Alutecnos Home

I Piu' Visti

Alutecnos Home

In altura con Cpt. Marco Canu

di Marco Canu

Un mio caro amico e capitano d’altura, con una esperienza di oltre 50 anni, una volta mi disse: “La traina d’altura è una tecnica semplice … siamo noi che rendiamo tutto più difficile, solo per renderci conto di quanto sia facile.”

Oggi posso dire che non sono state mai pronunciate parole più vere!

Ed è con questa “massima” che voglio aprire un percorso che ci conduca nel mondo straordinario e spesso misterioso della traina off shore.

Come ogni appassionato pescatore e soprattutto come capitano di barche charter il mio obiettivo è sempre quello di capire come avere più successo quando si pesca a traina.

Ho avuto non solo la fortuna di pescare in alcuni dei migliori spot del mondo ma anche di farlo con alcuni dei migliori capitani …

Nelle tante avventure di pesca ho cercato di imparare da loro quanto più possibile e grazie a questa esperienza ho consolidato delle impareggiabili conoscenze.

Poi, mettendo insieme anche le idee maturate nei diversi pozzetti che mi hanno ospitato, in giro per il mondo, sono giunto a qualche conclusione che voglio condividere e che spero possa essere utile per migliorare la tecnica della traina d’ altura.

Le lampughe mediterranee  raggiungono raramente le dimensioni di quelle oceaniche

 

La traina d’altura è uguale per tutti

Non pensiate che le esperienze oceaniche non si possano adattare alle tecniche mediterranee e non fatevi neanche trarre in inganno dal fatto che in quei mari i pesci siano regalati.

Le metodiche sono le stesse; forse a cambiare sono le dimensioni delle esche e l’altezza delle onde.

Ci sono molte teorie sulla pesca con esche artificiali.

Alcune delle quali forniscono interessanti spunti di riflessione e altre che, invece, sembrano davvero fare la differenza in acqua.

La traina d’ altura si è evoluta molto negli ultimi anni, l’utilizzo di nuove attrezzature, soprattutto nel campo delle esche e degli attrattori e lo studio del comportamento dei pesci ha fatto si, che, chi si è dedicato con assiduità questa tecnica inizi ad avere ottimi risultati e con discreta continuità.

Si può e non si può

Penso che sia importante distinguere tra loro gli aspetti di questa disciplina che possiamo controllare e quelli che non possiamo.Possiamo controllare, ad esempio, (ma sempre nei limiti ragionevoli) negli spot dove peschiamo, che tipo di esche mettiamo in acqua, come le posizioniamo dietro la barca, come le modifichiamo/adattiamo e quali schemi di traina utilizziamo.

Al contrario non possiamo controllare se il pesce è in attività, o le condizioni meteorologiche e marine che possiamo affrontare in un dato giorno.

Dal momento che è inutile darsi pena per cose che non possiamo cambiare e che sono fuori dal nostro controllo, il consiglio, o meglio la strategia, che posso indicare è quello di concentrarsi sui fattori che dipendono direttamente da noi, indirizzando i nostri sforzi nello stimolare il pesce ed ottenere una mangiata aggressiva.

Infatti è molto più difficile, ma soprattutto per un fatto del tutto “meccanico”, allamare un pesce con un’esca trainata a 7 kn quando l’attacco delle nostre prede è poco deciso.

I predatori, sono sospettosi e quando l’esca non scatena la loro piena aggressività, mostrano molta diffidenza e gli attacchi sono più che altro dei “test” per capire con cosa si confrontano e difficilmente si allamano.

Come in tute le tecniche con gli artificiali possederne di molte tipologie è indispensabile

 

Una storia per capire

Anni fa quando pescavo sulla costa est della Tanzania, il pesce, insolitamente, sembrava essere “pigro” nell’attaccare i nostri artificiali.

Pensare ad un pesce pigro è la nostra interpretazione umana, di un fatto che nulla ha a che vedere con la realtà e con la pigrizia!

Avemmo anche alcuni bite decisi, ma la maggior parte del pesce che avvistavamo attaccava l’esca con molta “svogliatezza”; spesso succedeva anche che sganciassero la lenza dal rigger dei divergenti, ma poi tutto si concludeva nel seguire l’artificiale senza alcun attacco.

Quella situazione vissuta in Tanzania, fu davvero frustrante.

 

Perché non mangiano

Questo comportamento può dipendere da due fattori principali

Il primo dipende dalla luna, con quella piena si sa che il pesce tende anche a mangiare di notte quindi avendo la “pancia piena” non è molto aggressivo, questo porta ad attaccare più per uccidere che per mangiare.

