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L’artificiale perfetto: tecniche & consigli di scelta

Spigola

 

Di Michele Prezioso

La traina con le esche artificiali, sebbene possa sembrare concettualmente semplice, nasconde aspetti complessi, assolutamente non trascurabili. Perché, se ci si pensa bene, non è proprio semplice, e soprattutto non lo è sempre, catturare un predatore usando un ‘esca che è l’imitazione, a volte anche grossolana e improbabile, di una preda.

In questa pesca è proprio l’inganno il punto clou della tecnica: l’artificiale giusto al momento giusto.

Gli artificiali nella storia

La traina con esche “finte” si può dire che sia sempre esistita; o, almeno, da quando l’uomo ha iniziato a navigare e pescare si è fatto uso di sistemi artificiali che riuscissero a catturare un pesce e pare che già poco meno di 4000 anni fa nel mare Egeo si pescasse con dei rudimentali cucchiaini di metallo lucidato; e addirittura nel 180 A.C. il poeta greco Oppiano, in onore dell’Imperatore Marco Aurelio, scrisse un poema didascalico sulla pesca, realizzato in cinque libri, uno dei quali dedicato alle attrezzature, ed in particolare alle esche artificiali per la traina, descrivendo artifici di vario genere, dai cucchiaini alle piume, dai fili di lana colorata in rosso a piccoli artificiali in legno. Diciamo quindi che sono un bel po’ di anni che noi pescatori ci scervelliamo sulle esche artificiali….. La pesca con esche imitative è una tecnica che basa il suo successo  sull’esperienza oltre che sulla capacità di scelta dell’artificiale giusto e della corretta messa in pesca.

Quale artificiale

La scelta dell’artificiale è la vera difficoltà di questa tecnica. Perché la funzionalità di un’esca non è assoluta e invariabile, ma determinata in genere da una cospicua molteplicità di fattori e per fare una statistica e capire come orientarsi, oltre che una particolare attenzione, necessita molto tempo.

Esistono, è vero, artificiali più catturanti in assoluto ma è vero anche che l’artificiale che pesca di più è quello che sta più in acqua: quello in cui si crede di più. E poiché ci si crede, lo si usa di più e quindi pesca di più. Sembrerebbe un ragionamento contorto ma, analizzandolo bene, è la verità.

Artificiali

La qualità degli artificiali è alla base. Perché le aziende specializzate costruiscono esche sulla scorta di anni di esperienza e prove idrodinamiche molto complesse oltre che prove pratiche. Difficile ottenere gli stessi risultati con prodotti low cost

Come scegliere

Partiamo dall’aspetto più semplice: la qualità degli artificiali; è un aspetto determinante perché nuoto, assetto e tenuta alla velocità di traina sono caratteristiche importanti come le colorazioni.

La prima componente che attirerà il pesce è la vibrazione ed un artificiale che nuota male o salta fuori dall’acqua non funziona.

Capita che esche sconosciute ed economiche abbiano anche qualche riscontro in pesca, ma sono casi rarissimi. Poi subentra la scelta delle dimensioni e dei colori. E qui si apre un mondo la cui esplorazione è infinita.

Pins

Le esche piccole, specialmente con i pelagici di piccola e media taglia, come alletterati e palamite, che accostano stagionalmente, sono estremamente prestazionali. Devono nuotare bene anche a 3 o 4 nodi, ma riescono a catturare anche pesci di taglia. Il discorso è il solito: colori giusti e qualità

 Le dimensioni contano moltissimo, perché, come abbiamo detto più volte, i pelagici predano sul foraggio presente e difficilmente attaccano prede di dimensioni diverse.

Tant’è vero che non è rarissimo che pesci grandi attacchino esche piccole, perché evidentemente tengono sotto attacco mangianze di quella grandezza.

Nel caso dei predatori di fondo, come la spigola o il dentice, il concetto assume anche altre connotazioni che interessano la caratterialità specifica di questi pesci, che sono in grado di attaccare pesci molto più grandi di loro o attaccare per territorialità.

