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Oro di roccia …. orate dalla scogliera

di Domenico Craveli

Andremo alla ricerca di uno dei pesci più ambiti, in un periodo complicato come quello estivo, e in uno scenario particolarmente ostico da affrontare.

Tenteremo infatti di insidiare le orate dalle scogliere.

 

Un bel pesce strappato da un fondale ostico è sempre motivo di soddisfazione

 

L’orata, croce e delizia dei pescatori da terra, da sempre è considerata uno dei pesci più abitudinari che si conoscano.

Proprio per questa sua caratteristica, oramai conosciuta e consolidata nella mente di ogni pescatore ,  le battute di  pesca, indirizzate  in modo specifico alla sua cattura, in genere, vengono pianificate solo in determinati periodi dell’anno e solo in particolari condizioni.

Essendo un pesce termofilo, ossia che gradisce e sopporta temperature dell’acqua mediamente elevate, è naturale avvalorare la tesi che in estate le orate diventino facili da catturare.

Ma se questo teorema, anziché a giugno, viene applicato nel caotico agosto, beh, le cose, non stanno proprio così.

Gli arenili sono spesso impraticabili anche nelle ore in cui la pesca è consentita e, quindi, l’opzione scogliera diventa scelta obbligata.

 

Luogo e condizioni

 

Far lavorare correttamente le esche in mezzo a settori dove roccia, scogli e alghe si alternano senza soluzione di continuità è una vera e propria impresa. La scelta della postazione deve avvenire dopo sopralluoghi preventivi fatti con mare calmo per individuare i posti migliori dove calare le esche

 

La ricerca dell’orata, pur sembrando apparentemente semplice, presenta delle difficoltà logistiche di non poco conto perché lo spot ideale, in scogliera, dovrà avere delle caratteristiche intrinseche specifiche, senza le quali è preferibile optare per altro.

Si tratta quindi di impostare la selezione del  luogo di pesca, senza badare troppo ai compromessi, magari affrontando lunghe ed impervie camminate per giungere nei pressi di quel fazzoletto di mare dove questi pesci hanno deciso di stazionare lontano dal disturbo.

Uno dei presupposti imprescindibili è la presenza di rocce, posidonia, o formazioni coralline su fondali profondi, anche 6/7 metri a distanza di lancio e che presentino nelle immediate adiacenze salti di profondità importanti, anche se di solo fango.

Questa particolare condizione è molto comune nel basso tirreno e in tutte le nostre isole.

Altrove, spot così sono meno frequenti, ma non per questo impossibili da trovare.

I momenti migliori sono naturalmente con marea montante, prendendo in considerazione anche le due ore successiva al culmine, in qualunque momento della giornata.

Come condizioni di mare, solitamente  vanno bene tutte, dal calmissimo al mosso, ma naturalmente, in settori dove l’acqua è spesso cristallina, un po’ di torbido da moto ondoso è… gradito!

 

Per palati “fini”

 

Il granchio nero di scoglio è molto selettivo. Se vivo può risultare micidiale, ma spesso, può riuscire a nascondersi in qualche anfratto facendoci incagliare il terminale. Valutiamo bene come e quando usarlo

 

Analizzando quanto abbiamo descritto in precedenza, è evidente che abbiamo cercato di fornire una serie di informazioni utili alle nostre valutazioni  al problema “luogo”.

Ora rimane da scegliere l’esca, che allo stesso tempo dovrà garantire selettività resistendo alla minutaglia, essere visibile su un fondale eterogeneo ed essere appetibile e gradita ad un pesce che seppur onnivoro seleziona con attenzione ogni boccone.

 

Il verme di rimini è un’ottima esca, ma spesso la minutaglia lo disintegra in pochi minuti

 

Naturalmente l’utilizzo di esche classiche può andare bene, ma dopo numerose prove, frutto di attente analisi statistiche sulla base di molte catture effettuate , si è giunti alla conclusione che gli inneschi più efficaci, in relazione a questo scenario di pesca, sono stati quelli in cui si è guarnito l’amo con il granchio nero.

Seguono a ruota verme di rimini, bibi e americano.

 

Attrezzature e tecnica

 

Attrezzature di buon livello mettono al riparo da brutte sorprese. Diversamente dalla pesca dalla spiaggia, quando si è in scogliera, l’uso della frizione è ridotto al minimo, e le prove di forza una costante

 

Canna e mulinello dovranno essere abbastanza prestanti per reggere il confronto con un pesce combattivo su un fondale particolarmente ostico.

In bobina non scenderemo mai sotto lo 0.35, diretto senza shock leader, in quanto le prove di forza sono all’ordine del giorno.

I terminali migliori saranno soluzioni mono-amo, con piombo scorrevole  se il fondale lo permette.

Considerando la dentatura e la forza mascellare del pesce, particolare attenzione andrà posta nella scelta dell’amo, rigorosamente in acciaio di ottima qualità e che abbia una capacità di penetrazione notevole.

Le canne andranno poste in attesa senza metterle in eccessiva tensione, meglio in bando se il moto ondoso lo consente.

L’orata infatti dovrà avere il tempo di ingoiare la corposa esca in tranquillità.

Qualunque trazione anomala contraria potrebbe mettere in allarme il pesce facendolo desistere.

Se tutto sarà andato per il verso giusto, seguirà un pauroso “strike” e un recupero ad alta tensione.

Mi raccomando… sempre vicini alla postazione!!!

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