Bolentino

A pesca di Balestra

di Umberto Simonelli

Sempre più diffuso lungo le nostre coste il pesce balestra, scientificamente noto come Balistes capriscus, sta diventando oramai una delle prede sempre più comuni delle nostre pescate.

Spesso autore non visto del massacro furtivo delle esche della traina, come calamari e seppie, il Balistapus, è un animale potentissimo, presente nelle zone costiere quando la temperatura dell’acqua è omogenea, soprattutto se superiore ai 23 gradi fatto che ne fa registrare la presenza da maggio a settembre.

Considerando il progressivo riscaldamento delle acque costiere questo animale sta aumentando il proprio stock e diventa sempre più presente anche in aree dove prima era del tutto sconosciuto, colonizzando progressivamente le acque più a nord della penisola.

Per approfondire ancora qualcosa in più sul suo profilo possiamo aggiungere che non è un pesce “alieno” proveniente dai mari caldi come si potrebbe pensare, ma è un pesce che nel mediterraneo ci vive da un bel po’, anche se in numero contenuto.

Le recenti condizioni climatiche decisamente più favorevoli per lui hanno reso possibile un importante aumento della presenza.

Ad ora non rappresenta un rischio biologico per le altre specie, sebbene la sua dieta è rappresentata dai ricci, dai granchi, dai piccoli crostacei e molluschi.

Speriamo che gli piacciano anche i granchi blu, allora…

Alla fine è un pesce molto divertente ed anche superlativo da mangiare e insidiarlo in modo mirato, vale veramente la pena.

Lo possiamo pescare a traina con esche naturali come la striscetta di calamaro, con piccoli artificiali, con il Tenya ed il gambero e a bolentino.

La sua tenacia lo rende un vero combattente molto sportivo.

Noi lo abbiamo insidiato a bolentino, con attrezzi leggeri ed il divertimento è stato veramente tanto.

 

Dove

Nel pieno dell’estate è facile trovarlo sui fondali misti, tra sabbia e scogli isolati a profondità medio basse, soprattutto se, come in questo periodo, le acque superficiali sono calde e il termoclino è ancora alto e le basse temperature, che poco ama, sono poco profonde.

Quindi non è difficile scovarlo, soprattutto quando il mare è calmo e le acque trasparenti, fatto che lo rende più confidente con le esche al contrario di quando il mare è meno trasparente e più velato.

Ci sono zone nel sud Italia nelle quali è quasi infestante, ma più a nord la situazione è più tranquilla.

 

L’attrezzatura

Parliamo di bolentino e quindi di pesca dalla barca dove gli attrezzi di elezione saranno delle canne telescopiche o ad innesti, con una lunghezza compresa tra i 3 ed i 4 metri.

Non andiamo tanto per il sottile, l’importante è avere un attrezzo con la giusta elasticità e schiena per contrastare la potenza e le testate di questo pesce che una volta all’amo, dopo le sfuriate, da seguito ad una resistenza non indifferente che esercita mettendosi di piatto, sfruttando così la grande superficie del suo corpo.

Ad essere sinceri canne con vettini in vetro di alta qualità sono la scelta che, personalmente, consigliamo.

 

La reazione di questi pesci è forte e pescando leggero è bene che anche la canna abbia la giusta elasticità

 

Quel che ci serve anche è un buon mulinello con un bel tiro, almeno un 6000 od anche di più, per assicurarci potenza ed anche un buon recupero.

Il trecciato è d’obbligo e non dovendo pescare profondi non c’è da esasperare i diametri, basta un buon filo ed uno shock leader di qualche metro dello 0,35/0,40 per andare sicuri.

Di fatto c’è da preoccuparsi più della durata del recupero, che è quel che realmente mette alla prova nodi e fili.

 

Le sezioni e le lunghezze sono indicative e vanno  “aggiustate” a seconda delle condizioni .. profondità e corrente

 

I terminali

Anche qui niente di misterioso e di super particolare.

Abbiamo adoperato due tipologie di terminali, uno a due braccioli ed uno a singolo bracciolo con piombo scorrevole.

Abbiamo catturato con entrambi, sebbene con il singolo bracciolo lo strike è stato a mezz’acqua mentre con l’altro sul fondo.

L’unica particolarità è il piccolo rinforzo “anti denti” nell’ultimo tratto prima dell’amo.

Consigliamo piombature leggere, per non insospettire il pesce che, seppur vorace, è molto guardingo.

Per la geometria di costruzione gli schemi in foto  parlano meglio di ogni altra descrizione.

 

Gli ami

Gli ami meritano una precisazione a parte.

Con questi pesci i circle hook sono sicuramente la scelta più opportuna, perché al di là della loro “capacità auto-ferrante”,  durante l’infissione, ruotano lasciando il filo fuori dalla bocca, limitando al massimo rotture da sfregamento sugli affilatissimi denti .

Pescando con una frizione moderata che non insospettisca il pesce, si da il tempo al boccone di fare il suo corso e all’amo di mettersi in posizione e lo strike diventa una conseguenza.

 

Gli inneschi debbono essere generosi e possono essere anche misti.

 

Gli inneschi

Gambero e striscia di calamaro sono le esche di elezione.

Il gradimento non è sempre uguale, ma sicuramente sono bocconi che non debbono mancare in barca.

L’innesco del calamaro fluttuante in corrente nel nostro caso è stato vincente.

 

La pasturazione è importantissima per generare la migliore attività di richiamo possibile

 

Tre consigli

Pasturare con cozze frantumate e con la solita pastura, aiuta per creare un richiamo, dai piccoli pesci ai piccoli crostacei e molluschi che sicuramente hanno una potente azione di richiamo.

Usare piombi leggeri meglio se bianchi

Far lavorare le esche nell’ombra della barca…