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Nodi da terminale: le soluzioni semplici sono sempre le più efficaci

dentice

Nodi da terminale: le soluzioni semplici sono sempre le più efficaci

Di Michele Prezioso

I nodi sono uno degli argomenti più discussi, in cui le verità tecniche si sovrappongono alle convinzioni personali. Ognuno ha il suo nodo migliore, il nodo di fiducia, quello che non lo ha mai tradito.

Ma la scelta di un nodo non è solo un fatto di affezione e di sicurezza generica, perché l’uso di un tipo rispetto ad un altro può dipendere anche dal contesto stesso della montatura. Il terminale deve adattarsi al tipo di esca e alla possibile preda che andremo ad insidiare, oltre che al tipo di filo: insomma, un complesso di valutazioni che, sebbene non possano essere prese come verità assolute, sono frutto di non pochi anni di esperienza che vogliamo condividere.

Premesse

La parola d’ordine è semplicità. Infatti, un nodo semplice può essere eseguito al meglio senza difficoltà, perché la perfezione di un nodo è la migliore garanzia di tenuta. Anche la tecnica di esecuzione è fondamentale; tra tutte la lubrificazione, con una attenta umettatura e l’affiancamento preciso delle spire senza sovrapposizioni.

nodo del tubetto

Il nodo del tubetto, oltre ad una eccellente tenuta, ha la prerogativa di una forma perfettamente tubolare ed anche l’eccedenza, uscendo in asse, contribuisce a rendere il nodo molto lineare

 Nodi da amo

Quello che riteniamo in assoluto il migliore è quello del tubicino; la sua costruzione, appena più elaborata di altri, crea una serie di spire che risalgono lungo il filo quasi a proteggerlo. La tenuta è massima e il carico di rottura prossimo al 95% di quella del filo. Usando il fluorcarbon, più rigido rispetto al nylon, anche il clinch può trovare un’eccellente applicazione perché la sua geometria molto semplice stressa meno il filo.

clinch

Il clinch, nella sua versione base, è un nodo semplice, rapido ed efficace. La sua tenuta, sebbene molto buona, è affidata soprattutto ad una corretta realizzazione

 Dare più forza ad un nodo

Nella realizzazione del nodo stesso si possono adoperare delle piccole astuzie che non solo ne ottimizzino la tenuta ma che in qualche modo lo irrobustiscano. Quando si lega il ferrante per una montatura a dentici, può essere utile adoperare un clinch ad otto spire, chiuso con due ulteriori colli nell’occhiello, serrati e bloccati da una pallina di stop fatta con l’accendino. Il “tubicino” che si crea può essere un’ottima protezione dai canini del grande sparide. Quando, invece, l’obiettivo è la ricciola, il clinch lo realizzeremo doppiando il filo. Faremo solo tre o quattro spire ma otterremo comunque un nodo meccanicamente capace di resistere allo sfregamento della placca dentale della lola.

raddoppio

Quando vogliamo assicurarci una robustezza meccanica maggiore, possiamo realizzare il nodo doppiando l’estremità della lenza, come si vede nella foto; la superficie di appoggio che si crea è maggiore, il che  contribuisce a rendere migliore la resistenza  del nodo perchè il carico che si genera sotto stress è  distribuito su uno spazio maggiore 

Stringiamolo bene

Un nodo, qualunque esso sia, va stretto per bene, tagliando il capo libero della misura giusta. Ma mai sottoporlo a trazione pari al carico di rottura con l’idea di testarne la tenuta. Mai errore può essere peggiore, perché il nodo si stringe fino al limite, si stressa e…. perde la sua resistenza. Nel taglio della parte in eccedenza c’è da calcolare sempre che durante il combattimento il nodo si serra e tende a richiamare anche l’eccedenza. Se il taglio è troppo corto, il tronchetto di filo rientra all’interno delle spire, il nodo si scioglie  ed il pesce è perso.

 

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