Tecnica

Otto punti sui trecciati

di Andrea Gallesi – Foto: A.Gallesi-U.Simonelli

Il trecciato, detto anche, multifibra, braided o dynema  o Spectra è un filato che ha letteralmente rivoluzionato il mondo della pesca.

Un filato che, grazie alla capacità di sostenere grandi carichi con sezioni contenutissime, potremmo dire che ha rotto la barriera delle grandi profondità aprendo nuovi scenari in tutte le tecniche di pesca.

A guardar bene è  l’evoluzione tecnologica delle funi in fibra vegetale od anche in acciaio ed oggi per noi pescatori è un elemento indispenabile.

Il trecciato è in tutti i nostri mulinelli, ma non tutti i trecciati sono uguali e non della stessa qualità … vediamo quindi di fare un piccolo viaggio nel mondo dei “multifibra”.

 

Grazie alle sezioni ridotte il multifibra offre poca resistenza consentendo affondamenti maggiori, indispensabili quando si insidiano i grandi predatori  di pregio

 

Cos’è il trecciato?

In sostanza un insieme di fili sottili, intrecciati tra loro, che sommano carico di rottura di ogni singolo elemento e, grazie alla geometria di costruzione e alle caratteristiche tecniche dei materiali, garantiscono una maggiore flessibilità, una sezione ridotta  e una tenuta al carico, impensabile per i diametri in gioco.

A differenza delle vecchie funi, il multifibra, essendo realizzato in materiali sintetici, è immarcescibile e soprattutto se immerso in acqua non diminuisce il carico di rottura come succedeva ai cordami in canapa o in sisal.

La possibilità di realizzare dei fili elementari che costituiscono “il trecciato”, molto sottili ha consentito la costruzione di prodotti molto più resistenti, ma anche di diametri molto ridotti.

Ad esempio uno dei primi usi furono le funi dei paracadute, quelle per alpinismo, le cime da ormeggio o le scotte delle vele fino agli attuali fili da pesca.

 

Che vuol dire “multifibra”?

Multifibra è il termine che identifica la categoria di filato, proprio tramite la sua peculiarità più importante, ovvero la costruzione realizzata con molte fibre intrecciate tra loro.

Non identifica però il prodotto ma solo la famiglia, perché esistono molte tipologie di multifibra.

Di cosa è fatto il trecciato da pesca?

Il materiale da cui si origina il filato con cui si realizza il “multifibra” è un tipo speciale di polietilene.

Il polietilene è presente quotidianamente nella nostra vita perché è il materiale con il quale si realizzano moltissimi oggetti che usiamo regolarmente, dalle bottiglie del detersivo ai contenitori per il cibo, nella composizione adatta ai prodotti alimentari.

Per la pesca si usa un polietilene, con speciali caratteristiche meccaniche, l’UHMWPE, che in alcune lavorazioni è più resistente dell’acciaio, ha un bassissimo coefficiente di attrito e una straordinaria resistenza all’usura.

 

Anche nel bolentino il braided è diventato indispensabile

 

Ma Dynema, Spectra, Braided multifibra, sono la stessa cosa?

Brided e multifibra sono l’indicazione della famiglia di prodotto, ovvero sinonimo di “filo intrecciato”

Spectra e Dynema, invece, identificano la tipologia di materiale con cui il filato è assemblato e malgrado si tratti sempre di polietilene UHMWPE, non sono lo stesso prodotto.

Sostanzialmente si tratta di processi di lavorazioni diversi tra loro che conferiscono al materiali specificità diverse anche rispetto alla morbidezza e resistenza, sebbene in modo trascurabile.

Lo SPECTRA nasce in America e tutt’ora è il sistema che caratterizza i trecciati americani, come Izorline, Tufline e PowerPro, mentre il Dynema è stato studiato da un’azienda olandese.

Lo Spectra oltre che per trattamenti termici diversi si differenzia per diametri maggiori dei fili che costituiscono la treccia, ottenendo così prodotti più corposi.

Invece il Dynema, oggi più diffuso in assoluto ed usato da tutti i produttori giapponesi, è caratterizzato da capi più sottili che generano così, braided  con diametri più contenuti.

Il Dynema è favorito nella realizzazione di fili di minor sezione cosa che quindi rende possibile anche formazioni fino a 12 capi.

