La pesca in kayak è molto più di una semplice tecnica.
Per chi la vive intensamente, è veramente un modo per connettersi con il mare nella maniera più pura e profonda possibile.
Pescare in kayak è stare in mare per davvero .
Io pesco nella provincia di Barcellona, in particolare nella caratteristica costa del Garraf (Catalogna) e pescare in questi mari, con questo tipo di imbarcazione assume le sfumature di una vera e propria sfida tecnica.
Qui, pescare è pura pianificazione ed ogni cattura è veramente sudata e merita di essere festeggiata il doppio.
Oggi vi apro le porte del mio diario di bordo per parlarvi di uno dei gioielli delle nostre acque: sua maestà il dentice.

Uno scenario difficile: il grande handicap del Garraf
Per le norme sulla navigazione, con questo tipo di natante, in Catalogna non è possibile spingersi oltre le due miglia nautiche dalla costa.
Nella zona del Garraf, il fondale è caratterizzato dalla totale assenza di grandi dislivelli.
Proprio al raggiungimento del limite delle due miglia, l’ecoscandaglio segna appena circa 30 metri di profondità.
A questo si aggiunge un fondale prevalentemente sabbioso e di “cascajo“, quello che voi pescatori italiani chiamate macciotto, un conglomerato di sabbia fango e detriti.
La roccia pulita e le grandi secche sono veri tesori e i punti sono gelosamente custoditi dai pescatori locali.
Tuttavia, è proprio questa difficoltà a rendere grande la ricompensa.
Nella mia esperienza, non cerco le grandi formazioni; preferisco scovare piccole rocce isolate.
Il dentice è un animale territoriale e dominante, e preferisce una struttura ridotta che può controllare e difendere in solitudine.
Se trovi quella piccola roccia isolata in mezzo al “cascajo“, sai che prima o poi un grande predatore vi girerà intorno.

Le tecniche vincenti: Eging e Zoka-Ball per tentare il re
Per avere successo con il dentice in queste condizioni, servono tre cose, determinazione, costanza e buone esche.
La mia tecnica preferita, nonché quella che mi offre i migliori risultati, è la pesca col vivo combinata con lo Zoka-Ball.
Tutto inizia con la ricerca dell’esca con la tecnica dell’eging.
Durante la stagione invernale, dedico le prime ore della battuta a catturare seppie e calamari, senza dubbio i bocconi preferiti del dentice quando l’acqua si raffredda.
Nel resto dell’anno, quando i cefalopodi scarseggiano, i sugherelli diventano i perfetti sostituti per mantenere la montatura in movimento e stimolare l’attacco del predatore.
Una seppia viva che nuota in modo naturale grazie al contrappeso di uno Zoka-Ball in prossimità di una delle nostre ambite “piccole rocce” è una tentazione a cui pochi dentici sanno resistere.

Oltre il dentice
Anche se il dentice è l’obiettivo principale che ossessiona le nostre giornate, il Garraf sa essere generoso con il pescatore paziente.
Quando le condizioni o la giornata non sono favorevoli per il vivo, ecco che viene fuori la versatilità dello stile di Spinning Duo Kayak, che poi sarei io … come mi conoscono sul web..
Sui medesimi fondali di “cascajo” è possibili godersi divertentissime giornate insidiando pagri e pagelli utilizzando la tecnica del Tai Rubber.
Inoltre, non possiamo dimenticare i veloci pesci stagionali: l’arrivo dei tunnidi, delle combattive lampughe e di altri pelagici cambiano completamente l’approccio del pescatore alla pesca, nei mesi estivi ed autunnali, regalando indimenticabili battaglie a pelo d’acqua.

Il mio kayak: una vera fishing machine
Per affrontare queste giornate l’allestimento del mezzo e la preparazione dell’attrezzatura è vitale.
Il mio kayak è una vera e propria stazione di pesca galleggiante ad alta tecnologia.
Lo ho equipaggiato con un sistema di tripla propulsione: remi, pedali e motore elettrico.
Il motore e i pedali mi permettono di mantenere la posizione esatta (un fattore chiave per correggere lo scarroccio sulle microstrutture di roccia) mantenendo le mani completamente libere per il combattimento.
I remi invece sono l’espressione della prudenza, in caso di avaria degli altri sistemi, non tradiscono mai e ti riportano a casa
Il mio grande insostituibile alleato di bordo è un ecoscandaglio Lowrance Hook Reveal 9, indispensabile per leggere minuziosamente l’andamento del fondale, distinguere il “cascajo” dalla roccia e individuare i banchi di pesce esca.

L’attrezzatura è tutto
Infine, l’esperienza mi ha insegnato che a pesca bisogna andarci ben preparati, infatti ho sempre con me 4 canne montate nei loro porta canne, ognuna pronta e ottimizzata per una tecnica diversa (vivo/zoka, tai rubber, eging e spinning).
Nel mare del Garraf, essere pronti a cambiare strategia in pochi secondi è la linea sottile che separa una giornata di “cappotto” da una giornata di puro divertimento ed anche di soddisfazione in tavola.



















