Bolentino Magazine

Bolentino di profondità : inganni sul fondo

di Gabriele Citti

Chi di noi ha mai fatto mente locale, magari andando a fare una gita in montagna, di cosa voglia dire confrontarsi con altezze di 400, 500 metri.

Ecco, invece di guardare a testa in su immaginate di fare il contrario; essere sulla superficie del mare e guardare giù nel profondo.

Laggiù esiste un mondo abissale inesplorato, popolato di pesci straordinari.

E il bolentino di profondità è la tecnica per insidiarli.

Occorrono strumenti in grado di arrivare fin laggiù e lenze adeguate.

Ma, soprattutto, è indispensabile avere degli ottimi terminali ed usarli bene.

Il target

Le prede che possiamo incontrare in questi fondali sono moltissime e tutte contraddistinte da una non semplice insidiabilità, da una oggettiva difficoltà di cattura a causa delle impegnative condizioni di pesca che si hanno su questi fondali, ma anche da una ineguagliabile bontà a tavola:stiamo parlando di occhioni, sugheri di fondale, naselli, sciabola, cernie, grossi scorfani, gronghi e il raro pesce castagna.

 

I sugheri di fondale sono pesci molto reattivi ed attaccano violentemente le esche. Raggiungono pesi ragguardevoli superando abbondantemente il kg ed hanno carni eccellenti.

 

Tra tutte le prede del profondo la cernia di fondale è quella che più combattiva che mette alla prova calamenti e mulinelli. Oltretutto la bocca, costellata di minuscoli e taglientissimi denti è in grado di recidere anche grosse sezioni di nylon.

 

Sono pesci che hanno abitudini molto complicate da percepire proprio perché abitanti di un abisso poco conosciuto.

Ma è vero anche che con i metodi giusti, le esche corrette e, anche e soprattutto, attrezzature e metodo si possono avere soddisfazioni incredibili ed emozioni veramente sorprendenti.

 

L’occhione può raggiungere anche i 2 kg e più, ed è l’icona del bolentino di profondità. E’ semplice da pescare a patto si scelgano le poste giuste e si adoperi la tecnica corretta; a tavola sorprende per la sua bontà.

 

 Biglietto da visita

Il nostro vero e proprio biglietto da visita, con cui ci presenteremo nel profondo blu, come è tradizione in ogni forma di bolentino, è il terminale.

Dovrà rispondere ad alcune specifiche caratteristiche di robustezza e funzionalità.

L’ambiente in cui si opera è ostile in tutti i sensi e anche il fondale è spesso costituito da rocce taglienti che mettono a dura prova la tenuta; ed anche gli abitanti hanno spesso bocche terribili, capaci di aver ragione del più robusto dei nylon.

Comunque, in commercio esistono molte montature pronte, ma la cura che si può porre nel realizzarli autonomamente, adattandoli a precise esigenze o personalizzandoli, non ha paragone oltre a non dare la stessa soddisfazione quando vi pescheremo.

La geometria di costruzione

Il nostro target principale saranno gli occhioni, ovvero il Pagello Bogaraveo, preda simbolo del bolentino di fondale.

Ma, per non correr rischi specialmente quando incapperemo in clienti più aggressivi, realizzeremo una paratura a prova di tutto.

Per il trave useremo del nylon del 130 e per i braccioli del fluor carbon dallo 0,60 allo 0,90, delle girelle a 3 vie, degli slivers, delle perline fluo ed una buona pinza per crimpare i manicotti.

 

Ecco il punto fondamentale del terminale: lo snodo. Importantissimo non solo come derivazione è preposto a scaricare tutte le torsioni a cui è sottoposto durante il recupero, col pesce all’amo.

 

Ovviamente, serviranno anche degli ami, assolutamente circle, della grandezza dal 2/0 al 3/0. Ricordiamo che la norma impone un numero di ami non superiore a 6, quindi, qualora ne volessimo aggiungere uno dedicato a cernie, ci limiteremo a 5.

Le foto riportate  sono la migliore spiegazione; l’unica attenzione che porremo, oltre a stringere per bene i rivetti, sarà quella di lasciare 70 cm tra uno snodo e l’altro e di montare braccioli da 30 cm.

Dall’ultimo bracciolo all’asola di connessione del piombo lasceremo altri 50/70 cm, mentre in testa porremo un robusto moschettone a 50/70 cm dal primo amo.

 

Applicare accessori fosforescenti, come questo copri bracciolo o come le perline può aiutare molto, simulando la bioluminescenza, ad attirare le prede nell’oscurità.

 

Variazione sul tema

Una volta confezionato il nuovo terminale, consigliamo di preparare anche qualche altra variazione sul tema, con sezioni più sottili, magari arricchito da perline fluo o accessori luminescenti che possano funzionare da richiamo luminoso.

Infatti la luminescenza, alle quote abissali, è fortemente attrattiva perché simula la bio luminescenza, quella emessa da altri organismi per attirare le prede o come richiamo sessuale.

Questa situazione in natura innesca il richiamo alimentare: luce = vita …. vita = cibo …  ed ecco che questo è decisivo in un mondo dominato dall’oscurità.

Per migliorare ulteriormente la costruzione del terminale, è possibile anche sostituire le girelle a 3 vie con degli snodi particolari, che hanno il vantaggio di rendere possibile l’intercambiabilità dei braccioli

 

Gli attacchi Vertigo, sono una più che valida alternativa; consentono una facile intercambiabilità dei braccioli ed una rotazione eccellente e sono semplici da montare.

 

L’importante è garantire la rotazione dei braccioli in tutte le direzioni tanto sul loro asse che intorno al trave, per scaricare al massimo le torsioni che si generano salpando i pesci, per evitare che si perdano durante il tragitto.

 

 Una delle belle sorprese del bolentino di profondità: un meraviglioso scorfano.

 

In azione

Ora non resta che andare e provare, equipaggiati di esche quanto più possibile fresche, come le immancabili sarde, i cappellotti o dei pezzetti di calamaro battuto.

Applicheremo una zavorra che andrà dai 500 ai 1500 gr, a seconda della profondità e della corrente, e faremo pescare il terminale quanto più orizzontale possibile, fino a sfiorare il fondo.

Le tocche non mancheranno e, se tutto funziona, gli strike multipli saranno una regola.