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    Traina costiera: impostazioni di base ….

    di Umberto Simonelli

    Per  la traina costiera, l’autunno anche  inoltrato, rappresenta il momento clou  grazie all’accostata di pelagici, come alletterati, tombarelli e lampughe .

    Prede divertenti e relativamente semplici da pescare e soprattutto buone da mangiare.

    Ecco una prima serie di considerazioni e consigli che possono tornare utili a chi è alle prime armi e vuole approfondire l’argomento

    Facile ma non troppo

    Grazie alla semplicità delle attrezzature e al fatto che non necessitino barche importanti, la traina autunnale vanta moltissimi appassionatile che fin dalle prime ore del mattino trainano i loro artificiali, lungo costa.

    Sebbene considerata da tutti una attività leggera la traina costiera risponde a criteri tecnici tutt’altro che banali che possono fare la differenza tanto per il numero di catture che per  dimensioni.

    Tant’è che questo tipo di pesca è una  delle più importanti tra le discipline sportive.

    Quindi vediamo insieme come impostare una sessione di pesca .

     

     

    Prima di tutto

    Una parola va spesa per l’aspetto “nautico” che in questo tipo di disiplina è determinante.

    E’ fondamentale un minimo di attrezzatura a bordo, costituita da portacanne adatti, possibilmente anche orientabili, e una conduzione della barca molto attenta.

    Soprattutto nelle variazioni di direzione è fondamentale che le curve siano molto morbide, magari con una leggera accelerazione per evitare che le lenze, soprattutto le più lontane, possano sovrapporsi dando seguito a garbugli indistricabili.

    Anche il controllo della velocità è importante, che deve risultare sempre costante per ottimizzare il rendimento degli artificiali.

    Assetto di pesca

     

    Anche una cannina da spinning , in questo caso telescopica, piò bastare per iniziare

     

    I pesci che andremo ad insidiare, in questo periodo, cacciano principalmente  in prossimità della superficie, quindi si usa mettere in pesca più artificiali, almeno 4 o 5, posizionati  a diverse distanze da poppa.

    Non ci vorranno canne straordinarie e andranno benissimo attrezzi leggeri,  da 4/8 libre, ad azione parabolica ,che assecondino le fughe dei pesci senza sollecitare i fili, che necessariamente saranno sottili, armati di  piccoli rotanti da 10/15 lb caricati con nylon da 20 lb .

    L’importante è comunque contare su delle frizioni fluide, del buon filo e nodi affidabili.

    Quando anche si avesse in bobina del trecciato, basta aumentare un pò la lunghezza dello shock leader, tarare opportunamente la frizione e contare sull’elasticità della canna.

    Alla bisogna andranno bene anche canne da bolentino leggero o canne da spinning , con relativi  mulinelli fissi.

    Dove pescare

     

    I predatori, soprattutto in fase giovanile, debbono nutrirsi per crescere rapidamente : questo è quello che ha rigettato questo alletterato appena pescato …

     

    La ricerca dei pesci si può effettuare dai 25 ai 100 metri e a volte anche oltre, perchè parliamo pur sempre di predatori che si muoveranno alla ricerca dei banchi di foraggio che possono spostarsi facilmente su batimetriche diverse .

    Anche il foraggio si muove seguendo il cibo… nella più classica delle catene alimentari.

    Per individuare gli spot ci si può può  affidare  a tanti metodi, primo tra tutti  quello di insistere nelle zone dove vediamo altre barche trainare, a patto di rispettare  distanze e precedenze.

    Navigare  seguendo  una batimetrica che indichi un salto di quota  piuttosto che  la linea  in cui le acque chiare lasciano il passo al blu della profondità  è un’altra opportunità di ricerca molto efficace.

    I predatori spesso cacciano proprio nel punto in cui l’acqua cambia trasparenza; dopo le mareggiate questo accade spesso e la demarcazione è netta e visibile e questo confine, che molti chiamano “capo d’acqua”, è sfruttato dai pesci per sferrare i loro agguati.

    Lo scandaglio ci rivelerà eventuali attività in profondità, ma anche l’atteggiamento dei gabbiani sarà un prezioso indicatore della situazione.

    Oltre alle mangianze, che tutti conosciamo, quando i pesci portano a galla le prede e i gabbiani ne approfittano  gettandosi nella mischia, ci sono altri segnali da interpretare.

     

     

    I gabbiani fermi in acqua calma, piuttosto nervosi, stanno a significare che i pesci sono ancora in profondità e stanno cacciando sul fondo e gli uccelli aspettano che la mangianza assommi.

    Invece quando volano in alto con ampi giri, stanno seguendo il pesce a mezz’acqua che si sposta velocemente in caccia e potrebbe portarsi in un attimo a pelo d’acqua o sparire nel blu.

    In ogni caso i gabbiani vanno tenuti costantemente sott’occhio, ma non è detto che se non ci sono non ci siano i pesci.

    Quando il foraggio non è concentrato i branchi si aprono e  possono essere distribuiti in una grande area.

    Ricordiamo che in prossimità degli estuari le profondità su cui pescare in alcune ore del giorno potrebbero diminuire di molto.

    Parliamo di esche

     

     

    Quello delle esche è un capitolo molto ampio, articolato e complesso della traina con gli artificiali, sul quale si sono spesi fiumi di inchiostro senza arrivare a individuare regole fisse.

    Dedicheremo un articolo a seguire per meglio chiarire i principi di base che regolano la scelta degli inganni.

    Però è bene ricordare che tutte le esche di superficie sono valide, dalle piume alle testine piombate, dai piccoli minnow ai bubble jet, fino ai raglout e ai cucchiaini.

    Cambieranno colori, tipologia , distanze e soprattutto velocità.

    Sicuramente una vasta scelta di modelli e colorazioni dovrà essere un corredo standard, perchè i gradimenti dei pesci cambiano anche nell’arco di poche ore.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

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