Una corretta azione di pesca
Di Umberto Simonelli
La barca è la vera protagonista quando si traina con le esche vive alla ricerca di ricciole e dentici. Ma oltre a porre attenzione ad un corretto allestimento, che rende l’azione di pesca sicuramente più fluida e comoda, è la sua condotta che decide sulla incisività della pescata. Facciamo, insieme, un’analisi dettagliata di come impostare una corretta azione di pesca.
Postazione di pesca
Prima di entrare nel vivo delle considerazioni spendiamo qualche parole riguardo l’allestimento. Non ci sono regole assolute, ma la nostra barca sarà la “postazione di pesca” e dovrà essere studiata e organizzata per consentire azioni fluide senza sprechi di energie. Ovviamente non ci riferiamo a grandi imbarcazioni dalle vocazioni oceaniche, ma alla barca media quella che sarà compresa nel segmento compreso tra i 5 e gli 8 metri.

La barca, nella traina col vivo, è lo strumento di pesca più importante e un buon allestimento è tutto
Limite oltre il quale la gestione diventa molto più complessa e impone sempre un equipaggio organizzato. Parliamo di barche dove spesso angler e skipper sono la stessa persona, che dovrà controllare canne e rotta. Quindi porta canne comodi e a portata di mano saranno indispensabili, così come strumentazioni soprattutto ben visibili di cui dovremo conoscere a mena dito il settaggio. Insomma dovremo poter riuscire ad avere il controllo totale della situazione, perché il coordinamento è tutto.
Velocità sotto controllo
Si sa, ed è uno dei crucci maggiori, che la velocità di traina quando si pesca con il vivo deve essere non solo ridotta , ma soprattutto controllabile. Non vi è ombra di dubbio che l’uso di un ausiliario sia la soluzione più adeguata, nelle imbarcazioni medio piccole, così come il trolling valve per gli scafi in linea d’asse. Soluzioni che debbono fare i conti anche col portafoglio e che, per chi non se le può permettere, possono essere ovviate con ancore flottanti o marchingegni vari come il trolling plate.

Il trolling plate è un’ottima soluzione per ottenere velocità adatte alla traina con il vivo
Ma a parte le soluzioni tecniche è bene realizzare ogni soluzione trovando i giusti compromessi e la perfetta padronanza; il che equivale a dire che ogni situazione va provata e fatta propria. Si puo’ pescare male con il più sofisticato trolling, e si può pescare bene anche con due secchi o un’ancora galleggiante legati fuori bordo.

Il controllo della velocità è un altro aspetto imprescindibile per questa tecnica; è necessario riuscire a procedere anche sotto il nodo e fino a 2,5 nodi, riuscendo a contrastare deriva e scarroccio
Direzione e non solo
Quando si calano le esche, l’obbiettivo è quello di farle passare nelle zone calde del fondale , ovvero nei punti dove è possibile che, per conformazione specifica delle rocce o della natura del letto marino, sia più alta la possibilità di presenza dei predatori. I pesci che attaccano prevalentemente sul fondo, come dentici, cernie e orate ( si avete capito bene anche le orate sono prede da traina) hanno bisogno che le esche vi nuotino il più vicino possibile, richiedendo passate millimetriche. Ma anche i pelagici, che cacciano più in altro tracciano rotte intimamente legate alla natura del fondo e alle correnti che , per salti batimetrici e natura del fondo, cambiano in punti e modi specifici.

Una cosa importante da calcolare è il momento in cui le nostre esche passeranno sui “punti caldi” ; una valutazione da fare tenendo conto di velocità, distanza percorsa e lunghezza delle lenze, che ci permetterà, con un po’ di pratica, di essere particolarmente incisivi
Poiché l’attività trofica dei pesci è legata anche alle correnti non è raro che alcuni punti siano più proficui rispetto ad altri perché proprio li le condizioni sono migliori che altrove. Ed allora starà a noi condurre la barca in modo tale da avere il controllo totale delle esche che dovranno passare proprio nei punti caldi. Leggere la corrente, valutare lo scarroccio e la profondità a cui navigano gli inganni ci farà modificare l’approccio di guida. Non ci sono regole definite per stabilire cosa fare, ma sarà la considerazione di tutti gli elementi in gioco che ci guiderà nello sperimentare questa sorta di tiro al bersaglio.
Approccio al fondo
La esatta condotta di pesca, non potrà mai essere il portare a zonzo, nel blu un’esca, perché sarebbe una soluzione che concederebbe successo solo ai più fortunati … Le passate invece dovranno essere una sapiente gestione del gps e dello scandaglio, tenendo ben presente alcune cose. La direzione con cui affronteremo i punti segnati sul gps potrà dare al fondo una connotazione totalmente diversa da come li ricordiamo, pur transitando centimetricamente sul nostro obbiettivo e un cattivo settaggio dello scandaglio potrebbe evidenziare pesce o salti batimetrici irrilevanti o esattamente il contrario. Quindi, quando si guida, attenzione a non perdere, ed è il caso di dirlo, la bussola perché le passate, in genere funzionano in un sol verso.
Esche in trazione

Calare l’esca in mare è un’operazione delicata e va effettuata sempre con la barca in movimento in maniera da stendere correttamente la lenza
La gestione dell’esca è determinante. Va assicurata sempre una corretta e costante trazione , affinché passi dove vogliamo noi, limitando più possibile scarrocci indesiderati e variazioni di quota. Questo vuol dire anche saper sormontare la corrente o la deriva del vento per azzeccare il punto. Ma il controllo della velocità è importante anche nel momento della cala per stendere bene la lenza e nelle curve. Quando la barca vira le esche tendono ad affondare perché la loro velocità diminuisce, questo fa si che si possano arroccare o allargare a seconda della corrente. Al momento che rientreranno in tiro la loro velocità aumenterà di nuovo e potrà anche stimolare le aggressioni. Ma se il fondale è particolarmente accidentato ad inizio virata, è bene incrementare il gas per mantenere la velocità degli inganni e la loro quota per poi ritornare al valore standard, conclusa la virata.

Un’altra attenzione nella conduzione della barca è quella di evitare le oscillazioni esagerate della canna; il movimento si trasmette al terminale generando vibrazioni innaturali che i pesci avvertono
Più esche in pesca
Quando si pesca con più canne affondate col piombo guardiano è bene usare piombature diverse per far si che le lenze si stendano in modo diverso tra loro. Quando sarà necessario virare, intanto la virata dovrà essere ampia ma più veloce controllando cosa succede alle lenze e soprattutto all’incidenza della madre rispetto alla superficie oltre che lo sbandieramento che ne consegue ; ma sarà altrettanto importante virare dal lato dove la piombatura è più pesante, recuperando qualche giro di manovella sul quella più leggera.

Una bella cattura non è quasi mai un fatto casuale, ma la conclusione di una azione di pesca corretta
Traina e non scarroccio
Quando non si controlla la velocità o diventa difficile per le condizioni meteo, ricordiamo che la barca tende a posizionarsi con le murate parallele all’onda, le lenze invece andranno verso il cavo d’onda molto incidenti . In questa situazione non si è più in pesca e , a patto di rimare sul fondo , uno strike diventa più un fatto casuale che cercato.




















