Drifting

Squali… le nuove prede del drifting

Di  Simona Clò  e Umberto Simonelli

Il drifting al tonno rosso è, attualmente, una tra le tecniche di pesca più praticate.

L’emozione del confronto con uno dei più grandi pelagici delle nostre acque non è descrivibile e questo giustifica il successo di questa pesca.

Ovviamente il drifting non significa solo tonni perchè grazie alla pasturazione che crea una scia di odori, sapori e pezzi di sarda potremo incontrare moltissimi pesci.

Oltretutto la pastura disperdendosi in corrente attiva una sorta di frenesia alimentare richiamando i pesci foraggio e tutta la catena dei predatori

Potremo ritrovarci in canna dei pesci spada, dei tonni alletterati, delle palamite, altri tunnidi minori, le lampughe ed anche gli squali.

 

 

La verdesca

 

Nuove prede

Gli squali sono presenti da sempre nelle nostre acque, ma se ne incontrano di più grazie al massiccio esercizio della pesca in drifting.

Evidentemente anche questi magnifici animali non resistono all’insidia ammaliatrice degli effluvi del brumeggio cadendo vittime di inneschi dedicati al tonno.

Ovviamente la cattura di uno squalo, non fosse altro che per la leggendaria temibilità di questi animali, è sempre un evento emozionante difficile da dimenticare.

Oltretutto tutti gli squali sono pesci dalla bellezza mozzafiato e vederli in acqua sotto la propria barca è un’esperienza che non si dimentica.

 

Specie protetta

Più della metà delle 80 specie di specie di squali, razze e chimere che vivono in Mediterraneo è a rischio estinzione.

Oltre alla pesca, che spesso li cattura per errore, l’uomo invade ed inquina il loro ambiente e le aree di riproduzione, con la conseguenza di non consentire a questi pesci assai speciali i necessari tempi di ripresa.

E’ una specie naturalmente poco prolifica e pur vivendo a lungo la loro età riproduttiva è molto avanzata e questo ne rende lo stock più a rischio di altri pesci.

Una trentina di specie è protetta, ma le restanti, pur essendo classificate “in pericolo di estinzione”, non lo sono, come ad esempio, il palombo, lo spinarolo, la verdesca ed alcune razze.

Noi pescatori ricreativi e sportivi sicuramente non annoveriamo gli squali tra le prede possibili per autoconsumo e nessuno di noi immagina succulente zuppe di pinne di pescecane, per cui ad ogni strike corrisponde un immediato rilascio.

 

Il mako

 

A tal proposito ecco alcuni consigli per tutelare l’integrità dello squalo durante le fasi di recupero e poi di rilascio:

  1. L’ideale è un rilascio veloce, con un combattimento rapido, perchè minore è il tempo di recupero e minore è lo stress fisiologico e di conseguenza si riduce il possibile rischio di mortalità dopo il rilascio.
  2. Tagliare la lenza, senza tentare di slamarlo è la soluzione migliore.

Soprattutto se di taglia importante, è bene non tirarlo fuori dall’acqua: meglio liberarlo velocemente con l’amo in bocca che manipolarlo, rischiando di farsi male o di danneggiare, pur non volendo, i suoi organi.

Se è piccolo, invece, meglio slamarlo a bordo avendo però l’accortezza di non toccare le branchie e di rimetterlo in acqua velocemente ma con delicatezza.

 

 

I trigoni

 

Gli incontri più comuni

Gli squali che principalmente è possibile incontrare sono in genere le Verdesche, i Volpe, ma anche i Mako e i Trigoni viola.

Pesci fantastici e maestosi comunque dotati di una naturale capacità offensiva se trattati maldestramente, i denti… la pelle e la coda per i trigoni, possono essere pericolosi in fase di rilascio se non si è particolarmente attenti.

 

 

Segnalare per proteggere

Il progetto LIFE European Sharks coinvolge i cittadini europei in uno sforzo comune per salvaguardare gli squali e le razze del Mediterraneo, di gran lunga il gruppo di pesci marini più a rischio in Europa, minacciati da livelli insostenibili di catture accidentali, inquinamento e alterazione del loro habitat. LIFE European Sharks promuove la tutela delle specie protette e l’interazione consapevole e sostenibile con tutti gli squali e razze.

Una tra le tante è quello di sensibilizzare i pescatori ricreativi e sportivi nel rilascio volontario, seguendo pratiche di manipolazione che ne aumentino la probabilità di sopravvivenza e raccogliendo segnalazioni con foto per aumentare il bagaglio informativo sulle abitudini di questi pesci.

 

Iniziativa che riscuote tutto l’appoggio di GlobalFishing magazine, che mette a disposizione dei propri lettori una mail dedicata proprio a questo scopo e che oltre a convogliare i dati presso LIFE European Sharks pubblicherà gli scatti migliori

info@globalfishing.it

per chi ne vuole sapere di più:   https://www.europeansharks.eu/