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Una di noi: Luciana Gerardi, tra le quote rosa della pesca italiana

luciana gerardi

Eccoci di nuovo con una protagonista di eccellenza della pesca ricreativa: traina d’altura, traina con il vivo, pesca dalla barca in genere e, come se non bastasse, anche pesca subacquea.. Una vera Wonder Woman del mare, soprattutto in considerazione del fatto che la vita di una donna è sempre densa di impegni che fin troppo spesso sottraggono tempo a quello personale.

Stiamo parlando di Luciana Gerardi, personaggio conosciuto nel mondo alieutico, che ci racconterà la pesca e il mare visti dagli occhi di una donna che, come lei, ha questa passione nel sangue.

Dimenticavamo di dirvi che Luciana è anche una Recordman ….oops Recordwoman IGFA!

Ciao Luciana, grazie da parte di tutti i lettori, per il tempo che ci dedicherai in questa breve intervista. Una veneta doc che vive in Sardegna con una sfrenata passione per la pesca, una storia intrigante (alieuticamente parlando) che ci dovrai raccontare …

D: Luciana quando hai scoperto la passione per la pesca in mare? Cosa è stato che ha fatto scatenare questa grande passione?

R: Forse vi farà sorridere, ma vi confesso che, fin da piccola, in spiaggia, mi sono sempre annoiata tanto, per cui ogni giorno mi inventavo qualcosa da fare, per passare la giornata fino all’ora del bagno, che allora era scandito da rigidissime regole.

Per cui passai da grandi opere in sabbia, alla raccolta e scrupolosa classificazione di conchiglie, alla raccolta dei vetri consumati dal mare fino al giorno che scoprii un signore che pescava dagli scogli, fu lui a mettermi per primo una canna in mano, ed il mio primo pesciolino fu una conquista così grande che mise in moto quella che è oggi la mia grande passione

D: Cosa vuol dire pescare un pesce, quale sono le sensazioni che vivi quando il cicalino del mulinello inizia a cantare?

R: Pescare un pesce, soprattutto oggi che il mare è purtroppo meno generoso di una volta, è il frutto di tanta pazienza e tanta determinazione.

E’ un po’ una parafrasi della vita: non mollare mai davanti alle sconfitte che sono inevitabili e analizzarne le cause. Quando poi il pesce è in canna è solo felicità. Oggi abbiamo tanta tecnologia dalla nostra parte che ci dice se e dove ci sono i pesci, per cui se non abboccano un giorno ci può stare ma, se la cosa si ripete spesso, allora sarà il caso di porsi delle domande.

Ho sempre pensato che la pesca è meravigliosa perché ti pone a confronto con un altro essere vivente che ha delle sensazioni che possono prevalere sulla fame, un avversario che conosce il pericolo ed ha una memoria …molta memoria. Oggi abbiamo un’altra freccia al nostro arco che sono le telecamere che ci permettono di vedere cosa vedono loro e come lavorano le nostre esche, trovo che sia un grande passo avanti per capire cosa succede là sotto.

Poi, quando parte il cicalino, è la conferma che hai fatto tutto bene ma logicamente viene dopo l’adrenalina del momento.

D:Non possiamo non domandarti di raccontarci i tuoi record e le emozioni che ti hanno regalato.

R:Essendo iscritta all’IGFA da svariati anni avevo notato quante donne straniere, e prevalentemente americane, riuscivano a portare in patria un World Record, ed allora, perché non tentare di portarne uno anche in Italia?

Ho analizzato su quali pesci potevamo competere e visto l’avvicinarsi dell’autunno ho scelto il dentice. Infatti da noi in Sardegna ce ne sono e di taglia notevole, cosa che rendeva possibile l’impresa; l’importante è preparare secondo regola tutta l’attrezzatura perché l’IGFA è veramente seria e non ammette errori.

Il primo dentice da Record è arrivato nel novembre 2013 sulla 20lb con un peso di 9,53kg. La soddisfazione è stata ovviamente immensa, soprattutto perché era tutto Made in Italy, canna compresa. Successivamente, vedendo un titolo femminile vacante sulla 30 lb perché non provarci ancora?

Ci sono voluti tre anni ma la determinazione mi ha ripagato e, nel 2016, ci siamo portati in Italia anche il secondo record con un altro dentice che ha fermato l’ago della bilancia a ben 11.1 kg ; ed anche questa volta è sempre stata una canna italiana a non tradire.

