di Saverio Bersanetti
Se avremo avuto fortuna o una buona intuizione nello scegliere il posto dove calare le nostre lenze, se avremo eseguito correttamente i metodi di pasturazione e se avremo messo in pesca per bene le nostre esche, potrebbe succedere, anche se non è scontato, di vedere una canna piegarsi e sentire lo stridere del mulinello che cede lenza.
Da questo momento tutto cambia ed ha inizio una nuova fase dell’azione di pesca che in gergo chiamiamo “combattimento”.
Questa definizione, al giorno d’oggi, perde molto di coerenza, in quanto i rapporti di forza tra pesce e pescatore sono esageratamente sproporzionati in favore di quest’ultimo.
Sia per le attrezzature che per la taglia dei pesci che si è molto ridotta.

Però nel caso in cui pesce e pescatore saranno impegnati in una azione dispendiosa di energie da ambo le parti, tanto da assomigliare ad un vero corpo a corpo, allora sì che si potrà chiamarlo davvero combattimento.
Per fortuna, tra pesce e pescatore c’è sempre quel sottile “filo del desiderio” chiamato “lenza” che ci separa dal pesce a tutto vantaggio della nostra incolumità ma non sempre della sua.
Ammettiamo pure che non sarà mai un combattimento alla pari perché il pescatore combatte per suo diletto ma il pesce combatterà per la vita, che rischierà di perdere anche quando il pescatore sarà animato dalle migliori intenzioni.
Ci riferiamo alla tecnica del catch & release, di cui molto si parla, la cui pratica non è così scontata e non sempre garantisce la sopravvivenza del pesce e che sarebbe meritevole di maggiori attenzioni e di cui tratteremo in un altro articolo.
Fatte queste premesse, forse non brevi, ma necessarie, in questo articolo vorrei condividere le mie esperienze su alcune tecniche di combattimento sia da un punto di vista del metodo che della strategia.

L’autore con una bella cattura, dove sicuramente però il rapporto di forza tra uomo e pesce è stato a vantaggio del pescatore
Il recupero a pompa
A prescindere dalle tecniche personali che ognuno può mettere in pratica, ci sono due aspetti da tenere in considerazione: l’azione di recupero e la strategia di combattimento.
Essi non solo interagiscono tra loro ma sono complementari tanto che per capire meglio è bene analizzarli separatamente.
Durante il recupero si possono usare vari metodi, ma se il pesce è impegnativo e le forze in campo sono importanti il metodo più efficace è quello definito “a pompa”
In pratica consiste nell’esercitare un’azione ciclica e cadenzata effettuando trazione sul pesce sollevando la canna per poi riabbassarla, diminuendo così la tensione e recuperare lenza velocemente, facendo in modo però di non concedere nulla al pesce.
Un’azione semplice a patto però che venga effettuata in modo fluido e ritmato perché se si perde il ritmo e non si va a tempo si concede agio al tonno e soprattutto non lo si avvicina alla superficie.
Insomma la lenza deve essere sempre tesa e il contatto col pesce costante.
Oltretutto bisogna avere un perfetto controllo della frizione perché se, come accade più spesso di quel che si pensi, è il mulinello a cedere filo, va da sè che l’azione non solo è inefficace ma anche dannosa.

Il gioco è quello di ottimizzare il nostro impegno fisico e allo stesso tempo massimizzare l’azione di contrasto del pesce.
Quindi meglio sempre osservare la curvatura della canna e la direzione del filo, mentre per tenere sotto controllo il mulinello basterà poggiare un dito sulla bobina per capire se per caso in pompata cede filo e quanto.
Ma non finisce qui
La gestione del combattimento ripetiamo è il giusto equilibrio tra energie spese e risultato, quindi valutiamo anche altri aspetti fondamentali.
Consideriamo quindi di aver eseguito correttamente la “pompata” ed aver sottoposto il pesce alla massima trazione consentita dal settaggio impostato.
Possono succedere due cose, il pesce cede e si avvicina alla superficie, ma potrebbe al contrario fermarsi e inchiodarsi in quota, addirittura esercitando una trazione tale da far intervenire la frizione.
In questo caso abbassare la canna cercando di eseguire una ulteriore “pompata” non avrebbe altro effetto che stancare il pescatore rubandogli energie e lucidità, traducendosi in un faticoso girare a vuoto della manovella.
Altro caso è la mancanza di sincronizzazione, ovvero nel caso che il sistema sia in equilibrio e che i valori di drag non siano superati, ma recupero e pompata non siano coordinati.
Perché il recupero del filo deve essere in immediata continuità con la pompata, un guadagnare ed un recuperare, fluido e continuo.
Al contrario ritorniamo al solito inutile dispendio di energie che, soprattutto in estate, rischia di sfinire l’angler, protraendo il combattimento troppo oltre col rischio di rotture e spesso rendendo vano il rilascio del pesce che arriverà sfinito.

