Tecnica

Tutto sulla traina con l’affondatore


di Umberto Simonelli

Nella traina con esche vive, le tecniche di affondamento si dividono in due grandi famiglie: quella del piombo guardiano, con tutte le sue varianti, e quella del downrigger o affondatore.

La prima, quella del piombo guardiano e dei piombi frazionati , è una soluzione smart, pratica e molto efficace, che si adatta a quasi tutte le esigenze della traina di fondo, con l’unico handicapp di soffrire velocità e corrente.

L’uso dell’affondatore è più complesso e affondare un’esca è  decisamente  più laborioso, rispetto al guardiano e per questo meno  usata, ma davvero non meno efficace.

A suo favore  ha delle prerogative da non trascurare, permettendo velocità di traina, ove le esche lo consentano, più elevate  e soprattutto linearità della quota di pesca.

Il fatto di far nuotare l’esca sempre alla stessa quota, più alta dal fondo,  non vuol dire  che sia una traina mirata solo ai pelagici, perderndo così l’opportunità di insidiare dentici o cernie, perchè cambiando la presentazione e anche la velocità, l’insidia mantiene, se non aumenta, il suo “appeal”, soprattutto se si tratta di pesci.

Cos’è

L’affondatore è sostanzialmente, come si vede dalle foto, un piccolo argano che ci consente di calare e salpare un piombo molto pesante, che può arrivare anche 7 kg.

Esistono di varie fogge e soluzioni, fino a quelli elettrici interfacciabili all’ecoscandaglio che consentono automaticamente di tenere la zavorra sempre alla stessa distanza dal fondo.

Al di la di soluzioni  meccaniche diverse, la funzionalità è uguale per tutti i modelli  e permette di tenere in sospensione una zavorra importante e variarne la profondità in modo rapido.

 

Gli affondatori esistono in molte versioni; eccone alcuni “made in italy”: a sinistra la versione motorizzata e manuale di Sardamatic, in alto a destra quella di Everol ed in basso quella di KristalFishing

 

Come funziona

Nella grande bobina  è avvolto del filo molto resistente, multifibra o cavetto in acciaio, al quale viene applicato il piombo.

La cala si effettua allentando la frizione, controllandone la velocità sotto la trazione della zavorra.

Ad una manovella, per i modelli manuali, o ad un motore elettrico, per quelli motorizzati, viene affidata la mansione del recupero e della regolazione della profondità.

Un ruolo importante è quello della frizione a cui, oltre al momento della cala, è delegata la possibilità di far slittare la bobina  in caso di arroccamento del piombo sul fondo.

C’è da fare attenzione al fatto che trattandosi di fili molto robusti, almeno 100lb, le sollecitazioni  in caso di incaglio potrebbero essere importanti, con potenziali danni ai punti di montaggio dell’affondatore.

 

Le zavorre degli affondatori, quando si pesca profondo e veloce, possono raggiungere anche i 6/7 kg, con le fogge più disparate; a disco, a palla o addirittura a forma d pesce. L’importante è che il downriggher sia in grado di gestirle e il filo di sostegno sufficientemente robusto 

 

La messa in pesca

 

Uno schema di base dell’assetto di traina

 

Una volta calato in acqua il complesso pescante con l’innesco, con la barca in movimento, fileremo in acqua la quantità di lenza che riterremo opportuno e la bloccheremo con un apposita pinzetta di sgancio al punto generalmente derivato dalla zavorra stessa.

Con la frizione del mulinello, quasi in free spool, inizieremo ad affondare la zavorra  e quindi l’esca, alla profondità voluta, alla quale ci bloccheremo.

Recupereremo un pò di lenza e chiuderemo la frizione e saremo in pesca.

 

Le pinze di sgancio devono essere veramente efficienti e funzionali; pratiche, durevoli e soprattutto devono sganciare il filo solo a seguito di uno strike: anche qui due ottimi prodotti made in Italy, sopra le Quick release di Sardamatic e sotto quelle di Stonfo

 

Importante è che la pinzetta sia di qualità e che la forza di sgancio sia perfettamente tarata, tanto da non staccarsi durante l’affondamento e che resista alla sollecitazione della lenza uscente dal mulinello, che dovrà essere messa necessariamente in tensione recuperando qualche giro di manovella dopo che è stata raggiunta la quota di pesca.

 

Pescare con l’affondatore, per chi è alle prime armi, potrebbe sembrare molto laborioso; dopo aver preso la mano tutto diventerà molto fluido e pratico.

 

In pesca

Una volta raggiunto l’assetto di pesca, quel che può succedere, eccezion fatta per un incaglio, è un bello strike.

Sul fondo od in quota, l’approccio del pesce all’esca non sarà assolutamente percettibile e ce ne accorgeremo solo se la mangiata sarà andata a buon fine e, oltretutto, anche con un po’ di ritardo, fatto che può avere i suoi pro e i suoi contro.

E vediamo perché.

Se peschiamo sul fondo, perderemo l’opportunità di percepire quelle mangiate timide che impongono di porgere l’esca, dando filo, al dentice che la sta assaggiando, così come non riusciremo a intervenire muovendo l’esca in caso di una ricciola poco convinta.

 

Malgrado l’uso dell’affondatore non permetta una esplorazione dettagliata del fondo, su fondali omogenei, il suo uso è vincente anche nella pesca del dentice, perché è possibile tenere velocità più elevate ed esplorare più fondale

 

Ci accorgeremo dell’attacco solo quando la lenza si staccherà dallo sgancio e la canna leggermente piegata per la trazione del filo si raddrizzerà.

Infatti, dall’apertura alla messa in tensione, correrà il tempo in cui tutto il bando del filo verrà recuperato.

In questi pochi, magici istanti i pesci non sentiranno alcuna trazione, avendo il tempo di ingoiare l’esca, e, al momento della messa in tensione, auto ferrarsi.

Dopo, dovremo tassativamente recuperare rapidamente la zavorra e successivamente iniziare il combattimento.

 

Se ci si dedica ad una pesca di ricerca, alla ricciola, battendo batimetriche ben precise, l’affondatore è l’ideale

 

Pregi & difetti

Tra i difetti, in primo luogo sicuramente annoveriamo il costo di tutto il necessario che non è trascurabile; successivamente, c’è da ammettere anche che la messa in pesca è un po’ macchinosa fin che non ci si prende la mano e, se il fondo è articolato, le regolazioni di profondità sono più laboriose.

Una volta, però, che la pratica è acquisita sicuramente il sistema paga; la profondità è costante, assicurata dal peso della zavorra e, soprattutto, si può trainare a maggior velocità senza per questo perdere profondità e sollecitando maggiormente l’istinto di predazione dei pesci; anzi, l’andatura veloce stimola i dentici anche quando siamo a maggior distanza dal fondo, ed è ideale per le ricciole a mezz’acqua.

 

Il contametri a bordo dell’affondatore è indispensabile e deve essere  affidabile e preciso.

 

Si può sapere con precisione a quanti metri di distanza sta lavorando l’esca e si può pescare anche con due canne, applicando due sganci a quote diverse.