Torniamo su un argomento piuttosto caldo … una storia che fa indignare tutti i pescatori ricreativi : una tipologia di pesca professionale tra le più distruttive.
Mi riferisco ovviamente alla pesca con le reti a circuizione meglio conosciute come ciancioli.
Molti di noi, sicuramente i più avanti con gli anni, ricorderanno la pesca con le lampare.
Quelle barchine che illuminavano il mare, di notte, soprattutto durante l’estate e all’inizio dell’autunno.
Una pesca antica dal vago sapore romantico, mirata soprattutto alla cattura delle alici e, all’epoca, assolutamente sostenibile perché svolta in modo tutt’altro che intensivo …
Ora la pesca con le lampare non è scomparsa, tutt’altro e si è industrializzata con barche più grandi che “vomitano” in mare barchini con gruppi elettrogeni a bordo che alimentano luci fortissime che attirano il foraggio e poi di seguito i pelagici fino a cintarli con una grande rete salpando tutto quel che capita all’interno.
Ma la circuizione non si pratica solo di notte perché, grazie a potentissimi sonar capaci di individuare i pesci, si riescono a “circuire” di giorno i branchi di pelagici come ricciole e palamite, piccoli tunnidi, dentici e orate.
Fin qui sembrerebbe una cosa neanche tanto grave se non fosse per il fatto che la “circuizione” insiste sui pesci in fase riproduttiva momento in cui i riproduttori si riuniscono in enormi branchi per procreare.
Situazione in cui è semplice chiuderli, o meglio “cintarli” in una enorme rete che li circonda e che, salpata da grandi bracci meccanici, si chiude in una morsa inesorabile che non lascia scampo a nessuno.
E nessuno sa che il limite di prelievo quasi non esiste, perché è rappresentato, per semplificare, dalla capacità di carico che la barca può sopportare e che è facile immaginare quanto possa essere mai rispettato.
E nessuno sembra preoccuparsi che questa pesca cattura i grandi riproduttori nel momento “magico” in cui dovrebbero dare vita ad altri pesci e che proprio per questo non esiste sostenibilità ed il perpetrarsi della specie rimane compito di quei quattro pesci che si sono salvati dal massacro.
Di fatto è come mangiarsi con metodo e ripetutamente uova, gallo e gallina.
Anche un cretino capirebbe che sicuramente così facendo la specie si estinguerà presto.
Non si riesce a concepire, in un momento in cui la cultura green e la logica della sostenibilità sono in primo piano, perchè questa pesca così distruttiva non venga fortemente limitata, pena gravi e irreversibili conseguenze
E noi pescatori ricreativi ben sappiamo come molti pesci, come le palamite, tanto per fare un esempio, siano già estremamente rarefatte, quasi introvabili.
E così le ricciole e presto orate e dentici.
Mi piacerebbe che questo editoriale fosse anche un po’ una lettera aperta, indirizzata al nostro Ministro Lollobrigida, per avere una risposta in merito.
Così come mi piacerebbe sapere dove siano finiti gli animalisti a cui sembra proprio che il mondo dei pesci non li riguardi.
E mi piacerebbe sapere anche quali provvedimenti potrebbe prendere l’Europa, così attenta a proteggere l’ambiente, verso la pesca a circuizione.
Ma l’Europa sembra essere impegnata solo a promuovere ed emanare norme sulla pesca ricreativa che ci dovrebbero vedere impegnati nello scaricare una bella app, chiamata RECFishing, tramite la quale, secondo quanto previsto, tutti noi, dal 10 gennaio 2026, obbligatoriamente, dovremo giornalmente dichiarare le nostre catture ( peraltro riferite anche ad alcuni pesci che da noi non si pescano) anche in caso di rilascio adeguandoci a nuove taglie minime e, soprattutto, adottando nuove zavorre ecocompatibili.
Peccato che ben presto, se continua così, nelle nostre acque ci sarà ben poco da pescare.
E la nuova app ho paura che rimarrà un foglio bianco.




