La spigola, comunque, predilige esche con caratteristiche simili alle prede residenti in quello specifico areale di caccia, ma non sfugge neanche lei al suo carattere aggressivo.

dentice

I dentici, predatori per eccellenza, sono catturabili con buona frequenza, con un artificiale giusto che passi nella loro area territoriale. Anche con questi pesci, dimensione e colori sono il principio base della capacità di cattura dell’esca

Dalla parte dei pesci

I pesci, ovviamente, non vedono come noi. La loro visione è più semplice da una parte e più complessa dall’altra, se paragonata alla nostra idea di vista.

Oltre alle diversità di ambiente e al fatto che in acqua la luce si propaga diversamente, la visione dei pesci è frutto della specializzazione che madre natura ha sviluppato, specie per specie, per essere più efficaci nella loro azione di ricerca del cibo.

Fatti che trovano una parziale spiegazione nelle leggi dell’ottica e in quelle della biologia evolutiva, perché, a dirla tutta, ancora i biologi non hanno capito proprio tutto. Forse noi pescatori a forza di provare artificiali potremo aggiungere qualche importante contributo. I colori dai pesci vengono percepiti come contrasti, di tonalità e di riflessione.

Altrimenti non ci sarebbe ragione al fatto che gli abitanti del mare abbiano livree colorate. I pesci riescono a vedere anche in profondità recuperando tutte la luce possibile grazie al grande occhio e grazie alla mancanza dell’iride che però porta loro lo svantaggio di reagire ai cambiamenti repentini di luce con difficoltà e molto lentamente.

Michele Prezioso

Uno straordinario esemplare di spigola catturato dall’autore, con un artificiale olografico

Ecco perché al mattino presto e alla sera è più semplice avere ragione dei pesci. Ad esempio, un pesce sul fondo sarà percepito dagli altri pesci con tonalità scure tendenti al blu, perché la colonna d’acqua avrà filtrato le altre componenti colorate della luce.

Un pesce visto dall’alto, grazie al suo dorso scuro sarà meno visibile in contrasto sul fondo cupo del mare; al contempo, un pesce caratterizzato da un ventre bianco, visto dal basso si confonderà col cielo.

Quindi la livrea di un pesce è un’altra specializzazione che madre natura ha creato per difendersi dai predatori.

Per deduzione possiamo quindi supporre che a volte le livree imitative funzionano perché la somiglianza trae in inganno, mentre altre volte le livree di immaginazione ingannano il predatore proprio per la straordinaria visibilità che offrono.   

Lampuga

Le lampughe, pelagici di passo, sono emblematiche di come un pesce sia sensibile alle colorazioni; sono capaci di ricordare un artificiale e le sue colorazioni e non crederci dopo pochissime catture.

La parte difficile

Veniamo quindi alla parte più difficile, che è quella di scegliere i colori più utili al momento. Intanto più artificiali diversi avremo nella nostra bag e più ampia sarà la sperimentazione. Ma esistono delle regole generali da cui prendere spunto e di seguito i nostri consigli.

Per le Spigole

Cielo coperto / acque velate: colori fluo giallo, rosa perlato con dorso arancio

Cielo sereno / acque chiare: colori naturali, blu, nero, viola, marrone

Nelle dimensioni dai 13,15 cm e 18 cm su fondali oltre i 15 mt, nelle versioni affondanti

Marche consigliate: Rapala, Halko, Yamashita, Yo-Zuri

 

Per i pesci di fondo / mezzo fondo come dentici e dotti selezioneremo le misure a seconda delle profondità; di massima, vige la regola di usare fino ai 25 metri misure dai 10 a 13 cm e fino a 45 dai 14 ai 18 cm, nelle versioni affondanti

Colori consigliati: viola-oro- fluo, giallo-oro- fluo, bianco perlato con striature arancio

Marche consigliate: Rapala e Halco

 

Per i pesci di superficie / mezzo fondo come palamite, alletterati, serra, sgombri, lecce stella, lampughe dai 5 ai 13 cm nelle versioni affondanti

Colori consigliati: sgombro, sarda, testa rossa, oro-verde, bianco-celeste, nero-oro, giallo-verde, viola-rosa, azzurro-rosa perlato.

Marche consigliate: Rapala, Yo-Zuri, Yamashita, Halco

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