a cura della Redazione
Quando si acquista un nuovo mulinello a bobina rotante, o se ne deve sistemare uno già in uso, soprattutto per chi è alle prime armi, può capitare che si crei qualche dubbio e qualche curiosità.
Allestire un nuovo sistema pescante o aggiornarlo è un’operazione semplicissima, ma che necessita di alcuni accorgimenti utili a preservare il filo, la sua durata e a prevenire problemi in pesca.
Un buon avvolgimento del filo in bobina oltre ad essere gradevole esteticamente ha delle prerogative funzionali importanti.
Durante i recuperi e ancor più sotto la trazione del pesce le spire si stringono e il filo tende a incastrarsi negli spazi vuoti.
Va da se che bisogna avvolgere il filo ordinatamente a partire dalla base.
Il baking

Il backing è una base molto importante
A volergli dare un nome italiano, forse “fondo” sarebbe più adeguato.
Il fondo, o backing, se vi piace di più, è di fatto un riempimento che si usa avvolgere quando la capienza della bobina è molta e la lenza che andremmo a caricare, per sezione e o quantità, non la riempirebbe del tutto.
Infatti c’è da sapere che man mano che la bobina si vuota, durante la fuga del pesce, cambia in modo sempre più apprezzabile la frenatura: più diminuisce il diametro e minore sarà la coppia di torsione che farà girare la bobina che sembrerà più frenata.
Un fatto da tenere in considerazione perché questa evenienza aumenta di fatto il carico sulla lenza.
Quindi, soprattutto se si sta avvolgendo del multifibra che occupa poco spazio rispetto al nylon tradizionale è bene cercare di azzeccare la giusta quantità di fondo.
Questa manovra non è facilissima e o già si è a conoscenza delle quantità per precedente esperienza o bisogna procedere sperimentalmente, su un mulinello analogo, avvolgendo prima il trecciato e poi il nylon.

In questo caso il fondo è troppo poco e il mulinello è esageratamente vuoto …..
Quando si arriva quasi a filo del tamburo saremo a posto, pronti per trasferire il tutto sul mulo definitivo e così, a cose fatte, ci troveremo con il nylon sul fondo e il trecciato a vista
In mancanza di un altro rotante dovremo trasferire il filo su una bobina vuota e fare due passaggi …
Altra considerazione, è quella di non sottovalutare la qualità del filo che useremo come fondo, perché, sebbene non succeda spesso, non è da escludere che si abbia a che fare con un pesce over size che svuota il mulo e, sebbene la criticità di questi momenti sia totale a prescindere, saper di avere un filato di pari libraggio e di buona qualità, almeno ci mette la coscienza in pace.
Andiamo a caricare
E’ buona cosa verificare per bene i dati del mulo e capire, a seconda della sezione, quanto filo può essere imbobinato.
Quindi se caricheremo del nylon e ne avremo tanto da riempire tutta la bobina è bene evitare il fondo e procedere con molta cura, avvolgendo bene le spire, avendo cura di tenere il filo in tensione quel tanto che serva per compattare bene il filo.
Ci si può avvalere dell’aiuto di qualcuno che, pazientemente, sostenga il rocchetto frenandolo con le mani, proteggendo le dita con un panno o usare dei pratici supporti che si trova in commercio.

Esistono tante tipologie di supporti, più o meno sofisticati fino a quelli elettrici, questo comunque soddisfa le esigenze in modo efficace ed economico
E’ bene non esagerare perché se carichiamo troppo, potrà succedere, nei momenti esagitati di un combattimento, che se non distribuiamo bene il filo, questo si possa accumula al centro in modo piramidale, col rischio di bloccarsi sul montante centrale che molti muli posseggono.
Con il multifibra
Se il nostro mulo sarà destinato alla traina con il vivo o al drifting in top shot il multifibra sarà il protagonista del nuovo imbobinamento.

Come non mai il backing sarà fondamentale, ben avvolto e compatto dovrà fare da “giaciglio” ai primi strati di trecciato, bloccandone ogni accenno di slittamento e dovrà essere in quantitativo sufficiente a far si che poi la bobina venga riempita per bene.
Il multi necessita di una massima cura nell’affiancare le spire per non avere problemi durante la fuga del pesce e soprattutto, ancor più del nylon.
I nodi
Il nodo di partenza usato universalmente è il semplicissimo uni; ottimo in tantissime situazioni qui risulta valido per la semplicità esecutiva e per il fatto che si comporta da scorsoio e si serra bene sul fondo della bobina, facilitando il più possibile l’avvolgimento e facendo poco spessore.

Il nodo UNI semplice ed efficace
Quando si tratterà di unire il backing alla lenza madre potremo usare più soluzioni.
Quelle più pratiche, dovendo unire due capi di nylon sono l’UNI TO UNI”, o l’ALBRIGHT.
Quando si tratta invece di connettere la treccia al nylon di fondo riteniamo che un buon tony pena, non abbia rivali, sia per resistenza e affidabilità che per lo scarso ingombro.

Prima di essere assuccato

Il ToniPena chiuso … tenace e di poco ingombro
Furbizie
Quando carichiamo il mulo, ma anche durante il recupero, spetterà alle nostre dita, ed in particolare al pollice, distribuire lungo tutto il tamburo il filo.

Quando il pesce tira tutto il complesso pescante è fortemente sollecitato ed il cavo in bobina tende a stringersi su se stesso
Sarà importante procedere da destra a sinistra e viceversa, creando un avvolgimento a spire moderatamente incrociate: questa manovra impedirà che sotto il forte stress di uno strike e del recupero le spire affondino tra le altre col pericolo di incastro e rottura.



















