• I Piu' Visti

    L’editoriale di Settembre

    Come ogni anno, in questa stagione, proprio in conseguenza all’accostata di molte specie di pelagici o alla loro forte concentrazione in alcune zone di mare, si ripropone il problema delle cianciole e del loro prelievo di ingenti quantità di pesci.

    E allo stesso tempo si alza unanime il coro di sdegno della tribù dei pescatori ricreativi, giusta protesta per una pesca che è diventata assolutamente insostenibile.

    Figlia della pesca artigianale con le lampare la pesca a circuizione con le cianciole ha assunto potenzialità di prelievo veramente inimmaginabili, grazie a mezzi e tecnologie che non lasciano chances di salvezza alle prede.

    Una “volante” può chiudere in una sola cala tonnellate di pesce, quasi sempre sfruttando il momento della riproduzione, generando così un danno biologico fuori scala.

    Non c’è bisogno di un esperto  per asserire questo, perché la nostra esperienza di mare supportata da un po’ di buon senso, sono sufficienti a farci fare due conti senza sbagliare.

    Senza entrare in merito ai numeri che non farebbero altro che esacerbare gli animi, ci siamo accorti tutti che i danni di questa pesca sono evidenti e reali.

    Le palamite, ad esempio, sembrano scomparse, le ricciole sempre più rare e orate e dentici sono sotto pressione.

    Sappiamo tutti che è una pesca legale, perché regolata e normata, ma non ci spieghiamo come anche questa tecnica, non abbia un tetto di prelievo, ne ci spieghiamo come il mondo ambientalista non si sia preso mai carico di questo enorme problema.

    Se gli animalisti piangono e si schierano per i cinghiali che passeggiano indisturbati nelle nostre città non ci capacitiamo come nessuno abbia mai buttato un occhio a quel che succede sotto la superficie del mare.

    Ma neanche blasonate trasmissioni dalla forte inclinazione ambientalista e di cura del territorio, hanno mai toccato, neanche di striscio l’argomento.

    Questo fa pensare, ma soprattutto fa pensare male, perché non si tratta solo di avere la medesima pietas del mondo animale terrestre anche per quello marino, ma di sopravvivenza della specie e non solo ittica, ma anche umana.

    Qualcosa però e anche urgentemente bisognerebbe farla, visto che siamo nel pieno fervore di salvare la terra e per farlo sarebbe opportuno iniziare proprio dal mare.

    Ma facciamo conto che domani, l’ambientalista di turno si svegli e ponga mano all’argomento di questa pesca industriale così distruttiva …

    Inevitabilmente scruterebbe ed analizzerebbe anche il mondo della pesca ricreativa e immaginiamo, sempre per un caso, che inizi a vedere le foto dei carnieri postati sui social o, peggio ancora, quel video che ha girato sui social di quella battuta di pesca subacquea in una zona marina protetta sarda, conclusasi con la vendita del pescato ad un ristorante e la pubblicazione trionfante da parte degli stessi autori.

    Ogni commento sull’episodio è scontato e non è questo il punto della nostra conversazione, perché un fatto del genere è quasi onirico.. kafkiano o forse, senza scomodare autori degni di altri argomenti,  adeguato a chi è vissuto nel paese dei puffi … perché è inammissibile che chi pesca non abbia le dovute conoscenze e competenze.

    Torniamo al nostro sogno, anzi incubo, e immaginiamo lo scenario di quel che potrebbe accadere.

    Previsione A : Si arriva alla giusta conclusione che tutta la pesca debba essere ridimensionata e pertanto buona parte dei professionisti dovranno andare a casa, mentre la pesca ricreativa sarà sospesa o esageratamente ridimensionata.

    Previsione B: la pesca professionale, malgrado le problematiche ambientali sopravviverà con le solite scuse: fatturato, posti di lavoro .. tengo famiglia;  mentre la pesca ricreativa sarà sospesa o esageratamente ridimensionata..

    Sono sicuro che qualcuno che ha avuto il coraggio e la pazienza di leggere fino a qui si domanderà dove sia la morale.

    La morale è semplice e se volete anche  scontata.

    La morale  sta nel fatto che se non ci muoviamo ed in fretta saremo tutti fritti, in ogni caso e fin che siamo in tempo dovremmo dare alla nostra passione una dimensione nuova, più etica e sostenibile.

    E soprattutto non è che solamente non dovremo  mai farci sorprendere con  le mani nella marmellata, è che le mani, nella marmellata, non dovremo proprio mai mettercele.

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