• I Piu' Visti

    Editoriale di Luglio & Agosto

    Qualcuno, a ragione, penserà che per l’editoriale di luglio, forse siamo un po’ in ritardo …

    Ebbene, come dargli torto?

    Penso però che un’attenuante possa esserci… anzi due.

    In primo luogo non è davvero facile trovare argomenti, di pesca, di cui parlare con leggerezza in questo momento così caotico che caratterizza la nostra vita e poi questo editoriale vorrei che vi accompagnasse,  portandovi a  qualche riflessione, anche durante il mese di agosto.

    Ed entriamo quindi nel vivo della discussione parlando, neanche a farlo a posta di tonni.

    La stagione è iniziata ma pare che le aspettative siano rimaste sogni nel cassetto perché di catture non se ne sentono in giro in numero consono al momento.

    Abbiamo aspettato con pazienza che si concludesse il periodo della frega, fiduciosi che i rossi si facessero vedere … anzi sentire … facendo urlare le cicale dei nostri muli.

    Purtroppo, salvo qualche rara eccezione a macchia di leopardo, non ci sono, ancora, segnali che certifichino con certezza l’inizio della stagione…

    Sicuramente la protezione e la gestione controllata della specie tonno rosso ha generato un notevole effetto positivo con un aumento, peraltro rapido, dello stock.

    E allora a cosa attribuire quindi questa inaspettata latitanza, questa inspiegabile rarefazione della presenza?

    I tonni, come tutti i pesci, possono sembrare abitudinari e sembra che la loro vita possa essere scandita da appuntamenti sempre uguali.

    Tanto che li peschiamo anno dopo anno sempre negli stessi punti .

    In realtà non è così o meglio è così fin tanto che l’equilibrio generale rimane stabile o almeno entro certi limiti.

    E questo vale quindi anche per i tonni che non incrociano nelle nostre acque perché vengono in gita, bensì per riprodursi e per trovare successivamente il nutrimento che consenta alla specie di affrontare il periodo che li aspetta prima del nuovo ciclo riproduttivo.

    E questi movimenti sono regolati da “standard” legati alla presenza di foraggio che a sua volta è legato ad uno “standard” di presenza della catena alimentare che parte addirittura dal fitoplancton che è il punto zero dell’alimentazione in mare.

    Questo “standard” forse è compromesso, da una serie di concause, tra cui in primis la scarsa affluenza di acqua dolce in mare che diminuisce molto la presenza di fitoplancton, a cui, secondo gli addetti ai lavori, è legata la presenza dei grandi pelagici.

    Senza entrare in dettagli di biologia, difficili da comprendere anche per chi scrive, il quadro che emerge è serio.

    Le cause oltre che ambientali, sono anche, come al solito, umane … e nel caso dei tonni e dei grandi pelagici, la grande pressione della pesca industriale gioca un ruolo fondamentale.

    Apparentemente, sembrava che la storia dei tonni fosse stata sistemata e che la specie non corresse più pericoli seri.

    Ma viene il sospetto che più che per motivi di conservazione ed ambientali, tutta questa attenzione fosse anche a scopo economico.

    Il tonno, l’oro rosso, come molti lo chiamano in realtà muove un giro economico enorme, gestito, se si guarda bene, da un sistema operativo molto snello fatto di poche aziende e di pochi addetti, che in rapporto al fatturato sviluppato risulta imparagonabile ad altri sistemi produttivi.

    Ora il prelievo commerciale del tonno rosso è ripartito alla grande e quasi tutto il pescato, salvo rarissime eccezioni, prende la via del sol levante.

    I pesci, nella grande maggioranza, vengono pescati vivi, in Italia e Spagna, esportati generalmente a malta e ingrassati per poi essere rivenduti modulando l’offerta, per tenere alta richiesta e prezzo.

    Qui subentrano alcuni aspetti importanti su cui è bene riflettere.

    Certamente se i tonni vengono intercettati lungo le rotte migratorie difficilmente giungeranno nei siti riproduttivi come eravamo abituati a vedere.

    E alla lunga la riproduzione stessa ne risentirà, perchè se li prendiamo, prima di entrare “IN CAMERA DA LETTO” difficilmente vedremo le nuove generazioni

    Il danno generato dal prelievo intensivo e dalle seguenti strategie di ingrasso non si ferma però, alla sola cattura, ma anche al prelievo intensivo ed innaturale del cibo da dare ai tonni, costituito dal pesce azzurro: sgombri, aringhe, sarde etc.

    Per ingrassare di  1 kg, un tonno in cattività deve ingurgitare ben 20 kg di proteine e  se pensiamo che il potenziale di allevamento (dichiarato, escludendo la quota illegale che è certo che esista) delle strutture di Malta  è prossimo alle 13mila tonnellate è facile immaginare di che sconquasso biologico stiamo parlando.

    Ma non finisce qui, perché l’industria della pesca non smette di procurare guai.

    Il grande prelievo di pelagici, i predatori per dirla in breve, per un sofisticato meccanismo biologico, crea un grande squilibrio nel mare.

    Pare che proprio la diminuzione di questi pesci incrementi la proliferazione di alghe nocive che per complessi meccanismi di interazione mettono in crisi tutta la catena alimentare, compreso il fitoplancton che cattura anche la CO2 , restituendo ossigeno.

    Forse il “racconto”, non me ne vogliate, sarà pieno di imprecisioni ed inesattezze scientifiche, ma di certo rappresenta la gravità di quanto sta accadendo.

    Non solo “l’attività estrattiva” della pesca professionale pesa sullo stock ittico ma pesa sull’ambiente al pari di altre problematiche serie di cui al contrario si parla.

    Inspiegabilmente tutto il mondo ambientalista ignora totalmente questo gravissimo aspetto e  il disastroso dissesto che il mare e tutto il globo subiscono, per questi motivi.

    Il mare e i suoi abitanti sono i polmoni della terra e a loro dobbiamo la presenza dell’atmosfera in cui viviamo

    I danni alla pesca ricreativa e al suo indotto per una volta passano in secondo piano.

    L’amore per il mare no

    Buona estate

     

     

     

     

     

     

     

     

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