Se la presenza di pesce foraggio è elevata il predatore non dovrà sforzarsi tanto per procurarsi il pasto giornaliero e quindi attaccherà le nostre esche molto più svogliatamente.

Ma queste esperienze possono essere trasformate da problemi in opportunità.

Infatti questo deve farci concentrare sulle esche che stiamo usando e su come sono montate.

Perché con pochi accorgimenti possiamo fare la differenza.

Quando ci troviamo con pesce svogliato, può essere utile una volta avuto il bite ma non l’allamata rianimare l’artificiale recuperando la lenza velocemente per una decina di metri, per poi rifilarla alla stessa distanza di quando abbiamo avuto il bite, questo simula un pesce ferito che scappa e muore proponendo un facile pasto al predatore.

Altra opzione è quella di dare gas e accelerare ma sinceramente non è la preferita.

 

Anche la presenza di clorofilla  un elemento da tenere in considerazione: quando è molto presente le catture possono diradarsi molto

 

Pescare … dove

Inutile dire che per ottenere i migliori risultati bisogna pescare dove si trova il pesce.

Ma molti pescatori ricreativi non investono il tempo per scoprire dove si trova il pesce prima di impegnarsi in una battuta di pesca.

Semplicemente vanno dove hanno trovato preso il giorno prima o su punti gps abituali.

Ma come tutti sappiamo, molto può cambiare in pochi giorni, per non parlare delle settimane e dei mesi che passano tra la maggior parte delle uscite.

Spesso capita così che a essere contento sarà solo il proprietario del distributore di carburante del porto.

E’ bene quindi cercare di scoprire dove i nostri pesci sono in caccia, prima di lasciare il molo.

E allora come fare?

Dedicare un po’ di tempo ad investigare cercando di carpire notizie ai charter locali, ai pescatori professionisti e a qualche collega pescatore e il primo passo.

Un’altra cosa importante che può essere d’aiuto è quella di ricorrere ad un buon servizio di previsioni meteo/marine che includano anche carte delle correnti, della temperatura e della clorofilla prima.

 

L’alalunga, l’icona dell’altura mediterranea

 

Strumenti di pesca

Partiamo dal presupposto che il miglior teaser è proprio la nostra barca.

Vista dagli occhi dei pesci la barca simula proprio un gruppo di pesci foraggio in movimento e le esche filate dietro sono proprio  i pesci più deboli o vecchi del branco.

Questa considerazione è frutto proprio da quello che osserviamo in natura e quindi la prima azione da svolgere è quella di replicare questa sitiazione.

La scia che crea la barca è molto importante per questo le barche d’ altura normalmente sono barche con motori entrobordo.

Per chi traina con fuoribordo può essere utile alzare leggermente i motori in modo da creare più turbolenza.

Anche i minnow sono artificiali determinanti nella traina off shore

L’assetto delle esche

L’argomento esche è veramente un tema caldissimo e io, durante le nostre battute di pesca presto molta attenzione all’azione degli artificiali che ho intenzione di usare e soprattutto a come posizionarle.

Spesso leggo e sento dire che le esche vanno a 50mt poi a 80, poi a 100 …

Questo è non è del tutto corretto, le esche (al di fuori della lunga centrale) hanno una specifica posizione che dipende tassativamente dalla forma, dal tipo, della testa, dalle condizioni meteo marine e soprattutto dalla scia che crea la barca.

Non esiste una regola fissa, perché ogni scafo ha una sua scia e ci sono diversi fattori da mettere in conto.

Possiamo partire col presupposto che l’esca non va mai messa dietro l’onda generata dalla barca ma di fronte, poco prima del concavo dell’onda.

Un’esca con una testa grossa con un angolo accentuato lavorerà meglio sul corto come una testa a forma di pallottola, al contrario, non lavorerà e sarà poco visibile

In alcuni giorni, il pesce sembra voler solo mangiare le esche superficiali e rumorose, in altri, gli attacchi si concentrano solo su quelle che nuotano più profonde.

 

La lampuga è un pesce molto combattivo ma anche molto selettivo

 

Talvolta solo le esche artificiali che emettono meno bolle, quelle che chiamiamo esche “pigre” messe a lungo, lontano dalla barca dimostrano di avere successo.

Pertanto, imposto sempre il mio schema di traina rispettando queste tre modalità di nuoto dell’esca.

Perché ogni tipologia ha un posizionamento ideale ed uno scopo.

Si tratta di offrire una ampia scelta al pesce, come fosse il menù di un ristorante.

Ma ricordiamo che il segreto sta proprio nel come si mettono insieme le voci del menù.

Ma questo lo scopriremo nel prossimo articolo.

 

Pescaplanet NEgozio di Pesca Online
Evo Fishing Accessori per la pesca di Alta Qualità
Back to top