Traina col Vivo

Gira ! che in curva mangiano !

di Umberto Simonelli

Sarà capitato a molti che dopo un’inversione di rotta, soprattutto se con un angolo pronunciato, ci si sia ritrovati con il pesce in canna quasi senza accorgercene o, nei casi meno fortunati, con l’esca dilaniata e oramai inservibile.

Ebbene nasce così la convinzione di molti che il cambio di traiettoria induca i predatori ad attaccare l’esca.

In parte è così, ma in realtà la verità “vera” è un’altra, fatto che ci porterà a fare delle considerazioni più approfondite su queste situazioni, ragionando così anche su quanto la conduzione della barca può essere determinante nel portare a segno l’azione di pesca.

 

Sfruttando consapevolmente il rallentamento dell’esca e la successiva accelerazione si possono risolvere situazioni di stasi difficili da sbloccare

 

La magia della curva

A meno che non si peschi su fondali omogenei con passate lunghe e lineari, seguire delle passate articolate che seguono l’andamento del fondale è una prassi molto comune in traina.

Questo fa si che il cambiamento di direzione, malgrado non faccia diminuire di molto la velocità dello scafo, fa diminuire notevolmente quella della lenza e soprattutto della zavorra che, mancando il contrasto dell’attrito, va rapidamente sul fondo.

 

Anche con esche guizzanti come i pesci lo stop&go può avere successo

 

Accade così che il complesso pescante si adagia e poi riparte, appena tutto rientra in trazione, con un’accelerazione istantanea, dando l’effetto all’esca come se scappasse.

Siccome i predatori molto più spesso di quello che si crede seguono le esche, osservandole nell’incertezza di aggredirle, il fatto che questa schizzi via sotto il loro muso ne scatena l’aggressività e lo strike ne è la conseguenza.

 

Il comportamento dei predatori nell’ingaggio dell’esca a volte è davvero complesso .. la seguono, la smusano, la controllano e poi sembrano disinteressarsene: poi un guizzo, un movimento e l’attacco si scatena

 

Quando la variazione di rotta si protrae a lungo e la permanenza dell’esca ferma sul fondo aumenta è possibile che venga aggredita da predatori senza che l’amo si infigga o peggio si trasformi in un facile banchetto per i pesci disturbatori.

Variazione di velocità

Le variazioni di velocità possono essere quindi un’ottima modalità per dare maggior vitalità ad un’esca il cui moto lineare privo dell’andatura naturale con piccole fughe rischia di essere poco attrattivo, soprattutto usando cefalopodi anche morti.

Il rallentamento della velocità standard genera variazioni di quota verso il fondo, mentre le accelerazioni spostano l’esca verso l’alto.

E’ ovvio che sono operazioni da fare in modo controllato per evitare che l’esca caramboli via, si incapretti o l’innesco si rovini.

 

Questo dentice ha attaccato la seppia esattamente nel momento della sua ripartenza, con una violenza inaudita che ci fa immaginare una reazione alla possibilità di perdere l’opportunità di un bel boccone

 

Variazioni di fondo

Accelerare o decelerare un po’, può aiutarci a superare le brusche variazioni del fondo aiutandoci a seguirne puntualmente il profilo; cosa che può essere molto fruttuosa.

Questa manovra però prevede la perfetta consapevolezza di quanta lenza si ha in acqua oltre alla percezione di dove si trovino esca e zavorra.

Infatti il rovescio della medaglia è l’incaglio che non sempre è risolvibile.

L’operazione di seguire bene l’andamento della linea del fondo stimola l’attenzione dei pesci.

Anche l’urto del guardiano sul fondo ed il suono che produce possono essere un valido richiamo.