 

L’uso è il miglior tester dei prodotti e solo in questo modo si può capire realmente la qualità, che a volte è reperibile anche in materiali non particolarmente costosi

 

Cosa vuol dire PE?

PE in realtà è l’acronimo di Poli-Etilene, il materiale con cui si realizza il filato,  ma nella accezione comune,  identifica la sezione del trecciato in modo univoco nel mondo. ( o così dovrebbe essere n.d.r)

Tutto parte dal filato ”zero” che aveva un diametro di 0,165 mm e da cui ha avuto origine la scala di diametri “PE” di seguito riportati.

Quindi sia chiaro che il PE non indica il carico di rottura, ma solo la sezione.

Il carico deve essere riportato sulla confezione in kg e/o lb e varia da produttore a produttore, secondo le tecnologie usate e spesso anche il marketing.

Sebbene sezione e carico di rottura non abbiano un rapporto standardizzabile, a puro titolo orientativo il valore del PE, moltiplicato per 10 può dare l’ordine di grandezza della tenuta del filato

 

Tiene di più un trecciato a più capi o uno con un numero minore?

Nella teoria delle funi, in meccanica, il carico lineare è più alto con meno capi, per una serie di questioni legati alla fisica e alla costruzione.

Nei nostri trecciati la differenza non c’è e addirittura è a vantaggio dei trecciati a più capi, perché visto lo spessore del filato il brided è compatto e nel corpo del filo non ci sono spazi vuoti, facendo si che tutti i capi lavorino al 100% della loro portata.

Quel che conta di più però è la qualità perché attualmente le caratteristiche sulla carta sono sempre eccellenti su tutti i prodotti, ma poi le differenze si vedono dopo pochissimo uso.

Fili che perdono l’aspetto setoso, che iniziano a “spelacchiarsi”, a imbibirsi di acqua ed altri che invece rimangono intatti nel tempo.

 

La grande resistenza al carico e la sezione ridotta ha reso il multi un filo usatissimo anche per il big game: poco influenzato dalla corrente ha bisogno di zavorre più leggere

 

Cosa differenzia il trecciato secondo il numero di capi?

Il discorso è ampio e cercheremo di sintetizzare.

Prima di tutto c’è da capire a quale tecnica dovremo destinare il filato.

Maggiore è il numero dei capi e maggiore sarà la regolarità della sezione prossima a quella circolare.

Un filo a più capi è molto più flessibile e meno rumoroso negli anelli, che si traduce in minor attrito.

Va da sè che per lanciare, un filo con sezione rotonda e sottile farà la differenza.

Meno nella traina di superficie, nel drifting e anche nella traina con il vivo, dove la sezione conta solo per limitare l’attrito all’avanzamento.

Un trecciato sottile è più delicato di uno più spesso e, a prescindere dai vari trattamenti superficiali, rompere un 12 capi su uno scoglio è più probabile che con un 4 capi.

Vero è che a prescindere le sezioni sottili, rendono meglio perché si lanciano meglio ma soprattutto impattano meno sulla corrente, il che si traduce in piombi più leggeri.

Ma qui poi subentra anche la propria abitudine personale.

 

Nell’eging, come nello spinning e nelle tecniche verticali il trecciato è realmente determinante: senza sarebbe quasi impossibile raggiungere  gli attuali risultati

 

A cosa servono i trattamenti superficiali?

In alcuni prodotti si trovano lavorazioni aggiuntive di coating del filato per renderlo più liscio, con meno attrito o meno permeabile all’acqua.

Tutte soluzioni che possono migliorare le prestazioni a patto che si tratti di prodotti di alta gamma e che devono essere usati se realmente necessari, ma che molto più spesso, su quelli più invitanti economicamente, sono usati solo per eliminare alcune criticità.

 

Conclusioni

Un trecciato sottile e con un carico di rottura importante è il sogno di tutti, ma ecco alcune considerazioni del tutto personali.

Nel lancio, nello spinning in particolare, sezione, poco attrito e impermeabilità sono indispensabili, nella traina con esche vive invece la nostra preferenza va ancora su trecciati di ottima fattura a 4 capi che vibrano il meno possibile e che se assorbono un po’ di acqua non comporta gravi conseguenze e che sono di gran lunga molto meno delicati.

Perché i trecciati spesso, quando sono molto tesi, vibrano e suonano come corde di uno strumento musicale o trasmettono in acqua i rumori superficiali.