Editoriale

L’Editoriale di Aprile 2026

Come molti di voi avranno letto la nuova applicazione rec-fishing, introdotta dalle recenti norme europee in merito alla pesca ricreativa e sportiva, tarda ulteriormente ad essere attivata, almeno in Italia.

Viene indicato come termine ultimo, come da comunicazione del Masaf, il Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, quella del 30 Aprile, con una laconica comunicazione che recita testualmente quanto segue:

“Nelle more dell’emanazione del decreto direttoriale che recepisce la normativa europea relativa alla pesca sportiva e ricreativa in mare, la data di scadenza del tesserino di pesca sportiva prevista al 31/03/2026 è prorogata al 30/04/2026.”

Le motivazioni, di questa lentezza non si conoscono e si può solo immaginare che il prolungarsi dei tempi di emanazione del “decreto direttoriale” possa essere dovuto a delle difficoltà di armonizzazione delle norme vigenti, che non dovrebbero essere minimamente toccate dal dispositivo europeo, con le nuove richieste di quest’ultimo.

Dovremo pazientare ancora qualche giorno, se non ci saranno ulteriori ritardi, per capire come dovremo andare a pesca.

Nel frattempo si continuano a moltiplicare le polemiche dei soliti complottisti che paventano chissà quali scopi nascosti dietro non solo l’uso della nuova app, ma anche della registrazione obbligatoria che vige oramai da ben quindici anni.

Per non parlare di coloro che tutt’ora ne ignorano completamente l’esistenza.

Le considerazioni che si leggono in rete e che si ascoltano nei discorsi tra pescatori sono a dir poco fantasiose e a volte, ma solo a volte, fanno anche divertire.

Sorvolo sui reali contenuti delle argomentazioni che si sentono in giro e che, in soldoni, raccontano il rischio di ritrovarsi una licenza a titolo oneroso, perché se “scoprono” quanti siamo, ci metteranno le mani in tasca e non saremo più liberi di andare a pesca come ci pare.

Quindi con la solita logica tutta italiana è meglio non farci vedere … che è un po’ come il gioco di non dichiarare i tonni cosi si pesca più a lungo.

Atteggiamenti che a volte sono molto più colorite di così e che mi fanno pensare di aver a che fare con le stesse teste che credono alle scie chimiche, che la terra è piatta, che non si è mai andati sulla luna e che anche la recente missione di Orion è un trucco cinematografico

Una realtà che a esser buoni si può definire solo che grottesca …

Purtroppo, poi, tra le varie chiacchere che in tanti portano a giustificazione dei loro discorsi è che in tani anni di pesca nessuno gli abbia chiesto mai nulla.

Fatto che rappresenta invece un aspetto molto importante perché tira in ballo il problema dei controlli che molto spesso latitano, soprattutto in alcune zone d’Italia.

I controlli non solo servono per garantire il rispetto delle regole ma anche per abituare l’utenza al loro rispetto.

Questa “ribellione” al rispetto delle regole, quando si parla di mare è un fatto che fa riflettere non solo sul profilo alieutico dei pescatori ma anche su quello di cittadini.

Il fatto di non percepire, e lo ripeto ancora una volta, che appartenere ad una “categoria” concreta, riconosciuta giuridicamente e numericamente importante, non porta solo obblighi, ma conferisce anche diritti e di conseguenza la possibilità di far sentire la propria voce, fa capire che i pescatori abbiano ancora molta strada da fare.

A meno che, a forza di nascondersi, “quelli” seduti al tavolo delle decisioni poi, ci ignoreranno definitivamente.

E poi, ogni anno, ci domandiamo perché le quote tonno riservate ai ricreativi sono quasi una beffa.