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Squid Fishing: Tataki Vs Traina …. facciamo il punto

di Michele Prezioso

Siamo nel pieno della stagione dei calamari e riparte tra gli appassionati la voglia di cimentarsi nella pesca di questo cefalopode così ricercato.

Ricercato per le sue qualità a tavola ma anche per il fascino della sua pesca.

Un animale elusivo, quasi misterioso come si addice ad un vero signore della notte.

Tra gli appassionati c’è da sempre la continua e spasmodica ricerca del metodo più catturante, della tecnica migliore oltre che dell’artificiale magico.

La metodica di pesca dei calamari, negli ultimi anni si è decisamente evoluta, grazie all’avvento di artificiali e tecniche orientali che sono andate a completare ed integrare le antiche tecniche italiche.

Due modi distinti

Sostanzialmente possiamo ridurre le soluzioni di pesca in due macro famiglie: la traina e il tataki.

La traina si avvale di artificiali specifici, spesso derivati da quelli della traina costiera e modificati alla bisogna, mentre il tataki si avvale di artificiali veramente particolari come gli oppai.

Nella nostra bag non dovranno mai mancare gli artificiali per ogni tipo di tecnica, per far fronte ad ogni situazione di pesca

Molti pescatori si chiedono quale delle sue soluzioni sia più catturante.

La domanda non è assolutamente corretta perché non tiene conto delle abitudini dei nostri calamari e della loro attività predatoria che, come ripetiamo in ogni nostro articolo, è direttamente dipendente dalle prede presenti e dalla loro quota di stazionamento.

 

Premessa

La vita nel mare è regolata da molti fattori, ma i più importanti sono la luce, la temperatura dell’acqua e la presenza, come dicevamo prima, di fonti di alimentazione.

Tutto in mare segue le regole della predazione.

I calamari in teoria possono essere pescabili in tutte le stagioni, a patto che li si riesca ad individuare e raggiungere. 

Cosa che accade in alcune regioni ed in altre meno o per niente, causa motivi legati alla morfologia dei fondali e alla temperatura dell’acqua

I calamari, mediterranei, saranno reperibili in funzione della stagione, della presenza delle loro prede e soprattutto della temperatura dell’acqua.

L’acqua calda non è adatta alla loro biologia e quindi sarà difficile insidiare i calamari in fondali con acque a temperatura elevata.

I cambi di luce sono sempre i momenti migliori in assoluto per insidiare i calamari, soprattutto a traina

Il calamaro vien di notte …

L’oscurità è un motivo ricorrente nella vita dei calamari, e di conseguenza anche nelle nostre sessioni di pesca, perché è durante la notte che aumenta la loro attività trofica e si muovono risalendo i fondali.

 Saranno questi i momenti, insieme ai cambi di luce, come albe e tramonto, in cui metteremo in campo le nostre strategie di cattura.

La traina, in tutte le sue declinazioni, è la tattica ideale per cercare i calamari negli strati bassi ed intermedi dei fondali, fino ai 20, 25 metri, intercettando i branchi che si spostano nelle loro migrazioni verticali o che sono in caccia di foraggio.

Un’azione ideale nel momento in cui le temperature dell’acqua stanno scendendo e sono omogenee; una pesca redditizia grazie all’esplorazione di ampi tratti di mare.

Una condizione che massimizza l’azione di traina è la presenza della luce lunare o la presenza di luce artificiale come accade in prossimità di strutture portuali o manufatti, in cui la luce stradale, ad esempio, richiama il pesce foraggio e quindi attiva la predazione.

Ma anche la totale oscurità in alcune condizioni di fondale, corrente e location può offrire opportunità interessanti.

Gli oppai sono gli artificiali impiegati nella tecnica del tataki

In fondo in fondo

La tecnica del tataki invece è, come tutte le tecniche verticali, una pesca mirata da fare nei momenti in cui i cefalopodi sono concentrati sul fondo, anche a profondità importanti.

Non funziona in basso fondale. O meglio non è studiata per questo sebbene nella pesca nulla è regola.

I calamari possono essere in stasi e quindi adagiati all’ombra (rispetto alle onde acustiche dello scandaglio) della posidonia, nascosti tra le formazioni del fondo o in attività predatoria sotto il pesce foraggio appallato, poco sopra la linea di fondo o più in quota.

Il tataki, grazie alla “danza” dei suoi “oppai” che imitano un branchetto di pesci riesce a stimolare i calamari quando sono in stasi e allo stesso tempo ad ingannarli quando sono in caccia piena.

La condizione indispensabile per una sessione a tataki efficace è il possesso di un ottimo ecoscandaglio, la piena padronanza del suo uso, la profondità e ovviamente le prede.

Però di base lo scandaglio è fondamentale perché se non vedi non peschi … o meglio sessioni a caso sono assolutamente fortunose.

 

Il calamaro è uno dei cefalopodi, più ricercato in assoluto, ma anche tra i più elusivi

Night & day

La traina diurna, salvo casi rari ed eccezionali, è a bassissima percentuale di successo mentre il tataki riesce ad essere incisivo anche di giorno a patto che le profondità siano rilevanti, perché la scarsità di luce degli alti fondali aiuta.

Ovvio che non deve mancare il pesce foraggio, che lo dobbiamo individuare e che dobbiamo riuscire a pescare sulla verticale.

E in conclusione un’immagine provocatoria .. un oppai ante litteram usato anche oggi dai professionisti napoletani, di giorno e senza sofisticate strumentazioni che potrebbe mettere in discussione tante convinzioni !

E poi …?

Fin qui abbiamo esaminato la logica per la quale è corretto ricorrere al tataki piuttosto che alla traina, confermando il fatto che non sono tecniche comparabili, ma semplicemente complementari.

Metodiche diverse che ci consentiranno di raggiungere i nostri obiettivi a seconda delle situazioni in cui si pesca.

Sicuramente è più fruttuoso tentare il colpaccio a tataki durante le stagioni calde, di giorno o di notte, ma anche in inverno e dedicarsi alla traina quando le acque sono fredde e la luna ci aiuta.

Montature, artificiali e colori? beh questa è un’altra storia e ne riparleremo prossimamente

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