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    Dentici …. pesci o cefalopodi ?

    di Umberto Simonelli

    Torniamo a parlare di esche, di strike e, ovviamente di dentici, condividendo alcune osservazioni  sulla loro funzionalità, con particolare attenzione ai pesci.

    Perchè  nessuna opportunità deve essere trascurata.

    La premessa

    La traina con il vivo grazie ad una costante diffusione di informazioni, esperienze, racconti e di una comunicazione social sempre più serrata, sembra non avere più segreti.

    In realtà non è proprio così, perché la confusione è tanta e soprattutto si perde di vista quello che dovrebbe essere l’aspetto principale dell’andare a pesca, che non è solo il prelievo, bensì la tecnica.

    Perché solo la tecnica e la consapevolezza saranno in grado di fare di ognuno di noi un pescatore “efficace”, ovvero capace di massimizzare il rendimento di ogni sessione.

    E’ vero che se i pesci non ci sono o non sono in attività predatoria i risultati difficilmente arrivano, ma è vero anche che se esiste, seppur modesta, una finestra di possibilità se non si ottimizza la sessione, la perdita “del treno” diventa una certezza.

    I cefalopodi

    In questo articolo faremo il punto sulle differenze che corrono tra pescare usando come esca i cefalopodi piuttosto che i pesci.

    Quasi tutti gli appassionati sono convinti, e spesso anche a ragione, che i cefalopodi, soprattutto quando si tratta di dentici non abbiano rivali.

    Diciamo in primo luogo che al di la della “bontà” dell’esca, che di per se è molto apprezzata dai pesci per le evidenti qualità nutritive, i cefalopodi sono un’esca di gestione decisamente più semplice rispetto a qualsiasi pesce.

     

     

    Le seppie, ad esempio, che rappresentano l’esca più comune, facili da reperire, sono facili da mantenere vive e  sono veramente esche plug&play, ed anche morte mantengono la loro efficacia

    Anche i calamari, se non fosse per l’oggettiva difficoltà di reperibilità e di mantenimento che li rendono un’esca più complicata, sono semplici da innescare e mettere in pesca.

    Oltretutto c’è da ricordare che quando si è convinti di avere l’esca vincente, la determinazione aumenta e le possibilità di cattura anche.

    Non c’è un nesso oggettivo tra le due cose, ma ognuno di voi avrà riscontrato che spesso questa cosa capita.

    I pesci

    I pesci di fatto sono, al contrario di quel che si pensi, la dieta abituale dei dentici … soprattutto il pesce foraggio che rappresenta proteina a buon mercato, facile da catturare.

    Perché per un dentice imbattersi in polpi, calamari, totani e seppie è più complesso che imbattersi in un branco fitto di menole, zerri o boghe e farne una scorpacciata.

    Purtroppo i pesci sono anche un argomento più complicato per noi, sia per la reperibilità che per il mantenimento oltre che per l’innesco.

     

    Questo bel dentice, appena in barca ha rigettato il precedente pasto : una piccola alice ! Prova del fatto che nella dieta di questi potenti predatori i pesci ne sono la base.

     

    Una questione di tecnica

    Come abbiamo detto i cefalopodi sembra siano nettamente più graditi ai dentici, rispetto ai pesci…. ma è proprio vero?

    Se si pescasse usando i pesci quanto lo si fa usando i cefalopodi, probabilmente i rapporti cambierebbero e ci accorgeremmo che la “forbice” non è così ampia.

    E soprattutto bisogna tenere in considerazione, e molti non ci pensano, che la gestione di un pesce in traina deve essere estremamente diversa; infatti se in natura una seppia è naturalmente vicino al fondo i pesci lo sono molto meno ed è altrettanto sbagliato pensare che i dentici mangino solo esche a terra.

    Quando i dentici sono in fase di predazione sferrano attacchi fulminei in quota, attaccando pesci solitari o facendo irruzione nel branco con un’aggressività inimmaginabile.

    Non è per niente raro che i dentici entrino in mangianza risalendo dal fondo, perchè quando c’è un piatto ricco ….

     

    Esche guizzanti e reattive sono molto convincenti per un predatore in frenesia alimentare

     

    Situazione che abbiamo potuto apprezzare sia durante delle immersioni che dall’esperienza di pesca.

    Quindi trainare a qualche metro dal fondo è l’assetto consigliato, quando l’esca è un pinnuto.

    Altra riflessione riguarda l’innesco e la libertà di nuoto che si deve lasciare all’esca.

    Senza estremizzare con la scelta di soluzioni mono-amo che sebbene possibili e di successo, implicherebbero un approccio diverso allo strike, il consiglio è quello di realizzare montature leggere che pesino il meno possibile, con ami molto affilati che penetrino senza ledere la vitalità dell’esca e soprattutto con filati morbidi.

    In genere adottiamo soluzioni senza doppiatura realizzate con il nylon che è molto più flessibile del consueto fluorcarbon, perchè è sempre opportuno lasciare al pesce la possibilità di reagire agli attacchi in modo il più possibile naturale.

     

     

    Le velocità

    Altro fattore importante  è la velocità.

    Il moto lentissimo che usiamo con i cefalopodi non è consigliato, o meglio la nostra esperienza ci insegna così, ed è bene procedere più spediti anche fino ad un nodo e mezzo, salvo non si stia usando una donzella, una perchia o comunque pesci che vivono attaccati al fondo inetti al nuoto veloce.

     In questi casi uno scarroccio o un moto lentissimo poco sopra il fondo sarà più congeniale  a questo tipo di esca.

    Non trascuriamo la corrente, che non piace agli sparidi, evitando di far procedere contro corrente, in modo spavaldo, pesci che non possono, per loro natura, contrastarla. 

     

     

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