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Seppie dalla barca: tecnica, astuzie e consigli di pesca

seppie in vasca

Seppie dalla barca

Di Umberto Simonelli

Sepia officinalis è il nome scientifico, così come la catalogò il naturalista svedese Linnaeus, nel 1700, di quella che tutti noi chiamiamo Seppia. Uno dei cefalopodi più apprezzato a tavola ma anche tra i più divertenti da pescare. Parleremo di come insidiare questo forte predatore dalla barca: una tecnica piuttosto semplice, che si avvale di artificiali intuitivi da adoperare, ma che conserva pur sempre qualche piccola astuzia per una riuscita che faccia la differenza.

Analizzeremo, qui di seguito, tutti gli aspetti di questa pesca, soprattutto per i lettori meno esperti che vogliono confrontarsi con uno dei molluschi più combattivi ed aggressivi.

Un cefalopode particolare

Le seppie si accostano in basso fondo quando sono in fase riproduttiva. Lì, oltre a deporre le uova, trovano un fertile terreno di caccia che consente loro di rifocillarsi dopo le fatiche dell’accoppiamento e riprendere così il mare, per raggiungere profondità maggiori, a volte anche molto elevate. Il ciclo biologico dei cefalopodi non è molto lungo e la vita media non supera i tre anni, il che offre ad ogni esemplare poche opportunità di riprodursi. Per questo motivo, una delle raccomandazioni è quella di evitare il prelievo di animali allo stato giovanile e di limitare quello degli animali di taglia intermedia. Quelli più grandi sono presumibilmente a fine vita e, salvo eccezioni, difficilmente supereranno la stagione, perché spesso lo sforzo riproduttivo le priva di ogni forza.

seppia appena pescata

E’ bene rilasciare gli esemplari allo stato giovanile

La seppia appartiene alla famiglia dei molluschi; alla famiglia dei molluschi appartengono gli animali provvisti di conchiglia, e la nostra seppia non è da meno. Infatti il famoso ”osso di seppia”, che troviamo all’interno, non è altro che la conchiglia evoluta. Oltre a servire come scheletro, ha il compito importantissimo di funzionare come vescica natatoria, per regolare l’assetto idrostatico, né più e né meno come fosse un sommergibile. La seppia è un nuotatore molto veloce, un vero scattista  capace  di prodigiosi spostamenti, come fosse un missile, di parecchi metri, tanto per difendersi, quanto e soprattutto per aggredire le sue prede. Da terribile predatore quale è si nutre di gamberi, pesci, granchi e quanto di vivo trova sul fondo con una rapidità impensabile. E nel periodo dell’accoppiamento la sua aggressività è maggiore

Le seppie sono predatori molto voraci ed aggressivi, ecco un video subacqueo in cui è possibile vedere le modalità di attacco del cefalopode

Dove trovarla

Le seppie colonizzano ogni zona costiera, sebbene con densità diversa in funzione della presenza delle loro prede abituali. E, se sono presenti, le zone sono frequentate da molti pescatori, per cui non è difficile individuare gli spot. Ma se si vogliono ottenere risultati, nella pesca come in altre discipline, è bene uscire dalla logica del “così fan tutti” e guadagnare la propria autonomia e le proprie competenze. Diciamo che i fondali sabbiosi, anche con presenza di limo o quelli misti, con ampi spazi di pulito, sono l’habitat ideale: un pascolo in cui possiamo di sicuro intercettare le seppie in caccia, che si muoveranno a gruppetti della stessa taglia; mentre quelle più grandi saranno defilate. C’è, come al solito, un però che può fare la differenza…Infatti le ondulazioni del fondo, le depressioni, come le dune, i canaloni o la presenza di posidonia rada, possono essere areali molto produttivi. Anche la presenza di vita è importante; un posto dove è maggiore la presenza di pesce foraggio è sicuramente un ottimo punto. Quindi, una buona valutazione dei fondali è indispensabile come lo è il non fermarsi alla prima posta produttiva, ma avere il coraggio di mappare la zona senza insistere sempre negli stessi punti.

gamberone per seppie

Il gradimento di modelli e colori da parte dei nostri cefalopodi dipende da molteplici fattori

