Editoriale

L’ Editoriale di Novembre 2025

Anche questo mese è stato il web a darmi lo spunto per condividere qualche considerazione con chi, tra i nostri lettori ha la bontà ma soprattutto la pazienza di leggermi.

A dire il vero e ad essere precisi il “trigger point” sono stati due post letti su Facebook uno di Gionata Paolicchi ed uno, video, di Roberto Ripamonti.

Per chi non li conoscesse basti sapere che oltre ad essere personaggi nati e cresciuti nel mondo della pesca e della divulgazione, sono, al momento attuale, forse le uniche due “teste” attive e senzienti di questo settore.

Giornalista, videomaker, pescatore e divulgatore Gionata, pescatore e divulgatore Roberto, il cui nome è legato a doppio filo al mondo del surfcasting, della pesca a mosca e del carpfishing, tutte tecniche dei quali è uno dei massimi esperti.

Fatte le debite presentazioni andiamo ai fatti.

Tutto nasce da un post di Paolicchi  (https://www.facebook.com/photo?fbid=10238503339154764&set=a.1932657888661)

aperto da una orribile foto raffigurante un considerevole quantitativo di trote, frutto di una pescata al laghetto, malamente buttate per terra, che, nell’intenzione dello sconosciuto autore, avrebbe dovuto rappresentare la testimonianza della sua bravura o della pescosità del laghetto.

Una pubblicità a dir poco sciagurata che genera indignazione piuttosto che ammirazione già tra i pescatori più equilibrati ma figuriamoci tra coloro che hanno una sensibilità animalista e che già non vedono di buon occhio la pesca.

A questo post fa eco quello video di Ripamonti che apre con una inequivocabile affermazione: “così ci facciamo male!” ed il cui contenuto ovviamente batte non solo sull’aspetto etico di questo tipo di catture ma sul danno irreversibile che questo tipo di modo di pensare e di atteggiamento reca alla pesca ricreativa.

Consiglio a tutti di andarsi a vedere il video a questo link : https://www.youtube.com/watch?v=c6FDzRrfQnc)

E adesso tocca a me aggiungere le mie considerazioni.

Ferma la condivisone totale dei concetti espressi da Roberto, io non posso che amplificare ancora di più le mie preoccupazioni ed anche la mia profonda indignazione per questa mentalità diffusa in moltissimi pescatori che non posseggono alcun senso etico.

Foto con montagne di pesci sbattuti sui paioli, sulla sabbia o peggio ancora nei lavandini,  sono all’ordine del giorno anche e soprattutto tra i pescatori di mare, in cui si mescolano prove palesi di over fishing e mancanza totale di rispetto per il pescato.

Atteggiamenti che, mi duole dirlo,  troppo spesso riconosciamo anche tra rappresentanti del mondo della pesca che gestiscono charter o che promuovono brand.

Qui non si tratta di animalismo o buonismo, ma  si tratta di etica che è un concetto che va ben oltre anche i titoli di studio ma fa parte dei valori umani e personali.

E questo aspetto nella pesca, che al contrario nella caccia invece è molto sentito, sembra proprio improbabile che possa cambiare.

Perché catturare tanto e maltrattare il pesce, come un nemico vinto (ma non si fa neanche coi nemici) sembrerebbe per molti un machismo che ne afferma attributi e capacità.

Niente di più stupido e volgare.

Ma aspettarsi che ciò cambi ho idea che sia una vana speranza e solo regole serie e ben applicate potrebbero cambiare il trend.

Perché uno dei rischi concreti è che queste pessime immagini generino poi contromisure draconiane, promosse dalle aree della politica animalista, dalle quali pesca e pescatori non potranno che soffrirne.

Senza contare che anche la pesca professionale sfrutta queste situazioni per incalzare il mondo ricreativo.

Ma una tirata di orecchie va anche a tutti i nomi noti, passati e presenti di questo mondo, che hanno sempre dimenticato di insegnare il rispetto e l’equilibrio nel pescare.

Perché la pesca e soprattutto pescare, magari tanto, non ha mai fatto di un pescatore un uomo migliore.