• I Piu' Visti

    Che occhi grandi che hai… a pesca di occhioni

    Asso Fishing Fili per la Pesca Sportiva
    di Vincenzo De Dominicis

     

    Il bolentino di profondità, lo abbiamo detto più volte, è una tecnica davvero affascinante.

    Porta in se già le emozioni tipiche del bolentino costiero, ma elevate all’ennesima potenza grazie al mistero delle grandi profondità.

    L’idea di un’esca che vola per centinaia di metri nell’oscurità più assoluta, verso profondità abissali, verso quel mondo inesplorabile che solo la fantasia può aiutarci ad immaginare, ci fa per venire i brividi …

    Una tecnica che purtroppo mette dei limiti,  perché praticandola in alto fondale ci costringe a raggiungere spot lontani non adatti a tutte le barche, salvo per quei pochi fortunati che godono di acque profonde già a poche miglia dalla costa.

     

    Le poste del bolentino di alto fondale sono sempre molto lontane ed è necessaria una barca adeguata a navigazioni importanti

     

    Condivideremo in questo articolo la nostra maniacale passione per il pesce icona di questa pesca offshore….

    Stiamo parlando di Sua Maestà l’Occhione, conosciuto anche come Pezzogna, Besugo, Occhialone, Mupa o con il suo nome scientifico di Pagellus Bogaraveo.

    Appartiene alla famiglia degli sparidi, cugino di primo grado del fragolino, altro grande protagonista della pesca dalla barca.

    Dove vive

    L’occhione, come molti sparidi, vive in branchi più o meno numerosi e pascola su fondali misti di roccia e fango, che, a seconda della stagionalità e della pressione di pesca, può andare dagli 80/100 metri fino ai 400, 500 ed oltre.

     

    Le misure minime di prelievo del pagello bogaraveo sono di 33 cm

     

    Come tutti i pesci della sua famiglia non ama la corrente e quindi lo troveremo quasi sempre in prossimità del fondo, nei versanti delle secche meno battuti dalla corrente o negli avvallamenti del fondale.

    Generalmente è difficile trovarlo sui sommi delle variazioni batimetriche, ma a volte sconfessa questa regola, così come è altrettanto possibile individuare dei punti di fondale, senza salti, apparentemente privi di interesse che invece ospitano esemplari interessanti.

    La ricerca delle poste

    Andare a colpo sicuro su una posta è davvero molto difficile, perché, come dicevamo in precedenza, sono molti i fattori, oltre alla presenza di cibo, che influenzano la presenza degli occhioni.

    Sicuramente i salti batimetrici, le depressioni e il punto in cui una scaduta si perde nel fango o i primi metri delle pareti, possono essere posti dove provare a calare le nostre esche.

     

     

    Di certo, ai fini di una buona battuta di pesca, è determinante scandagliare il fondale, sicuramente con l’ausilio di uno strumento che sia all’altezza di quelle profondità e ben settato, senza dimenticare la buona dose di pazienza, tipica di ogni vero pescatore.

    Se gli occhioni sono presenti e sono attivi le tocche non si fanno aspettare; decise e nette sono inconfondibili per l’energia che i pesci scatenano dopo l’abboccata.

    Spesso sarà necessario effettuare una vera e propria ricerca, segnando con cura, nei nostri appunti, poste, orari, condizioni di corrente e risultati tanto da creare un data base di informazioni che ci aiutino a profilare al meglio lo spot.

    Più statistica si farà e maggiori saranno le opportunità di individuare le situazioni di pesca più proficue.

    Le condizioni cambiano con molta velocità anche a profondità abissali e, anche a quelle batimetriche la luce, la marea ed ciclo lunare avranno la loro importanza e incidenza.

    Le montature

     

     

    Tralasceremo di analizzare l’attrezzatura che tratteremo approfonditamente in un prossimo articolo per concentrarci sulla parte fondamentale del sistema pescante, ovvero il terminale.

    Premettiamo che non tratteremo volutamente terminali a giostra o di quelli lunghissimi a molti ami perché illegali oltre che decisamente poco sportivi.

    Così come non prenderemo in considerazione l’uso di fonti luminose perché vietate, oltre che poco fruttuose nella pesca mirata agli occhioni.

    Ciò premesso entriamo nel dettaglio costruttivo di un terminale da bolentino profondo.

    Lo schema riportato di seguito è sicuramente esaustivo riportando le geometrie più importanti.

     

    Quello su cui vogliamo porre l’accento è sul consiglio di usare ami circle inset di buone dimensioni e comunque mai di misura inferiore al 1/0 o meglio al 2/0, al fine di praticare una pesca selettiva e responsabile, ricordandoci che la misura minima prevista di prelievo è di 33 cm in tutta la penisola ad esclusione della Sardegna, dove potrà essere di 25 cm.

    Le esche

    Nel panorama delle esche sicuramente la posizione di spicco spetta alla sarda (Sardina pilchardus), insieme agli occhi di canna (Sepiola).

    Per le sarde è opportuno dare il consiglio di trattarle in precedenza con del sale grosso, al fine di renderle più tenaci e sostenere meglio, nonostante l’accorgimento della legatura con del filo elastico, alla lunga e pressante discesa verso il fondo.

    Esche altrettanto valide possono essere la polpa di mazzancolla, i gamberi, la striscia di calamaro o il tentacolo di polpo sbiancato.

     

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