Drifting

La magia della pasturazione

di Umberto Simonelli

Siamo nel pieno della stagione del tonno 2025 e ci sembra opportuno spendere due parole, soprattutto per gli amici alla prime armi, sulla pasturazione o brumeggio come si chiama in termine più classico.

Il “brumeggio” appunto è quell’azione che, tramite il rilascio in acqua di pesce sminuzzato, in genere sarde, od anche avanzi di lavorazione di altro pesce, crea una scia olfattiva che può richiamare direttamente le nostre prede o innescare la catena alimentare, attirando il pesce foraggio e di conseguenza i suoi predatori.

Pasturare è però un’arte perché è proprio da come viene svolta che dipende l’azione di pesca.

E’ una sapiente operazione che non può e non deve essere svolta a casaccio.

Grandezza, frequenza e quantità sono tre elementi determinanti per ottenere un’azione di richiamo che faccia entrare in frenesia i pesci, senza però saziarli e soprattutto in grado di non farli allontanare.

 

Entriamo nei dettagli

Sebbene oggi sembra essere praticata molto di rado, quella che si chiamava “la strisciata” rimane, al contrario una metodica a nostro avviso da praticare.

Infatti il creare una scia di pastura che copra un’ampia porzione di mare e che si conclude la dove decideremo di fermarci rappresenta un’azione ad ampio raggio che può aiutare l’azione di richiamo.

Questo vale tanto per chi pesca all’ancora che per chi decide di pescare a scarroccio, con ancore flottanti o paracadute.

Però capire da subito il trend della corrente è importante perché questa può vanificare l’azione di richiamo che stiamo tentando di svolgere, magari portando il materiale in direzione opposta rispetto a dove si posizionano le esche che invece dovrebbero essere allontanate dalla barca dall’azione del vento che insiste sui galleggianti.

La regola dovrebbe essere di riuscire a posizionare le esche nel cono della scia di pastura, nella logica di ottenere il miglior inganno possibile.

L’intento è quello di far abboccare il tonno che, entrando in pastura in velocità, in frenesia alimentare, non effettui nessuna discriminazione tra esca e pastura, cosa che invece avviene molto frequentemente perché l’innesco si muove in acqua sempre in modo diverso dalla pastura a causa della presenza della lenza che rende statico il boccone.

 

Nella pasturazione un aspetto rilevante ce l’ha la qualità del materiale da pastura.  Un prodotto in buone condizioni rende sicuramente meglio di materiale vecchio e ricongelato come spesso accade.

 

La dimensione

Dagli albori del drifting al tonno si è sempre pasturato a mano, tagliando in pezzi uniformi le sarde.

Si è ricorso spesso a sacchi di pastura che rilasciano in acqua una scia fatta più di odori e sapori che di materiale edibile da parte del tonno, con lo scopo di propagare appunto una scia odorosa e sapida che attirasse foraggio e predatori.

Attualmente l’uso di ausili meccanici come i pasturatori automatici ha facilitato molto questa operazione in cui la parte più complicata è quella di mantenere continuità e tempi del rilascio del brumeggio assolutamente precisi.

 

Il tritasardine è prezioso per la capacità di generare  materiale di ridotte dimensioni che crea una scia di odori e sapori

 

Tornando alle dimensioni quindi il nostro personale punto di vista è di organizzare l’azione di richiamo contemporaneamente con due tipologie di pastura.

Un prodotto fine che si diffonda in acqua come un vero e proprio odore e una parte a pezzi, ben calibrata per cadenza e quantità prossima alle dimensioni degli inneschi insieme ad altro materiale di minori dimensioni.

La parola d’ordine è che i pesci non debbono saziarsi perché se la quantità di pastura è davvero abbondante i tonni saranno meno frenetici e meno in competizione tra loro.

Il nostro gioco invece è quello di prenderli per la gola …

 

Il valore aggiunto del gettasardine è la capacità di distribuire in acqua brumeggio in quantità calcolata e soprattutto in modo continuativo

I pasturatori

Dato per scontato il fatto che tutti conoscano i sacchi di pastura preconfezionati possiamo accennare anche ai sistemi meccanici.

Senza però aver chiarito che ci sono pasture e pasture; spesso quelle economiche contengono poca materia prima e molto conservante che in genere è sale, si consumano rapidamente e hanno un effetto a dir poco trascurabile.

La pastura in secchio deve essere di qualità e deve essere fatta di sarda macinata ricca dei suoi oli e non di scarti di pesce generici.

Tra i sistemi meccanici c’è anche il pasturatore a lame.

 

La fotografia parla meglio di qualsiasi spiegazione ed il funzionamento è banale; infatti una volta riempito di sarda fresca e appeso fuori bordo alla profondità voluta il movimento della barca stessa fa muovere le lame che tritano il contenuto.

Poi successivamente abbiamo i trita-sarde ed i getta-sarde elettrici che tutti conosciamo la cui prerogativa più importante, non è quella di fare il lavoro al posto nostro, ma di essere automatici e di avere ritmi costanti, mantenendo la pasturazione sempre anche durante i combattimenti cosa che non fa allontanare i pesci dalla barca e che altrimenti sarebbe molto complicato.

Non dimentichiamo anche il pasturatore a sgancio capace di portare in profondità della pastura ed aprirsi, grazie allo sgancio di un meccanismo a scatto.

 

Non solo sarda

A completare l’azione di richiamo ci può essere anche una terza componente, che è quella visiva.

Sebbene pochi ricordano anche questa astuzia, l’uso di sfarinati o meglio ancora del semplice pane raffermo,  aggiunta alla sarda, crea una nuvola impregnata della sapidità delle sarde ma estremamente visibile e che può ricordare l’assembramento di pesce foraggio.

 

Questa nuvola di “pane” è un richiamo anche per la minutaglia che viene attratta da questa opportunità di cibarsi facilmente.

Ed è così che si attiva il grande circo della frenesia alimentare.