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    Traina : Palamite nel freddo

    di Giovanni Milone  foto di U.Simonelli

    La palamita è una delle prede iconiche della traina con gli artificiali, un predatore pelagico potente ed aggressivo che, insidiato con attrezzature leggere, è super divertente da pescare.

    Senza contare il fatto che è una preda tra le più buone da assaporare a tavola grazie a carni chiare e saporite.

    La palamita purtroppo è un pesce il cui stock è molto diminuito numericamente a causa di una forte pressione di pesca da parte dei professionisti, soprattutto con la tecnica della circuizione, metodo di cattura che, come tutti noi ben sappiamo, è quasi eradicante.

    Oltre a rarefarsi numericamente abbiamo riscontrato una drastica diminuzione della taglia media relegando al ruolo di cattura eccezionale lo strike su pesci che fino a qualche anno fa era la regola.

    La palamita rimane comunque un gran pesce ed un combattente di prim’ordine che val la pena di provare ad insidiare.

     

    Dove e quando

     

     

     Le palamite hanno un’indole gregaria come tutti i predatori pelagici e si muovono in branchi, spesso anche molto grandi e di taglia omogenea.

    La loro presenza si registra dall’inizio della primavera fino ai primi freddi invernali, con frequenza variabile in funzione della presenza di pesce foraggio.

    Le possiamo trovare spesso anche in predazione insieme ad altri pelagici di passo come gli alletterati o i piccoli di tonno rosso.

    Le zone di caccia sono quelle prossime alla costa soprattutto nei momenti di accostata primaverile o autunnale nei punti in cui il foraggio è più presente.

    Quindi i salti batimetrici, i promontori e le insenature delle coste frastagliate.

    Potremo incontrarle in mangianza e le riconosceremo dalle pinne dorsali che fendono l’acqua nei momenti di frenesia, ma potremo anche incrociarle negli strati meno superficiali, anche a profondità importanti.

    Soprattutto gli esemplari di maggior taglia frequentano i fondali profondi e non è raro ritrovarsele in canna durante una sessione di traina con il vivo quando come esca abbiamo piccoli pesci.

     

    Come pescarla

     

     

    La palamita si può pescare con molte tecniche, le più classiche sono il drifting e la traina, sebbene spesso rimangono sedotte anche da jig e inciku , soprattutto su fondali impegnativi, quando si fanno scendere le esche molto in profondità.

    Ma la tecnica che vogliamo trattare in questo articolo è quella della traina, specificatamente al periodo tardo autunnale e del principio dell’inverno e anche dell’inizio della primavera.

    Entrambe periodi in cui la temperatura dell’acqua in superficie è bassa.

    Abbandoniamo quindi le esche di superficie, le piume, i jet e non ultimi i cucchiaini, trainate lontano anche 30 metri e più e ripeschiamo i cari e vecchi minnow.

    Sceglieremo quelli caratterizzati da un nuoto guizzante e con livrea simile al foraggio presente in zona, ma soprattutto capaci di sostenere agevolmente velocità fino a 5 nodi ed anche un po’ di più

     

    Meglio sotto

     

    L’uso del monel è un pò laborioso ma è una metodologia di pesca molto efficace

     

    Affondare le esche in questi periodi è decisamente vantaggioso così come allontanarle.

    Si può optare quindi per una soluzione costituita dalle lenze affondanti; una su tutti il monel che, in questa pesca, sempre secondo la nostra esperienza, rappresenta una carta super vincente.

    Affondamento importante e lineare, insieme ad un allontanamento da poppa degli inganni rappresentano la carta vincente di questo assetto.

    Chi non è attrezzato con il monel può ricorrere con successo ai piombi a sgancio rapido, distribuiti a intervalli regolari.

    Se ne possono mettere certamente più di uno, ma il consiglio è di fermarsi a 3, intervallati almeno 10 metri uno dall’altro, con quello vicino all’esca distante da quest’ultima circa 20 mt.

     

     

    Si possono usare grammature uguali o eventualmente a scalare, iniziando con la più pesante vicino all’esca per poi diminuire.

     

    Affondare di più

     

    I piombi a sgancio rapido sono una soluzione pratica e molto efficace

     

    Affondare il più possibile è un’ottima soluzione, perché maggiori sono le profondità e minore è la sospettosità dei pesci.

    Però è vero anche che velocità e affondamento sono forti antagonisti, perché gli attriti aumentano in modo esponenziale.

     

    Alcuni artificiali da spinning, più affusolati e dal nuoto molto nervoso, si adattano bene alla traina, consentendo di ridurre la velocità e affondare di più

     

    Un espediente che ha portato grandi risultati è stato quello di avvalersi di artificiali da spinning che nuotino bene anche in traina.

    Essendo questi molto efficaci anche con moto moderato, si può abbassare la velocità di traina quel tanto che basta per migliorare l’affondamento e guadagnare qualche metro in più, risparmiando anche carburante.

     

    Attrattività migliorata

     

     

    Oltre alla capacità attrattiva dell’artificiale, e riguardo ciò spezziamo una lancia sui magnum affondanti con paletta metallica nelle misure 7, 9 e 11 cm, che con i suoi lampi di luce e l’elevata capacità affondante ci hanno regalato ottime soddisfazioni, ci sono altre piccole astuzie da applicare.

    Una su tutte è quella di far precedere l’artificiale da una filosa, realizzata con 4 o 5 raglou, montati con corti braccioli in modo da simulare un frenetico branchetto di pesci.

    La simulazione della predazione, portata in profondità è sempre molto efficace.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

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