Come attrezzarci

Anche questa pesca è fatta con una canna, un mulinello con del filo e con esche artificiali. Esistono canne specifiche, ma per chi è alle prime esperienze il divertimento è garantito anche con una piccola canna da spinning 10/40 gr, lunga un paio di metri, con un mulo da 2000 a 3000 con del multi da 10 lb e un terminale in nylon lungo circa  3 metri, dello 0,28-0,30 provvisto di un moschettone di buona qualità.  I fili sottili migliorano l’affondamento, limitando la necessità di zavorrare il complesso pescante a tutto vantaggio di un artificiale libero di lavorare in modo naturale. E la differenza si vede. Gli artificiali sono la nota dolente, per la nostra tasca, di tutta la faccenda. Sebbene peschino tutti, anche quelli economici, la differenza c’è e si vede. Colori, materiali e assetto sono una prerogativa indispensabile; il fatto di usare un artificiale dello stesso colore ma di fattura diversa non sempre porta agli stessi risultati. Il tessuto del rivestimento e il bilanciamento fanno la differenza. Perché le seppie sondano al tatto quel che hanno aggredito e  l’epilogo dell’attacco può venir meno se sono diffidenti. Anche la qualità della corona di aghi è una caratteristica da non trascurare, perché i prodotti economici si spuntano e si arrugginiscono. Quindi dovremmo rassegnarci a equipaggiarci di un bel pò artificiali.

 I colori

artificiali per seppie

Più colori e modelli si hanno e maggiori sono le opportunità

I colori sono tutto e, malgrado quel che si dica rispetto all’incapacità delle creature marine a percepirli, per la nostra esperienza, fanno la differenza e come … Durante una sessione di pesca è facilmente percepibile che, a parità di modello, peso e piombatura, uno cattura più di un altro. E’ facile riscontrare che una livrea in particolare “tira” più di un’altra, non solo per una preferenza legata al carattere volubile della seppia, ma per cambiamenti legati anche alla luce, al fondale e alla temperatura, oltre che alla profondità. Le marche più blasonate offrono mediamente colorazioni tutte catturanti. Sicuramente, oltre ai colori naturali, imitativi dei pesci, pagano molto l’arancio in tutte le sue declinazioni, il viola chiaro, i colori chiari e quelli molto scuri. La presenza delle sfere all’interno del body dell’esca, per l’effetto “rattle”, funziona sul serio, ma non è sempre determinante.

La piombatura

La bavetta in piombo, presente sotto il corpo dell’artificiale serve per affondare e, soprattutto, per dare un equilibrio statico al gamberone. Per raggiungere le profondità operative, verosimilmente comprese tra i 3 mt e i 20, è necessario aggiungere una zavorra. Esistono due modalità che abbiamo ampiamente sperimentato; la prima classica è quella di una piombatura scorrevole, derivata, applicata lungo il terminale in nylon. In sostanza si applica un piombo a scorrere che si fermi a battuta su uno stopper o su una girella ad una certa distanza dall’esca. Questa distanza è variabile a seconda della velocità di scarroccio e della profondità. Maggiore saranno scarroccio e profondità e maggiore il peso del piombo e minore la distanza. Questo per far lavorare l’esca il più possibile radente il fondo. La seconda soluzione è quella di applicare la zavorra sul moschettone che connette l’artificiale. Si ottengono così due diverse funzionalità e due bilanciamenti che determinano andamenti differenti sul fondo: soluzioni a volte equivalenti e a volte enormemente diverse per resa. Pescando in scarroccio, la prima soluzione fa pescare l’esca come se questa camminasse naturalmente sul fondo, perché la tiene radente; la seconda può essere animata, conferendo all’inganno un andamento a dente di sega, che si ottiene imprimendo alla canna un movimento di recupero, tirandola a sé e lasciandola poi adagiare di nuovo sul fondo. In quest’ultima situazione gli attacchi avvengono quando l’esca si ferma. Alternative da sperimentare a seconda di corrente e profondità.

gamberonipiombo scorrevole

La piombatura in testa al gambero a sinistra, a destra la piombatura derivata

L’azione di pesca

Una volta individuato il posto buono si inizierà a pescare , disponendo la barca per l’andamento in scarroccio. In basso fondo si pescherà con pochi grammi anche se ci si muove in modo apprezzabile; zavorrare troppo significa perdere in sensibilità, e troppo poco non far lavorare correttamente l’esca. Bisogna far stare sempre il gamberone a contatto con il fondo, non a picco sotto la barca ma più a lungo, favorendo un movimento morbido e dando maggior garanzia di sensibilità al complesso pescante. Animeremo le esche con movimenti ampi e con rapidi recuperi di mulinello per poi lasciar scendere di nuovo sul fondo l’inganno. Molto frequentemente l’attacco sarà sferrato  quando l’esca si ferma e ce ne renderemo conto da un forte appesantimento e dalla potente reazione della seppia. Il recupero dovrà essere costante e “sollecito” fino al guadino, ma senza esagerare in velocità. Perdere qualche seppia fa parte del gioco; però dopo ogni attacco è basilare verificare che la corona di aghi sia pulita. Se rimangono tracce l’artificiale non pescherà più.

Michele Prezioso

Il recupero deve essere continuo, senza interruzioni, a velocità costante 

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