Traina di Superficie

Cinque domande per la traina costiera

di Umberto Simonelli

La traina costiera, specialmente in questo periodo dell’anno e fino a dicembre è una tecnica molto praticata, anzi si potrebbe dire praticata da tutti, perché in effetti è molto divertente e nei momenti buoni è facile fare carniere con grande soddisfazione a tavola.

Ma non sempre è festa e il più delle volte ogni cattura è a dir poco sudata.

Sorgono così scontati fiumi di domande che tutti ci poniamo o che i meno esperti pongono ai più navigati

Ne abbiamo scelte cinque, a nostro avviso quelle con le risposte più utili.

E allora cominciamo …

 

Qual è l’artificiale che pesca di più?

Una domanda a prima vista, talmente banale, da essere molto insidiosa.

Lo abbiamo detto una montagna di volte: non esiste l’artificiale filosofale, quello che non sbaglia mai, quello più costoso di tutti che non perdona.

Esistono artificiali buoni, in grado di “nuotare” bene, che non si rovinano, che hanno livree molto accattivanti.

Ma rimane un fatto incontrovertibile, che l’artificiale che pesca di più è quello che sta più in acqua.

Uno per tutti il “testa rossa”, ad esempio, privo di qualsiasi caratteristica imitativa, riprodotto da tutti i costruttori, è un mattatore indiscusso, perché, in realtà, è il più usato.

 

Come scegliere gli artificiali?

Altra domanda molto ricorrente a cui rispondere è molto complicato e, non essendoci certezze assolute, si corre il rischio di incorrere in qualche scivolone se si è categorici.

Gli artificiali da trainare sono tantissimi per tipo e livrea. Ci sono quelli di superficie ovvero tutti quelli che per loro natura navigheranno sul pelo dell’acqua o immediatamente sotto simulando un pesce che nuota veloce e che, se produce bolle e schiuma, è in fuga.

Ci sono pesci che sembrano più veri di quelli vivi, piume, e forme di fantasia.

Diciamo che la regola che paga di più prima ancora della tipologia o della colorazione dell’esca è la dimensione.

Inutile pensare che un’esca grande solleciti maggiormente l’appetito di un pesce.

I pesci si concentrano su quel che c’è da mangiare in quel momento in quelle zone e che hanno percepito grazie ai loro sensi che sono in grado di distinguere gli odori e i sapori delle deiezioni delle loro prede, in maniera tanto maggiore, quanto maggiore sarà l’eccitazione delle prede stesse.

Può succedere quindi che un grande pesce ignori una buona esca e aggredisca quella più piccola che per nuoto, colore e dimensioni è più simile al foraggio presente.

Quindi può essere una strategia determinante vedere un pesce catturato su che esca ha attaccato e cosa può aver mangiato.

 

E i colori?

Altro argomento ultra dibattuto al quale, secondo la nostra esperienza, non c’è una risposta definitiva.

Ci sono svariate teorie e a volte contraddittorie tra loro.

Sicuramente un pesce con la livrea imitativa delle potenziali prede in zona o di prede potenzialmente presenti nel periodo può essere un buon inizio.

Sebbene poi esistano colorazioni e forme diametralmente opposte ad un concetto imitativo che hanno un “ratio” di abboccate importanti.

 

Certamente lo scopo maggiore è quello di essere visibile quanto più possibile ai predatori che attaccano generalmente da sotto e dalla direzione in cui  sono meno visibili alle prede.

Questo fatto fa si che un’esca funzioni bene al mattino e perda la sua efficacia quando il sole sale o che funzioni meglio in una direzione rispetto al sole piuttosto che la contraria.

I pesci non hanno l’iride e questo li rende sensibili all’incidenza dei raggi del sole, così come le cose cambiano quando il cielo è velato o nuvoloso.

Tanto per farsi un’idea del concetto, se guardiamo un pesciolino ha il ventre chiaro e il dorso scuro.

Ebbene madre natura ha creato così sorta di mimetismo: guardando dal basso verso l’alto il pesce si confonderà con il chiarore della superficie e guardando dall’alto la groppa scura si uniforma al colore del fondale.

E queste logiche dovranno aiutarci nella scelta di un artificiale.

 

Perché da un lato della barca si pesca di più?

Capita quasi sempre che con due artificiali uguali, alla stessa distanza dalla barca uno peschi più dell’altro o addirittura peschi sempre e solo uno.

Ebbene ci sono molte ragioni.

La prima e la più logica è che uno dei due artificiali nuoti meglio dell’altro perché la scia in cui naviga lo influenzi diversamente da quella in cui naviga l’altro.

E’ possibile anche che il vento influenzi il nuoto o che le condizioni di luce siano diverse.

Magari recuperando un po’ di lenza o mollandola si può provare a trovare una posizione più efficace.

 

Come collegare gli artificiali alla lenza madre?

Se parliamo di minnow le soluzioni che adottiamo usualmente possono essere due.

Soprattutto se il pesciolino è un pins, piccolino, è preferibile legarlo con un nodo rapala ad uno spezzone di nylon sottile che poi termina con un’asola da connettere al moschettone della lenza madre.

Questa soluzione non pregiudica il nuoto dell’artificiale che proprio per le sue piccole dimensioni può soffrire dell’attrito del filo o dello sbilanciamento creato anche di un piccolo snap.

Gli artificiali più grandi possono essere legati con una snap direttamente al terminale.

 

In alcuni casi si può effettuare la stessa connessione usata per i pins ma con un filo di dimensioni maggiori.

Gli artificiali di superficie in genere vengono montati già su uno spezzone di filo che finisce con un’asola per essere connesso alla lenza con un moschettone.

Il consiglio generale è di calibrare sempre il diametro del filo, perché sezioni importanti ne possono influenzare il movimento e soprattutto, quando usiamo dei minnows, è importante usare un buon moschettone od un’asola di connessione  per non pregiudicarne il nuoto.