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Traina evoluta ai calamari: terminali complessi

Asso Fishing Fili per la Pesca Sportiva
 di Michele Prezioso

La pesca ai calamari a traina dalla barca è davvero una tecnica affascinante per moltissimi aspetti.

Il mare di notte è una magia straordinaria e soprattutto se è calmo, sembra di navigare sospesi nel buio, con i mille riflessi delle luci costiere che quasi ti ipnotizzano.

Tutto si dilata, spazio e tempo e l’esplorazione dei fondali in notturna è una magia che ti strega.

Ed anche i calamari appaiono esseri stregati, folletti dispettosi che appaiono e scompaiono.

E la ricerca di questi cefalopodi è resa affascinante proprio dalla loro lunaticità

Lunaticità che ci impone sempre variazioni di assetto e di montature, cercando di adeguare gli inganni al momento e all’attività di caccia dei nostri “gommosi”.

 

L’autore con un bellissimo calamaro appena catturato

 

Predatore per eccellenza

Nell’impostare l’azione di “caccia” non smettiamo mai di pensare che abbiamo a che fare con predatori notturni, voraci e veloci che sono sintonizzati sulle loro prede e sull’atteggiamento del momento.

I pesci del sottocosta, prede dei calamari, di fatto sono loro a scandire i tempi dell’attività di caccia dei calamari stessi.

Cambiando la “situazioni prede” dovrà necessariamente cambiare anche l’assetto dei nostri inganni e in alcuni casi anche la geometria.

Gestioni complesse

Quando il giuoco si fa duro i duri iniziano a giocare e allora ecco che dovremo far attivare l’indole predatoria usando terminali a trenino con più artificiali.

La logica è quella di simulare branchi di pesce foraggio, un “piatto ricco” a cui non si rinuncia che gioca ulteriormente a nostro vantaggio.

Infatti la presenza contemporanea di esche diverse ci farà individuare molto più rapidamente i colori più graditi durante la sessione di pesca.

Ovviamente una lenza con tanti pesciolini in fila è difficile non solo da realizzare ma soprattutto da gestire di notte e bisogna prendere confidenza con tanti pesciolini penzolanti che si agganciano ovunque.

Così come, sebbene sia una evenienza molto gratificante, non è proprio semplice avere a che fare con strike multipli.

La logica di costruzione come accennammo nel precedente articolo rimane la stessa con il medesimo sistema di snodi.

 

 

Una attenzione determinante per garantirci un nuoto complessivo lineare di tutti i pesciolini è quella di applicare in coda un artificiale con una paletta pronunciata che grazie alla sua capacità affondante aiuti tutto il complesso a rimanere con il trave ben teso

Il limite al numero di pesciolini è rappresentato solo dalla difficoltà di gestione di lenze così articolate.

Così come non ci sono indicazioni in merito alla profondità, sebbene i trenini preferiamo usarli dalla

superficie fino a qualche metro sotto.

 

 

Andiamo più a fondo

Sempre nella logica di rendere incisiva l’azione di pesca, andremo ad esplorare fasce d’acqua nuove con un calamento molto efficace soprattutto per le profondità maggiori.

Un sistema che ci farà abbassare moltissimo la velocità di traina, anche sotto il nodo, ma che ci permetterà di insidiare i cefalopodi in molte situazioni.

Potremo sondare i fondali profondi prima delle migrazioni verticali che compiono al cambio di luce serale, ma anche di giorno o nei mesi non propriamente invernali.

Infatti i cefalopodi, calamari e seppie, vivono per lo più in profondità accostando solo in alcuni periodi dell’anno per riprodursi.

 

 

Anche in questo caso non saremo obbligati a limitarci a solo due artificiali, ma potremo aumentarne il numero variando livrea e piombatura specifica di ogni egi

L’importante è rispettare la distanza tra le esche per evitare fastidiosi incroci di lenza.

Un terminale da ricerca, ideale da usare sul misto e su fondali anche importanti e che potrà regalarci molti calamari ma anche qualche seppia “fuori ordinanza”

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