Nel confronto con il tonno è tassativo avere il controllo della situazione e non spendere energie inutili, un’azione scomposta e poco incisiva è quanto di peggio…
La strategia di combattimento
Premesso quindi che l’azione a pompa è la più efficace per avere ragione di un avversario forte e resistente come potrebbe essere un tonno gigante o un grande rostrato, per volgere rapidamente l’azione a nostro vantaggio dovremmo associare anche una corretta strategia di combattimento.
Per fare una analisi corretta dobbiamo prendere in considerazione alcuni valori importanti.
Parliamo di due rapporti di forza, tra quella del pesce a fronte della sua mole e quella dell’attrezzatura in uso e la forza del pesce e quella del pescatore.
In merito al rapporto di forze tra pesce e pescatore quando la mole è esigua, come succede fin troppo spesso oggi, il combattimento ha sempre un esito quasi scontato anche per i meno esperti.
Se invece ci si imbatte in pesci over sul serio, i giochi cambiano in modo drastico e oltre la forza va messa in campo qualche altra risorsa.
Certamente la capacità dell’attrezzatura di far fronte a questa evenienza è importante; il che non vuol dire che si possa sempre prevedere chi abboccherà ma si deve sempre poter contare su strumenti e filati di qualità che possano sostenere sollecitazioni importanti a lungo.

Il tonno reagisce con energia? E’ il momento di prendere fiato e aspettare ..
Ma torniamo alla strategia
L’errore più comune è quello di “stare al gioco del pesce” ovvero contrastarlo con forza durante le sue sfuriate, soprattutto iniziali, per poi giocare “in difesa” quando sembra essersi calmato.
E’ una cosa che capita perché anche il pescatore, quando è stanco, si mette in una situazione di recupero energie.
Questo sistema porta spessissimo al cedimento dell’attrezzatura o del pescatore.
Al contrario è molto più produttivo adottare un comportamento passivo durante le sfuriate del pesce, risparmiandosi al massimo e lasciando a canna e frizione l’onere di stancare il pesce e poi “menare duro” ai primi cedimenti del pinnuto.
Ripetendo lo schema, ogni volta, creeremo una sorta di causa ed effetto a cui se vogliamo potremo dare quasi un risvolto psicologico.
Mi piace pensare che il tonno subisca quasi come una punizione il recupero energico dopo ogni fuga e questo lo porti ad un avvilimento da stress.
Qualcuno sorriderà ma vi assicuro che questa è la migliore se non unica strategia che possa offrire le più concrete opportunità di averla vinta, anche su pesci potenti e cocciuti.
Tonni alla picca

Il tonno alla picca è una situazione complicata, spesso anche critica
Altro frequente errore è quello di combattere il pesce quando è alla picca sotto alla barca e quando ha ancora la padronanza del suo normale assetto di nuoto.
In questa condizione il pesce riuscirà, con pochissimo dispendio di energie, a vanificare l’azione del pescatore che come unica conseguenza non farà altro che stancarsi moltissimo.
In questi casi è bene allontanarsi dal pesce in modo che la diagonale che assumerà la lenza obbligherà il pesce a subire una trazione latero-frontale, e non sulla verticale, riuscendo così a sbilanciarne il nuoto.
Forzare il pesce alla picca sarà possibile invece solo quando il pesce inizierà a stancarsi e solo allora riusciremo a girargli la testa e metterlo in trazione avendogli fatto perdere ogni vantaggio idrodinamico.

L’attrezzatura è bene non spingerla mai al limite ed è bene modulare l’azione anche ricorrendo ad un pò di strategia
L’attrezzatura
Prendiamo infine in esame il rapporto di forze tra il pesce e l’attrezzatura.
In questo caso, se ci confronteremo con un big e la nostra attrezzatura sarà al limite ci dovremo armare di pazienza e non dovremo mai stressare canna e mulo oltre le possibilità e soprattutto adottare qualche piccolo trucco.
Quello che più spesso mi ha pagato è stato tenere lo strike ben sotto il carico di rottura della lenza anche con pesci importanti, perché l’obbiettivo è quello di non sovraccaricare il filo pur tenendo sempre sotto pressione la preda.
Questo è possibile regolando la frenatura della bobina con la pressione del dito; acquisita la giusta sensibilità saremo in grado di modulare il carico che applicheremo con assoluta precisione.
Esperienza che si può fare sul campo ma che sarebbe meglio acquisire con prove in-door.
Un ultimo consiglio, sempre frutto di pesca vissuta e di situazioni limite, è quello di recuperare lenza, soprattutto quel tratto che esce ed entra più frequentemente, sempre quando questa non è sotto la massima trazione.
Sembrerebbe un consiglio bizzarro, ma non è così, perché la lenza sotto carico si allunga e tende a diminuire la sua sezione e quindi il carico di rottura si abbassa; se la si incamera in bobina in questa situazione la sua tenuta sarà compromessa.

Una grande cattura è sempre il frutto non solo di capacità alieutica ma anche e soprattutto di una gestione in perfetto equilibrio
Al contrario se la avvolgiamo quando e in minor tensione la lasceremo “riposare” e tenderà da sola a riprendere le sue caratteristiche dimensionali originali.
Però c’è anche da ammettere che quando il pesce è davvero tropo grande è difficile venirne fuori bene.
Infatti quando i due rapporti di forza sono ambedue favorevoli al pesce la cosa diventa molto complicata e in questo caso non posso che fare gli auguri al pescatore dato che le probabilità che il pesce l’abbia vinta sono molto alte.
Concludendo
Quel che vi ho fin qui raccontato non è un teorema matematico od una esattissima formula chimica, è solo semplice condivisione di esperienze vissute , di una profonda e viscerale passione per la pesca e di qualche pesce preso.
Ognuno ne tragga le proprie conclusioni.



















