Editoriale

L’editoriale di Gennaio 2026

Voglio aprire il primo editoriale del 2026 ovviamente con i migliori auguri di un nuovo anno che ci porti si benessere e serenità, ma anche belle emozioni perché è di questo che viviamo noi  pescatori…

Come i lettori più assidui avranno capito i miei editoriali sono poco formali e assomigliano di più alle chiacchiere tra amici che a  serie comunicazioni editoriali.

Forse, a volte, sono anche un piccolo sfogo rispetto a quel che accade, ovviamente limitatamente al mondo della pesca.

Ed allora proprio in tema di sfoghi,  voglio raccontarvi  quel che è successo dopo un mio post sulla nostra pagina Facebook, a proposito del rinnovo 2026 del discusso “permesso gratuito” che fu istituito ben 15 anni fa con decreto del Mipaaf, all’epoca guidato dal ministro Zaia.

Come “NON” tutti sanno il documento che è gratuito ma obbligatorio, va rinnovato ogni anno.

Vale a  dire che  ogni 31 dicembre  si butta il vecchio e se ne fa uno nuovo.

Quest’anno chi ha effettuato il rinnovo ha trovato una sorpresa, perché invece della consueta scadenza al 31/12  la durata è stata ridotta a soli due mesi.

Molti che non vanno oltre il proprio naso, non si sono preoccupati di capire e non si sono neanche curati di soffermarsi a leggere quanto nel sito del ministero era riportato assai chiaramente .

Ovvero che in attesa della prossima attuazione della nuova norma europea (ne ho parlato nell’editoriale di dicembre) prudenzialmente la durata sarebbe stata limitata, appunto a soli due mesi.

Poiché il nostro magazine non ha come scopo solo lo spiegare nodi e montature o come “fregare” i pesci, mi è sembrato giusto pubblicare una comunicazione di servizio che aiutasse a comprendere meglio quanto stesse accadendo.

Questo l’antefatto ed ora passiamo a quel che è successo.

Da una parte , che il post sia andato virale, mi ha fatto piacere, stando a significare che qualcuno ci legge, ma i contenuti dei commenti, salvo rari e sparuti casi, mi hanno fatto cadere, le braccia in terra … per non dire altro.

Dopo 15 anni c’è chi ancora cade dal pero riguardo il censimento obbligatorio e ne ignora l’esistenza, chi, con spirito complottista, istiga gli altri a non farlo per evitare che poi “possano accorgersi” di  quanti siamo e ci facciano pagare una tassa.

Chi accusa il Ministro Lollobrigida e chi La Presidente del consiglio di vessare i pescatori, chi ne nega l’obbligatorietà e assicura gli altri che non esistono sanzioni, piuttosto che garantire che tanto i controlli non li fanno.

Vi risparmio i commenti sulla nuova norma europea che partirà a giorni, appena tutti gli stati membri la avranno armonizzata con le regole proprie di ogni nazione che, precisa l’autorità competente UE, non subiranno modifiche.

Il mare è di tutti e , per la maggioranza degli amici che hanno replicato, tutti dovrebbero poterne approfittare a mani basse e che se il mare sta come sta la colpa non è davvero della pesca amatoriale, ma solo dei professionisti e che quindi se non si fermano loro perché fermarci noi?

Non mi dilungo oltre nel riportare le amenità dei vari post che vanno da fantasiose interpretazioni giuridiche  fino a una vera e propria istigazione a contravvenire alle regole.

E chi se le vuol leggere e ha tempo da perdere è liberissimo di godersele.

Quel che emerge da tutta la vicenda è il profilo che  si delinea della categoria,  non solo come pescatori ma anche come cittadini.

Spesso etica, sostenibilità, attenzione alle regole,  sembrano un concetto completamente antitetico alle idee di molti.

Perché ad ogni osservazione ne corrisponde una uguale e contraria, con atteggiamenti che dire disarmanti è quasi un eufemismo.

Mi immagino cosa succederà adesso che nel bene o nel male dovremo adeguarci a nuove regole e nuovi obblighi che sicuramente porteranno dei cambiamenti.

Se dopo 15 anni ancora non abbiamo capito che avere un permesso di pesca, tra l’altro GRATUITO, significa essere riconosciuti come categoria organizzata cosa che ci obbliga sì a seguire delle regole ma che ci conferisce anche diritti, figuriamoci cosa succederà quando per pescare dovremo scaricare un’app, come faranno tutti i pescatori europei.

Speriamo bene.