D: In un mondo quasi totalmente declinato al maschile come è la vita di una pescatrice? Gli uomini hanno paura che venga ridimensionata la loro immagine un po’ machista di duri e come si comportano con il gentil sesso quando ci si confronta ad armi pari con una canna in mano?

R: Posso dire con certezza che il rapporto con altri pescatori uomini è assolutamente paritetico.

Ho un bellissimo rapporto con i miei “colleghi”, anzi, posso dire che ho imparato tantissimo da molti di loro ed oggi ci scambiamo da pari a pari pareri e consigli.

Dagli uomini e, soprattutto, da bravissimi pescatori posso dire di aver ricevuto molto, in termini di stima, rispetto ed amicizia.

D: Luciana dicci la verità… a pesca chi è veramente il “sesso forte”?…. In barca quando sei in pesca chi comanda?

R: Il più delle volte l’equipaggio è composto da me e da mio marito  e ti garantisco che noi siamo collaborativi in ogni situazione, dalla vita alla pesca. E questo è il segreto della nostra forza, il genere non c’entra, ognuno ha dei ruoli ben precisi ma, se c’è la necessità, si possono invertire in qualsiasi momento.

D: Quale sono le tecniche di pesca che privilegi?

R: Chi già mi conosce, sa che amo la pesca d’altura ma, soprattutto, mi entusiasma il suo aspetto tecnico, dove ogni canna ha il suo ruolo per formare un assetto che sia allettante per i pesci e dove ogni artificiale che metto in pesca è frutto di una scelta  delle mie “sensazioni” alieutiche del momento.

Ma è il suono del mulinello che mi regala un’emozione senza eguali e che, nella pesca off shore, ha caratteristiche diverse e irripetibili rispetto a qualsiasi altra tecnica.

Quando finisce la stagione dell’altura mi piace la traina con il vivo, mentre amo meno le tecniche da fermo; insomma sono una specie di moto perpetuo alla continua ricerca di emozioni.

D: Ora una domanda seria. Come vedi la pesca ricreativa oggi? Cosa pensi che dovrebbe cambiare?

R: A volte penso che vorrei cambiare la testa di molti di noi pescatori. Dovremmo ricordarci sempre che la pesca è leggerezza, è divertimento e condivisone di momenti insieme e di esperienze. 

Un modo per stare con gli amici, per confrontarci sì con i pesci, ma soprattutto per passare qualche ora in mare godendoci la bellezza e le sorprese che il blu ci può riservare, altrimenti che pesca ricreativa sarebbe?  

Non è che più foto si postano sui social e più si è bravi ! Conosco eccellenti pescatori che non sanno nemmeno cosa sia  Facebook o Instagram.

Insomma divertiamoci rispettando in primo luogo le regole della coscienza poi, soprattutto, quelle del mare, che mi accorgo essere, sempre di più, in agonia. Impariamo anche a limitarci, portando a casa solo quello che riusciamo a mangiare.

Non cerchiamo di svuotare il mare a tutti i costi, perché il danno avrà bisogno di troppo tempo per essere sanato. Rilasciamo i piccoli pesci e diamo loro l’opportunità di crescere e riprodursi.

Non aggraviamo una situazione già sofferente per le troppe reti, gli strascichi, i prelievi indiscriminati, le plastiche e tutte le”schifezze” che vengono quotidianamente buttate in mare, come fosse un’immensa pattumiera. Insegnamo ai giovani, che si avvicinano a questa bellissima pasione, che non c’è un domani senza un oggi responsabile.

D: Qual è il tuo consiglio ai pescatori di oggi?

R: Il mio consiglio è di diventare tutti un po’ più umili e consapevoli, cerchiamo di essere  giudici di noi stessi e ricordiamoci che la pesca non è competizione e non è mostrare i muscoli :  nessuno deve dimostrare nulla a nessuno.  

Solo così potremo evitare che un giorno, le canne da pesca non servano più e ci si debba accontentare di due belle racchette da Ping-pong!

Grazie Luciana, anche da parte dei lettori, per la simpatica chiacchierata. Ci salutiamo qui con un arrivederci a presto sulle pagine di GlobalFishing … Buon mare !

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