• I Piu' Visti

    Tutti i terminali del surf

    di Dario Limone

    Come abbiamo già detto in precedenti articoli il terminale, in qualsiasi tecnica, è il biglietto da visita con cui ci presentiamo nell’azione di pesca.

    Ogni terminale deve rispondere quindi ad una molteplicità di necessità, soprattutto quando parliamo di una tecnica complessa e variegata come la pesca dalla spiaggia.

    In questa disciplina, le situazioni e le problematiche che si affrontano sono tutt’altro che banali, sia che si pratichi il vero surf casting, con mari impegnativi, sia che si sia impegnati in sessioni di pesca a fondo in condizioni di mare calmo o quasi.

    Intanto ci si confronta con tutti gli aspetti di lancio per raggiungere punti e profondità adeguate alle situazioni, sottoponendo terminali ed esche ad accelerazioni “da poligono”.

     

    L’autore impegnato in un lancio

     

    Poi ci si confronta con condizioni del moto ondoso molto spesso impegnative o con la calma piatta che al contrario genera conseguenze altrettanto particolari per conservare la capacità adescante di tutto il complesso.

    E’ un fatto realmente importante, anzi decisivo, per l’esito di ogni sessione individuare il terminale non solo migliore o meglio più adatto, ma saperne anche gestire la geometria.

    Infatti al di là della costruzione e della forma, perché un terminale stia in pesca correttamente le dimensioni sono determinanti.

    Bisogna coniugare mobilità, leggerezza, tenuta e funzionalità cosa tutt’altro che semplice il cui segreto non è facile da apprendere.

    Bisogna sperimentare in continuazione, analizzare i risultati e poi risolvere i problemi.

     

    Sicuramente una bella cattura non è il semplice frutto di una occasione fortunata, ma la conclusione di un’azione di pesca ben organizzata

     

    Una regola generale

    Qui di seguito vedremo tutti i terminali classici del surf, con schemi dettagliati e indicazioni “generali” da cui partire e trarre spunto.

    Infatti poi l’iniziativa e la sperimentazione e quindi la “customizzazione” saranno il frutto di una assimilazione completa dei principi elementari.

    Però non dimentichiamo che l’obbiettivo è di fare del tutto perché le esche si presentino al meglio e si rimanga sempre in pesca.

    In primo luogo ricordiamo che maggiore è la forza del mare e tanto più dovremo di contenere e limitare le lunghezze, maggiorando le sezioni.

    Con acque calme si potranno tentare terminali con braccioli più leggeri e lunghi.

    Ma ribadiamo ancora una volta che l’obbiettivo è sempre quello di evitare i garbugli.

     

    Piombo scorrevole

     

     

     Questo terminale presenta una assoluta semplicità costruttiva che lo rende realizzabile anche da chi è alle primissime armi.

    Il suo uso è consigliato con mare calmo o con poco moto ondoso.

    Lo scopo specifico di un terminale così realizzato è quello di evitare che i pesci in fase di approccio all’esca avvertano il peso della zavorra, che rimane libera di scorrere, con l’ulteriore vantaggio di avere anche una pronta visualizzazione della mangiata sulla vetta.

    Lo short

     

     

     Lo short è realizzabile nelle due versioni, rovesciato e basso.

    Due soluzioni, sebbene costruttivamente più evolute, che soddisfano esigenze diverse.

    Il rovesciato è la montatura d’elezione, nella versione con bracciolo corto, per il mare con moto ondoso molto sostenuto ed è una soluzione molto in voga in agonismo.

    Nelle realizzazioni con braccioli più lunghi questi possono essere alleggeriti da un “flotter” che sospende l’esca in caso di posidonia o presenza di pesci di galla.

    Anche lo short basso è un’ottima soluzione con mare agitato ed ha in più il pregio di essere autoferrante, grazie al fatto che l’inerzia del piombo contribuirà efficacemente alla penetrazione dell’amo dopo che il pesce ha preso il boccone.

     

    Pater noster

     

     

    La montatura “pater noster” richiede un maggior impegno realizzativo ma sicuramente è molto importanti nel corredo di terminali che dobbiamo avere nelle nostre bag.

    Lo proponiamo in due versioni, a tre e due braccioli, per due specifiche esigenze.

    A due braccioli risulta perfetta per le alte turbolenze, risultando valida quindi con acque agitate alla ricerca, ad esempio, dei saraghi.

    Nella geometria con tre braccioli, il complesso pescante esprime anche un ulteriore potenzialità; flotterando i due superiori si potrà, dando un effetto “suspending” alle esche superiori, esplorare due diverse fasce di acqua, diversificando anche i bocconi.

     

    La linea longa

     

     

    La linea longa è un terminale molto particolare; di estrazione agonistica è definito “da ricerca”.

    I suoi braccioli possono essere, semplici o a vipera, flotterati per intercettare pesci di galla o possono essere fatti lavorare sul fondo ed innescati con esche diverse tra loro per capire quelle più gradite.

    La linea longa soffre il moto ondoso se supera una certa importanza; al contrario ben si adatta invece a correnti unidirezionali che ne garantiscono una corretta distensione.

    Anche questo terminale ha il pregio di essere autoferrante.

    Per concludere

    Fin qui abbiamo condiviso le linee guida della terminalistica, che ovviamente è suscettibile di personalizzazioni frutto delle valutazioni e delle esperienze, nonché dell’inventiva, che ogni pescatore acquisisce sul campo.

    Così come saranno valutazioni tecniche ma anche scelte di preferenza quelle che ci porteranno a valutare sezioni , lunghezze tipologia e grammatura di zavorra.

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