Editoriale

L’Editoriale di Marzo 2026

 

Anche questo mese il mio editoriale prende spunto dai social ed in particolare da un post video, visto su instagram.

Il protagonista, che non conosco e di cui non ho annotato neanche il nome, sicuramente ottimo pescatore, racconta che dopo il maltempo che ha imperversato negli ultimi giorni, finalmente “la guerra ricomincia” e con aria molto più che soddisfatta mostra tre pescioni.

Non so dirvi neanche la razza, se paraghi o corazzieri, perché l’amarezza che questi atteggiamenti mi provocano manda in tilt la mia capacità di osservazione.

E non è il primo post che inneggia alla pesca come la lotta che si conclude quindi con la vittoria di qualcuno e la sconfitta di un altro.

Sarà che in questi giorni sentir parlare di guerra e del suo orrore è una costante che ci trafigge e sentirla nominare anche quando il tema dominante dovrebbe essere la leggerezza mi fa decisamente perdere le staffe.

Analizziamo però i fatti: qual è la necessità di doversi rapportare al divertimento alieutico con questo atteggiamento di lotta  e di celata violenza?

E poi perché, e me lo chiedo ancora una volta, questa “guerra” è tanto più “fica” quante maggiore è il numero delle prede e quanto più grande la loro dimensione?

La bravura, ammesso esista nella pesca e soprattutto che conti qualcosa, non passa ne per la quantità ed ancor meno per la dimensione.

Non è la vera immagine della pesca il concetto di tirare fuori dall’acqua a raffica ricciole giganti, con una soddisfazione che sa di spirito di sopraffazione su un pesce che, malgrado tutto, cerca di salvarsi la pelle con tutte le sue forze, lottando contro un nemico che ha come unico scopo quello di averla vinta sul “mostro”.

C’è qualcosa che non va.

E se questo è ciò che dalla pesca si aspettano i giovani e le nuove leve, abbiamo sbagliato qualcosa e lo sbaglio è stato grave.

Così come non è tollerabile l’esibizione delle prede, una volta buttate alla rinfusa in mezzo al sangue, una volta morenti in un’igloo o peggio su un paiolo vicino al piede per dare l’idea della grandezza.

Boomerang comunicativi e di immagine di una gravità inimmaginabile che raccontano una storia che non è quella della pesca vera e che mina la reputazione di tutti.

Mania di esibizionismo e soprattutto mancanza di rispetto verso le proprie prede.

Una mancanza totale di qualsiasi etica tanto mentre si pesca quanto quando si va on line, dove quel che comunichiamo diventa pubblico.

Questo atteggiamento aumenta la convinzione che i pescatori siano predatori di scarsa sensibilità e contribuisce a diffondere una narrazione che non farà bene alla pesca stessa.

Certamente condividere un proprio successo è legittimo, ma l’esibizionismo fuori dalle righe è dannoso.

La pesca ha bisogno di racconti, di emozioni, di pesci rilasciati e non di pseudo guerrieri sporchi di sangue che ostentano i loro trofei.

E’ un atteggiamento che non possiamo più permetterci.