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    Il mio nome è Daisy Chain …

    di Umberto Simonelli

    La traina di superficie, come abbiamo detto più volte, è una disciplina che, contrariamente a  quel che si possa pensare, nella sua apparente semplicità nasconde aspetti tecnici tutt’altro che elementari.

    Non basta attaccare un artificiale al filo e tirarlo in acqua per avere successo; o meglio sebbene a volte i pesci abbocchino da soli è sbagliato pensare che sia sempre festa.

    Siccome il concetto, almeno per noi, è sempre lo stesso, perché non ci accontentiamo di tanti pesci quando capita ma l’obbiettivo invece è di avere un ratio di catture costanti, è importante sempre approfondire.

    Questo non dissuada chi è alle prime armi, anzi sicuramente affrontare la pesca con questo approccio si rivelerà molto più appagante.

    Sia chiaro che, e lo ripetiamo sempre, non ci sono metodi infallibili, ma ci sono metodi per perfezionare l’approccio e soprattutto c’è la sperimentazione..

    L’inganno

    Pescare con gli artificiali è la vera arte dell’inganno e dovremo curare tutto fin nei minimi particolari per rendere sempre credibili le nostre esche.

    Il che significa metterle in pesca consapevolmente, ovvero usare quelle più adeguate al momento, per colore, tipologia, tipo di nuoto e chi più ne ha più ne metta.

     

    Quando i pesci sono in frenesia la loro cattura è sempre più semplice, ma è quando le mangianze si spengono che il gioco si fa duro …

     

    Nei momenti di grande frenesia alimentare dei pelagici, come durante la fine dell’estate e l’inizio autunno, che debbono saziare la loro fame, per crescere il più velocemente possibile per non essere predati, fare carniere è tutt’altro che difficile.

    Lo diventa invece quando le mangianze finiscono e i pesci si spostano velocemente e sembrano non essere più interessate ai nostri inganni.

    Soluzioni attrattive

    Ci sono metodi per dare un qualcosa in più alle esche che adoperiamo; gli attrattori come si chiamano in gergo, che prendono le mosse dai più blasonati teaser dell’altura.

    Ebbene il gioco è quello di replicare il famoso piatto ricco… ovvero una piccola rumorosa e evidente mangianza piena di frenesia.

    Quindi ecco gli areoplanini, di cui abbiamo già parlato in un articolo o le filose alle quali ne abbiamo dedicato un altro.

    Questa volta torneremo su un tipo diverso di filosa che abbiamo sperimentato essere molto valida perché ideale per alcuni tipi di assetto.

    Il mio nome è Daisy Chain

     

     

    Sicuramente è un nome buffo, che tradotto letteralmente in italiano significherebbe ghirlanda di margherite o catena di margerite.

    In realtà è un termine che individua tanti attrezzi in uso nei settori più disparati, dall’arrampicata all’informatica.

    Nel nostro caso si tratta semplicemente di una serie di squid vinilici montati in linea sulla stessa lenza, armati o meno di ami.

     

     

    A differenza delle filose classiche in cui abbiamo dei braccioli con il polipetto con un amo, questa geometria diventa molto più filante ed ha il vantaggio di offrire meno attrito.

    Questa soluzione interferisce meno con l’assetto dell’esca portando minori turbamenti al nuoto e all’assetto.

    Nelle varie prove e sperimentazioni,al di la dei colori e delle dimensioni, la cui scelta lascia spazio alla fantasia, abbiamo pensato di realizzarne due tipologie.

     

     

    Una armata con ami aberdeen ed una priva ma piombata in testa.

    L’effetto in acqua è eccellente e la serie piombata si è rivelata ideale nell’uso con minnow affondanti alla ricerca di tunnidi.

    Infatti il basso attrito e la piombatura penalizzano molto meno l’effetto affondante del pesciolino che, soprattutto se di piccole dimensioni, può risentirne.

     

     

    Sebbene si parli di particolari, questo assetto si è dimostrato efficace quando si tratta di far navigare l’inganno nella scia del motore a ridosso della poppa.

    La sequenza armata è polivalente  e funziona bene a seguito dell’aeroplanino e con  un’esca di superficie.

    Oltretutto una soluzione di medie dimensioni è ben tollerata anche dagli affondatori idrodinamici, perché esercitano poca trazione e non tendono a farli aggallare.

     

     

    La costruzione

    Dire che c’è “il modo” sarebbe presuntuoso.

    Ognuno può adoperare soluzioni e dimensioni autonome.

    In quelli fotografati la piombatura è stata realizzata con pallini spaccati da 2 gr che così hanno bloccato anche lo squid sul filo.

    Ma nessuno vieta di usare piombi a sfera forati di misure diverse bloccati con perline,  sleeves o semplici nodi.

    Per la versione armata ci sono soluzioni multiple; quella che si è dimostrata più veloce ed efficace è stato l’uso di girelle e di piccoli split ring per applicare l’amo.

     

     

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