• I Piu' Visti

    L’editoriale di Novembre

    Dopo un mese di assenza eccoci qui per discutere di un nuovo argomento.

    O meglio per discutere di un argomento già trattato in passato, ma questa volta per parlarne alla luce di notizie recenti.

    L’argomento è quanto sia tenuta in considerazione il sistema pesca sportiva – ricreativa dalla politica italiana.

    Cambiano i governi ma Cenerentola rimane sempre Cenerentola e sembra che sia destinata a rimanerlo ancora per molto.

    In realtà l’indotto della pesca ricreativa e sportiva è un volume di affari che la politica ignora con inspiegabile determinazione.

    Sono anni che denuncio questa situazione che oggi trova la sua giusta conferma in un importante documento dello stato.

    Ogni tre anni il Consiglio dei Ministri emana un importante documento, pubblicato dalla Gazzetta Ufficiale, che si chiama “Il Piano del Mare”.

    Un “documento programmatico”, come si dice in gergo, che esamina dettagliatamente, argomento per argomento, la tutela e la valorizzazione delle risorse, ma soprattutto la valorizzazione economica di tutte quelle attività che si possono svolgere nel mare ed intorno al mare.

    Dal turismo alla nautica, dalla pesca professionale ai servizi portuali, dall’archeologia subacquea alle risorse demaniali e chi più ne ha più ne metta.

    Allo studio di questi piani triennali presiede un organo governativo specificatamente designato, il   Comitato interministeriale per le politiche del mare, il cui acronimo è CIPOM

    Addirittura alcuni argomenti trattati, nelle 236 pagine hanno carattere di urgenza.

    Insomma un coacervo di punti che non lascia indietro nessun ambito inerente il mare, neanche la pesca sportiva/ricreativa, alla quale dedica “NIENTEPOPO’DIMENO” che otto righe e mezzo.

    Righe in cui si ricorda il valore culturale della pesca amatoriale e la necessità di essere integrata nell’economia della pesca con l’augurio, così, di chiudere definitivamente l’annosa rivalità con la pesca professionale.

    Quando a dire il vero è il mondo professionale a vederci, inspiegabilmente, come rivali e non il contrario.

    Per chi vuole documentarsi può scaricare il documento a questo link:

    https://www.globalfishing.it/wp-content/uploads/2023/11/Piano-del-mare-1.pdf

    e troverà il punto dedicato alla pesca ricretiva/sportiva alla fine del paragrafo 2.6.1

    Mi viene da pensare che per circa 2 milioni di persone che pescano in Italia, in considerazione del volume economico diretto ed indiretto che muove la nostra categoria, otto righe e mezzo , la proposta di integrazione e di far pace con i prof, siano un progetto striminzito, proprio a volergli fare un complimento.

    E’ davvero un mistero, perché in un paese che lotta con un’economia che gira sempre a tre cilindri, non si debba attuare un piano strutturato che valorizzi  la pesca ricreativa e sportiva.

    Con oltre 8000 km di coste (per non contare le acque interne) la pesca amatoriale potrebbe generare un PIL davvero importante, ben superiore a quello della pesca industriale.

    Cosa che al contrario già succede nei paesi civili …

     

     

     

     

     

     

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