di D.Craveli e U.Simonelli
E’ il più grande carangide del mediterraneo, superbo, potente, scaltro e soprattutto il più entusiasmante da pescare.
Riuscire a catturare le ricciole con continuità significa sapere come questi pesci pensano ed agiscono, significa saperne anticipare gli spostamenti, comprenderne le abitudini al variare degli stadi di crescita , degli habitat e delle stagioni .
Ovvero, in una sola parola : esperienza ; esperienza che vogliamo condividere narrando una storia …
Alla scoperta del mondo
Dagli alti fondali verso il sottocosta, i piccoli di ricciola, del peso di pochi etti, insieme ad un gran numero di esemplari della stessa taglia, giungono ogni anno, sulle stesse praterie di posidonia, che furono la nursery delle precedenti generazioni.
Come condotte da un gps biologico che consente loro di ritornare sui medesimi punti, grazie ad una memoria che si trasmette per via genetica.
Li, in quell’ambiente ricco di vita, dove crescere nutrendosi della fauna del sottoscosta, si forma la caratterialità di questo pesce, destinato a porsi, in età adulta, all’apice della catena alimentare.
Purtroppo però è proprio la sua indole fortemente predatoria a rappresentare la prima insidia alla sua stessa esistenza.
La grande voracità che caratterizza questi animali nella fase giovanile li rende facili da pescare, anche con esche tutt’altro che selettive, e le fa rimanere vittima delle insidie di pescatori senza scrupoli, che ne fanno incetta.

Un piccolo di ricciola, caratterizzato dalle classiche striature gialle giovanili
I piccoli di ricciola, le limoncelle o cavagnole vivono in grandi gruppi e non sono solo vittime dei pescatori, ma anche dei propri simili adulti, dei tonni e di altri predatori, quindi l’esistenza di questo pesce è sempre piuttosto tormentata
E sfuggire , salvarsi, sopravvivere formerà il suo carattere.
La insidieranno i pescatori con lenze a mano, le cianciole , i tonni e finanche i propri simili : una durissima scuola di vita.
La fortuna di crescere
Fortunatamente con l’aumentare della taglia cresce anche la sua scaltrezza anche se i suoi spostamenti rimangono ancora prevedibili, con il rischio di facili catture
Di pari passo però cresce anche l’abitudine di stazionare nei pressi di aree ricche di ostacoli cosa che rende più complicata la pesca professionale.
Oramai la taglia è aumentata e la livrea somiglia sempre di più a quella delle sorelle maggiori.
Esplosione di potenza

Quando superano i 5/8 kg, questi carangidi iniziano a diventare delle vere macchine da guerra.
Colonizzano ampi tratti di mare, e pattugliano gli spot spostandosi al variare dei flussi di marea.
Con il picco di risalita (da 2 ore prima del culmine) iniziano l’attività predatoria, per poi imbrancarsi nei momenti di stanca delle correnti.
In queste due fasi sono rispettivamente pescabili a traina, lungo le rotte di caccia, che possono essere anche molto esterne alle secche, e con tecniche verticali, quando il branco si riunisce dopo le scorribande.
Confronti impegnativi
Dopo i 20 chili… la ricciola diventa “ la grande ricciola”, e d’ora in poi ingannarla diventerà piuttosto complicato, anzi molto complicato.
Pochi pescatori possono vantare grande continuità di catture di grandi carangidi.
Il pezzo da trofeo può capitare a chiunque ed in qualunque momento, ma è la costanza dei risultati a sottoscrivere la reale capacità dell’appassionato.

Missing
Dove vanno questi pesci quando non si trovano da nessuna parte?
Non è una domanda senza risposta: ogni spot ha le sue regole.
Solo dieci anni fa, ancora si pensava che fossero animali migratori, oggi invece sappiamo che le grandi ricciole migrano in verticale.
Infatti, quando non le troviamo, stazionano a profondità notevoli, e spesso seguono le rotte dei grandi pelagici in mare aperto.
Sono stati catturati esemplari anche oltre i 50kg con palamiti destinati a naselli e sciabola.
Anche il vertical ha contribuito a migliorare la conoscenza delle abitudini questo pesce.
Il vj infatti ci ha permesso di concretizzare catture in spot dove non era possibile essere efficaci con nessuna altra tecnica.

Le ricciole sono predatori formidabili e si nutrono di tutti i pesci, pelagici compresi
Potenza e strategia
Non possiamo paragonare la fuga di una grande ricciola a quello di un treno in corsa, ciò si addice più ad un tonno, ma analizzando bene le cose, anche se le forze in gioco sono diverse, gestire il confronto con un carangide è più complicato che con un rosso.
La ricciola cerca le rocce, riesce a mettere in difficoltà anche il pescatore più esperto, scuote la testa nel tentativo di liberarsi dall’amo, viene incontro alla barca… insomma, ce ne è abbastanza da rendere il gioco entusiasmante e sempre incerto.
Nella pancia della ricciola

Un piccolo dentice ed un fragolino, l’ultimo pasto della nostra cattura
In anni di pesca abbiamo imparato a controllare le abitudini alimentari delle nostre prede, per capire di più e meglio la loro vita.
Ecco un elenco, di quello che si è trovato nello stomaco di grandi ricciole .
Un’indagine che consente di tracciare in modo chiaro abitudini e zone di caccia
- Mormora
- Gallinella
- Grongo di sabbia
- Polpo di sabbia
- Fragolino
- Spigola
- Tanuta
- Dentice
- Calamaro
- Nasello



















