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Surf : Obbiettivo saraghi, come individuare gli habitat e le tecniche migliori

come pescare i saraghi a surfcasting

Surf: Obbiettivo saraghi

Individuare uno spot per i saraghi necessita di osservazioni sia terrestri che marine. Sicuramente in quelle spiaggette poste tra due promontori c’è una potenziale stanzialità di questi pesci, in quanto l’habitat è tipico per questo grufolatore. Dove c’è roccia ci sono crostacei, molluschi ed anellidi ed anche quella piacevole erbetta di cui si ciba questa famiglia di  sparidi .

sarghi surf cating

Dalla spiaggia a volte osserviamo la presenza di barriere naturali od artificiali sommerse o esposte, a protezione del litorale; questo è un altro  spot ideale, che può dare saraghi sia a mare calmo, che mosso. Portare sempre con noi degli occhiali polarizzati, ci consentirà di osservare il “mondo sommerso” scrutandone i segreti sotto la superficie

Una situazione classica è quella di catture di saraghi dalla spiaggia con mare mosso, meglio se in scaduta, in quei luoghi dove sono presenti delle secche non molto distanti dalla spiaggia. Il rimescolamento del fondo marino è un irresistibile richiamo per l’esposizione di tutto il materiale organico, come i bivalvi, gli anellidi, i crostacei ed altro esposti dallo scavo delle onde. Per capire la fertilità degli scogli o della spiaggia dobbiamo notare se ci sia la presenza o meno de cibo classico dei nostri pinnuti.

come pescare i saraghi in surf casting

Camminando sulla riva se si notano gusci di bivalvi o addirittura scavando sulla battigia, la presenza di anellidi significa che siamo nel posto giusto. Gli indicatori di fertilità dello spot sono la presenza di patelle, cozze, granchietti, gamberetti, oloturie e tutto quel complesso di piccoli organismi animali e vegetali, che rappresentano la base della catena alimentare.

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DISTANZA DI PESCA DALLA RIVA

Può essere molto variabile da pochi metri a decine di metri. E’ noto che durante le mareggiate i saraghi accostano subito sotto la battigia; in questo caso si può pescare dal sottoriva ai 40 mt. In altre condizioni per raggiungere le famose strutture sommerse, dobbiamo essere attrezzati per le distanze più impegnative. Sicuramente sulle spiagge profonde, come quelle calabre e sicule, dove a poche decine di metri dalla riva, abbiamo delle profondità importanti, effettueremo dei lanci più contenuti. Diversa è la condizione nelle piccole baie, dove cercheremo i pinnuti nei pressi delle loro tane.

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TERMINALI

Il terminale maggiormente usato per la pesca del sarago nella turbolenza è il “pater noster “. La lunghezza complessiva del trave dall’asola superiore al piombo è solitamente di 1,20 mt. Lo snodo superiore dista 40 cm dall’asola, quello inferiore è localizzato a 5-15 cm sopra il piombo. Lo snodo può essere formato o da una tecno sfera trattenuta tra 2 perline o da una girellina inserita tra 2 perline. La lunghezza del terminale è in media 20 cm.

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Lo short invece è meglio sfruttabile con mare in scaduta o moto ondoso regolare; lo snodo è posto a 5-15 cm dal piombo, da questo  diparte un terminale di 80 cm. Una variante è lo short rovesciato, ha le stesse caratteristiche del precedente, ma con lo snodo che dista dal piombo almeno 1 mt. Si preferiscono gli ami a becco d’aquila, idonei alle ferrate veloci. Nella turbolenza il pesce perde la sua naturale diffidenza ed aggredisce l’esca appena la intercetta, pena la sua perdita tra le onde e la corrente. A volte si ottengono buoni risultati flotteranno la nostra esca,  che si disporrà meglio in corrente e non ultimo può essere vincente la colorazione accesa del nostro flotter.

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Quando il mare è mosso possiamo adottare due strategie di pesca per imbobinare i nostri mulinelli. La prima è quella di usare una  “lenza diretta“  almeno uno 0,40 di diametro, che possa lanciare una piramide di 150 gr con un lancio non forzato. La seconda è quella di usare in bobina uno 0,25 di diametro con uno shock leader dello 0,50-0,60 per i lanci più lunghi. Il diametro dei nostri braccioli è condizionato dagli ingarbugliamenti dovuti sia al moto ondoso, che alla corrente. Molto spesso, soprattutto nella fase montante della mareggiata, si usa anche uno 0,50; quando abbiamo la scaduta meglio non scendere al di sotto di uno 0,25 di buona qualità. La numerazione degli ami è condizionata dal volume dell’innesco; sicuramente è bene assortire ami, a partire dal n° 6.

ORARI

Col mare mosso non c’è una preferenza di orario, perché chi arriva prima al banchetto, avrà le porzioni migliori.

ESCHE

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Il sarago mangia di tutto. I bivalvi e gli anellidi sono le esche principali; anche se gli esemplari più grandi non disdegnano un filetto di sardina fresca, rassodato col filo elastico. Tra i bivalvi sono da preferire il cannolicchio e la fasolara; tra gli anellidi il bibi e l’americano.

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Se pensiamo di intercettare grossi esemplari, va bene anche il verme di Rimini, trattenuto con del filo elastico.

LA POSTAZIONE

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Durante la mareggiata, prima di posizionare le nostre canne, dobbiamo valutare dove arriva l’onda di risacca sulla battigia e valutare anche l’arrivo di onde anomale, pena la perdita dell’attrezzatura e di un bagno non programmato. Le canne lunghe sono da preferirsi, perché scavalcano meglio l’onda nel sottoriva, impedendo che quest’ultima intercettando la nostra lenza madre, faccia scarrocciare il piombo, per l’effetto vela.

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