Durante la pausa estiva, mi è venuto spontaneo riflettere su come sia cambiata la comunicazione nel mondo della pesca.
La pesca, quella ricreativa, per intenderci, è una passione che appartiene a tutte le popolazioni del mondo, un fil rouge che unisce uomini e culture diverse in tutto il globo.
Ed i pescatori, tutti nessuno escluso, di mare o di acqua dolce sono sempre a caccia di news e soluzioni per pescare…
Quando mi sono appassionato alla pesca con la canna c’era poco da dire e da fare quel che si poteva imparare o si rubava con occhi e orecchie da quelli più capaci e più anziani o si leggeva quello che la stampa di settore offriva o si andava preparati ad indossare pesanti cappotti.
Qualche prezioso libro e due riviste presenti in edicola i cui articoli hanno fatto la storia della pesca in Italia scritti da pescatori che hanno voluto spendersi nella divulgazione alieutica e dei quali, molto immeritatamente, ho fatto parte anche io, erano le risorse disponibili
Ovviamente in quelle pagine tra articoli più o meno ricchi di veri consigli di pesca era presente anche la comunicazione commerciale.
Messaggi di pubblicità veri e propri con tanto di intere pagine o articoli dedicati a prodotti che venivano illustrati dagli esperti di turno a fronte di prove e collaudi.
C’è da confessare che non tutti i test erano proprio frutto di vere e proprie prove sul campo e che talvolta c’era più tavolino che mare.
Però a metterci la faccia c’erano persone che la pesca l’hanno scritta davvero e sulle cui competenze poco c’era dire e che una canna buona da una adatta per i pomodori la riconoscevano da lontano.
Oggi è davvero tutto cambiato e la comunicazione alieutica non è più retaggio di chi aveva sulle spalle un solido percorso di esperienza ma con social e telefonini si è aperto un mondo in cui ognuno dice la sua, spesso senza alcun titolo o solo perché qualche sfortunatissimo pesce è rimasto attaccato ai loro ami.
Sia chiaro, non ne faccio un discorso sugli uomini, perché la pesca come dice un mio più saggio amico “ non nobilita l’uomo” e quindi lungi da me pensare che chi sa fare il nodo dell’amo sia una persona migliore di chi non ha ancora imparato.
Mi preoccupa invece chi non avendo imparato, con un telefonino tra le mani, spiega agli altri come fare.
Mi preoccupano influencer e ambassador che nascono come funghi (ma del tipo che cresce ovunque non nobili boleti) che grazie agli algoritmi prezzolati dei social accumulano like e follower o si trascinano dietro un pubblico plaudente che, bevendosi ogni improbabile verità, schiaccia quel magico bottoncino che fa contente anche le aziende.
E ad ogni like cresce il valore del pescatore, la cui esperienza e competenza spesso stride con la giovane età o col fatto che a pesca ci va solo quando è in vacanza ed il tempo è buono.
Mi preoccupano gli influencer e gli ambassador che rappresentano marchi importanti e che però non sanno cosa hanno in mano …
Mi preoccupano gli influencer e gli ambassador che non conoscono l’etica della pesca, il valore sociale e didattico che rappresenta e che non la difendono
Mi preoccupano gli influencer e gli ambassador che hanno scambiato dimensioni e quantità dei pesci col fatto di essere pescatori veri.
Buon mare a tutti





















