Per fortuna che malgrado il brutto tempo, di questo inverno, che ci ha quasi murato vivi in casa riducendo le nostre barche alla stregua di modellini statici buoni solo da guardare, questo mese di febbraio un’emozione veramente importante ce l’ha regalata sul serio.
Perché febbraio è il mese del Pescare Show la fiera della pesca, e di noi pescatori, che anche quest’anno si è svolta preso la grande struttura di Rimini Fiere.
Un evento che in questa edizione ha lungamente superato le aspettative con una presenza di espositori e di visitatori come non se ne vedeva dall’edizione 2020 segnata dall’inizio della pandemia.
La definirei la luce alla fine del tunnel, dove finalmente abbiamo ripreso a respirare a pieni polmoni l’atmosfera in cui i sogni dei pescatori e le loro passioni diventano palpabili.
Ma non è nello scopo di questo editoriale raccontare della fiera, perché questo lo farò con un altro articolo molto a breve.
Quel che voglio fare invece è tirar fuori qualche spunto di riflessione su quello che emerge in queste situazioni e che va oltre lo spirito commerciale dello show.
Certamente la possibilità di vedere e toccare con mano tutto ciò che alimenta la nostra passione dando la via alla fantasia è già un concreto successo.
Ma quel che emerge, e che ne è il vero valore aggiunto, è la voglia di aggregazione delle persone e la necessità di appartenenza ad un mondo che vive di passione.
Perché essere pescatore, non conta se di mare o di acqua dolce, significa molte cose.
Ed una manifestazione ricca di eventi, di storie e di cose da vedere è un vero “esaltatore” delle sensazioni.
Fatti questi che sono la forza fondamentale che fa vivere il grande circo del mondo alieutico, perché la passione è un motore che non conosce freno.
In un momento in cui l’orizzonte del ricambio generazionale non è poi così roseo queste occasioni sono quanto mai necessarie.
Anzi dovrebbero proprio rappresentare un focus importante per far crescere di più e meglio una nuova generazione di pescatori.
Infatti dovrebbe aumentare il nostro impegno, proprio per chi verrà dopo di noi, nel promuovere una visione più nuova, più etica e sostenibile della pesca.
Abbandonando modelli che promuovono la pesca come affermazione di se stessi omologando la figura del pescatore solo se prende tanti pesci e soprattutto grandi.
La Pesca è altro e ha bisogno di aria nuova ed è da qui che dobbiamo ripartire.




















