un carattere schivo e, se pescato insistentemente sugli stessi spot, lo abbandona per non tornarvi mai più

La pesca

Le tecniche di elezione per la pesca sono la traina con le esche vive, il vertical e la traina veloce con affondatori o monel e artificiali portati sul fondo. Anche le coffe, o palamiti, sono in grado di catturare i dentici, ma sono sistemi che non riteniamo facciano parte del contesto ricreativo. Le esche migliori in traina sono i cefalopodi, su montatura a doppio amo, le boghe, le alacce, le perchie, le menole, il pesce lucertola, innescati con un solo amo; buone catture si possano fare anche su aguglie e sugheri, sebbene i primi appartengano più spesso alla dieta naturale del dentice. E’ molto aggressivo e territoriale, ed infatti si scaglia in modo violento sugli artificiali. E’ la preda simbolo del vertical jigging e delle discipline “verticali” light, specialmente nel periodo successivo al montone. Si cattura con esche piccole e tozze, con un comportamento di nuoto irregolare. Lo strike è improvviso e la difesa importante specie nelle prime fasi, esaltata dall’attrezzatura leggera.

Catch&release

rilasci dentice

Se recuperato in modo lentissimo e da profondità non eccessive, il  rilascio ha più opportunità di riuscita

Il rilascio del dentice è un argomento quanto mai delicato, soprattutto per la modalità di funzionamento della sua vescica natatoria, che mal tollera i veloci salti di profondità. Quando il pesce, dopo la cattura, aggalla, spesso si nota l’estroflessione di una sorta di vescica dalla bocca. Erroneamente scambiata per la vescica natatoria, altro non è che lo stomaco sospinto verso l’esterno dalla considerevole pressione che si genera dall’espansione del volume del cavo addominale. Rimane difficile pensare, malgrado molte teorie, che il pesce non riporti traumi anche emorragici e che un eventuale rilascio abbia un esito positivo. La migliore soluzione rimane sempre il prelievo moderato.