Editoriale

L’editoriale di Maggio 2026

Lo scorso mese di Aprile è stato approvato ed emanato il DDL Mare.

Un provvedimento mirato a rilanciare le politiche del mare e farne prosperare l’economia che vi ruota intorno, senza però perdere di vista anche la tutela dell’immenso patrimonio di biodiversità e culturale che il mare racchiude.

Un complesso di provvedimenti, nuove norme e indicazioni ineccepibili sia nella forma che nella sostanza.

Una pietra angolare a sostegno dell’emergente  concetto di Blu Economy di cui in questo periodo si parla tantissimo e che sicuramente è una delle strade economicamente più importanti da seguire in un paese come il nostro bagnato dal mare per quasi tutto il suo perimetro.

Sicuramente il mare e le sue risorse, sono il vero petrolio per il nostro territorio e soprattutto in questo momento è vitale dare un impulso che generi e sostenga l’economia di settore.

Come al solito però, la grande assente dal panorama delle attività individuate nel decreto legge, è la pesca ricreativa.

Al di la di una polemica che verrebbe fin troppo facile e spontanea, rimane sempre la domanda, senza risposta, del perché il mondo della pesca venga sempre ignorato, escluso da ogni tipo di inclusione e valorizzazione.

Noi pescatori di soldi ne muoviamo tanti e di economia ne generiamo un bel po’, ma tutti fanno finta di non accorgersene e le uniche attenzioni che riceviamo sono quelle di nuovi adempimenti a cui dovremo attenerci a brevissimo.

Ma di valorizzare la pesca ricreativa non se ne parla.

Eppure se andiamo a vedere le barche che popolano molte marine in inverno sono barche di pescatori, le spiagge quando i bagnanti sono davanti al camino, sono popolate dai pescatori per non dire di tutte quelle famiglie le cui vacanze sono programmate in funzione della grande passione.

La pesca avrebbe bisogno di spazi fisici e normativi diversi e non di essere  in subordine alle altre attività.

Sono i pescatori a dover fare un passo indietro durante la stagione quando non sarebbe per niente folle pensare che proprio durante le vacanze  ( e non solo ) dovrebbero essere riservati spazi per le attività alieutiche.

Per non parlare della pesca nei porti che è di una importanza possiamo dire quasi sociale, perché il porto è l’Alfa e l’Omega dei pescatori.

E’ li che si inizia da bambini ed è lì che si ritorna da grandi quando le gambe non sono più quelle per portarci sui percorsi impervi delle scogliere.

E che vogliamo dire dell’alto valore educativo che la pesca rappresenta per i giovani?

Insomma in 8000 km di costa è impensabile che le attività alieutiche ricreative e sportive non possano trovare una organizzazione che ne valorizzi i contenuti e che ne concretizzi il consistente valore economico.

Nel DDL Mare si è parlato, ad esempio, di attività subacquee e allora … alla pesca cosa manca per essere una risorsa da valorizzare per concretizzarne un valore che contribuisca al PIL nazionale?

Ci vorrebbe poco coraggio e poche infrastrutture in più per crescere.

Non si può pensare che di pesca non se ne parli perché ancora siamo considerati adulti bambini che non crescono mai e che passano il tempo a giocare con ami e vermi.

Perché i bambini cresciuti sono più di un milione e sostengono un mercato che va dalle attrezzature di settore alla nautica anche importante, che conta milioni di euro.

O piuttosto non sarà che riconoscere tutto ciò turberebbe le grandi lobby della pesca professionale … ?

Perché come diceva qualcuno, che di politica ne sapeva una più del diavolo, a pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina.