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Calamari Time … la traina.

di Michele Prezioso

 

Parafrasando la pubblicità di un famoso biscotto, possiamo dire che in inverno finalmente “è sempre l’ora dei calamari”..

Dal crepuscolo al successivo sorgere del sole i calamari entrano in attività e si spostano dalle profondità maggiori per andare nel sotto costa per predare la minutaglia, i piccoli pesci, che stazionano nel basso fondo o negli strati superficiali.

In questo articolo racconteremo, partendo da zero, la tecnica di base per la traina ai calamari, proprio per chi è alle primissime armi e vuole avventurarsi nel mondo notturno dei signori della notte.

La traina è una tecnica molto redditizia perché, sondando molto mare a varie profondità è possibile imbattersi più facilmente nei gruppi di calamari in caccia.

 

L’autore con un bell’esemplare prima di procedere all’innesco

 

Sicuramente di notte, trainare è un po’ complicato, soprattutto se si è alle prime armi, ma basta organizzarsi e prenderci un po’ la mano e con un po’ di sessioni si prenderà confidenza a muoversi nell’oscurità.

Come organizzarsi

In primo luogo dovremo poter contare su una barca capace di procedere a bassa velocità tra i due ed i tre nodi, ovviamente dotata de fanali regolamentari per la navigazione notturna, perché la sicurezza è fondamentale.

Poi servirà uno scandaglio di media qualità che legga bene il fondo e un buon cartografico che sarà determinante.

 

Eccoli .. che entrano in attività al calare del sole !

 

Infatti se si è alle prime armi e non si conosce il tratto di costa in cui si pesca, sarà necessario applicare qualche piccola strategia preventiva.

Sonderemo le zone di pesca segnando i punti interessanti che come al solito saranno i salti di profondità e le zone di fondo misto, dai 20,25 metri a salire.

Sarà bene, soprattutto alle prime uscite, creare dei marker e una rotta da seguire quando ancora c’è luce in abbondanza per verificare che non ci siano reti, pedagni o comunque elementi potenzialmente pericolosi, difficili da evitare al buio.

 E’ tutta una questione di luce

Molti credono che la luce attiri i calamari.

E’ falso .. la luce attrae il pesce foraggio e quest’ultimo attrae i cefalopodi.

Motivo per cui anche l’illuminazione delle strutture costiere gioca un ruolo fondamentale nella ricerca dei gommosi …

Con l’aumentare delle tenebre i calamari si avvicinano a terra o risalgono in quota ed è ovvio che lo loro presenza è sempre in prossimità delle loro prede che sono attratte dai riflessi luminosi

Ma anche l’illuminazione lunare ha una sua reale importanza e contribuisce di molto alla loro presenza.

Ma l’argomento è complesso e gli dedicheremo, in modo mirato, un articolo di approfondimento

 

Calamari time!

 

Cosa ci serve

Per iniziare pescheremo con due sole canne alla volta e andranno benissimo due cannine da spinning da 240 cm 15/40 gr, armate con muli 4000 e multifibra da 15 lb o comunque di sezione ridotta.

La canna da spinning è ottima grazie al fatto di segnalare la cattura anche di esemplari più piccoli con una evidente flessione ed uno starlight applicato sul cimino facilita l’azione

 

Il punto clou di questa pesca sono gli artificiali.

La loro qualità di assetto e nuoto fa veramente la differenza, soprattutto quando i calamari non sono molti e non sono in frenesia.

Quando l’attività è forte, fare carniere non è complicato perchè i calamari non vanno per il sottile, ma quando subentrano i momenti di stasi o la presenza di prede è minore gli artificiali sono determinanti.

La discriminante per scegliere un buon minnow è purtroppo il prezzo e la marca, salvo trovare esche che funzionano sul serio anche tra quelle più economiche.

Poi ci serviranno dei piccoli piombi, ideali quelli a pera con anello, che serviranno per affondare le lenze; approvvigioneremo 50, 70 , 10, 150 e 200 gr.

 

Oltre alle colorazioni, il cui gradimento è un argomento molto ampio, il nuoto è un aspetto determinante sul serio; e in questo la qualità del minnow è decisiva

 

Terminali

Per le prime sessioni di pesca sarà bene attenersi a terminali di facile gestione evitando quelli con più artificiali che sono di difficili da maneggiare di notte e in caso di pesca in acque poco profonde sono soggetti ad incagli, che il più delle vote sono rovinosi, con la perdita di tutto il trenino e la sofferenza del portafoglio.

 

Quindi ci atterremo agli schemi riportati di seguito, con due o meglio un solo minnow che affonderemo con l’aiuto di un piombo montato tipo guardiano.

 

 

Lunghezze e dimensioni sono riportate nelle immagini.

L’azione di pesca

Perdere un po’ di tempo su fondali liberi da incaglio e verificare gli affondamenti è determinante, perché tentare alla ceca, soprattutto se il fondale è basso e molto articolato significa, in virata soprattutto, rischiare seriamente l’incaglio.

Quindi una volta in zona inizieremo a calare le due canne, una la terremo più in superficie ed una più a fondo, regolandoci sul fatto che al tramonto i calamari saranno più a fondo e meno a notte fatta.

Quindi ragionevolmente inizieremo affondando circa a metà o poco più, della profondità del fondale, con il sistema pescante più profondo e a due o tre metri dalla superficie con quello più a galla.

Le virate si faranno sempre dalla parte corrispondente alla zavorra maggiore.

 

Questo bell’esemplare è stato catturato esattamente tra quelli presenti nell’ecogramma precedente

 

Saranno le catture a farci individuare il trend della serata e di conseguenza ci adegueremo con zavorre e profondità diverse.

L’attacco del calamaro è deciso e violento e la canna lo segnalerà con una piega molto evidente.

Il recupero sarà di mulinello, omogeneo e costante e il guadino metterà il punto alla cattura.

 

Nel prossimo articolo approfondiremo la tecnica con altre importanti astuzie.

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